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domenica 2 novembre 2014

Al diavolo, lo scrivo questo libro

Il laico, l'ateo Pertini è un uomo di fede che infonde fede.

Si può ricorrere alle sue parole nei momenti più duri. E se di una retorica ormai tanto lontana dal nostro sentire si può sorridere, la sostanza, quella, non è invecchiata di un giorno.

Ha l'odore del sangue che pulsa nelle vene, della speranza che non si rassegna.

Invita a immergervisi con assoluta devozione. Sa di corpi agili in movimento. E' una sostanza giovane.

Eravamo per quello, dopo tutto, alla manifestazione per l'anarchico Puig. Perché eravamo giovani.

L'arte più sublime è quella di invecchiare senza perdere quello spirito. Almeno un po' di quello spirito.

Al diavolo.

Lo scrivo questo libro.

(da Giancarlo De Cataldo, Il combattente. Come si diventa Pertini, Rizzoli)

mercoledì 6 novembre 2013

Cercare una persona tra le righe di un libro

Quando una persona cara ci dà un libro da leggere, la prima cosa che facciamo è cercarla fra le righe, cercare i suoi gusti, i motivi che l'hanno spinta a piazzarci quel libro in mano, i segni di una fraternità.

Poi il testo ci prende e dimentichiamo chi in esso ci ha immersi: tutta la forza di un'opera consiste proprio nel saper spazzare via anche questa contingenza!

Eppure, con il passare degli anni, accade che l'evocazione del testo faccia tornare alla mente il ricordo dell'altro: alcuni titoli sono allora di nuovo dei volti.

(Daniel Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli)

mercoledì 18 settembre 2013

Il dolce far nulla di Raymond Carver


Un attimo fa ho dato un'occhiata nella stanza
ed ecco quel che ho visto:
la mia sedia al suo posto, accanto alla finestra,
il libro appoggiato faccia in giù sul tavolo.
E sul davanzale, la sigaretta
lasciata accesa nel posacenere.
Lavativo!, mi urlava sempre dietro mio zio,
tanto tempo fa. Aveva proprio ragione.
Anche oggi, come ogni giorno,
ho messo da parte un po' di tempo
per fare un bel niente.

(Raymond Carver, Dolce far nulla)

giovedì 16 maggio 2013

In un supermercato, se mi lasciassero accanto al reparto dei libri

Ma io non ci posso credere, davvero non ci posso credere che stiamo facendo questo a noi stessi, alla nostra storia, a quello che siamo.

Ai miei genitori non so come spiegarlo che se proprio non posso fare nemmeno la maestra vorrei aprire una libreria, se non fosse che non ho i soldi per farlo e comunque dopo dieci minuti verrebbero a chiedermi il pizzo.

Però davvero, farei la commessa in una libreria.

Anche in un supermercato, se mi lasciassero accanto al reparto dei libri.

Mi immagino che andrei dalle donne che fanno la spesa, le avvicenerei raccontando loro una storia e saprei convincerle, alla fine, a comprare insieme ai saponi anche un libro.

Mi pare un sogno. Mi pare in questo momento, sul serio, la cosa più utile e giusta che potrei fare nella vita.

(da Concita De Gregorio, Io vi maledico, testimonianza di Anna, Einaudi editore)

venerdì 19 aprile 2013

Nella nube dei libri che ho trovato quel giorno

Così alienato e derubato ritorno anche dal lavoro, silenzioso e in profonda meditazione cammino per le vie, oltrepasso i tram e le auto e i passanti nella nube dei libri che ho trovato quel giorno e che porto a casa nella borsa, passo sognante col verde senza neppure accorgermene, non urto contro i lampioni né contro i passanti, soltanto cammino e puzzo di birra e di sporcizia, ma sorrido, perché in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualche cosa che ancora non so

Che straordinario personaggio, che è Hanta, il protagonista di Una solitudine troppo rumorosa del grande Bohumil Hrabal, lo scrittore che amava raccontare conversazioni bagnate di buona birra, cieli stellati su Praga, personaggi strampalati.

Hanta è una goccia nel mare della vita. Hanta è un operaio. Hanta vive mandando al macero la carta. Grazie alle sue mani e ai suoi muscoli fiumi di parole finiscono sotto la pressa e spariscono per sempre. Solo che di tanto in tanto la sua attenzione viene richiamata da un titolo, da una copertina, da una pagina aperta a caso. E quel libro si salva, quelle parole tornano con lui a casa, lo accompagnano nella notte.

E' un uomo solo, Hanta. E' un uomo che si fa accompagnare da una moltitudine di voci e di parole.

Credo che tutti noi che amiamo i libri siamo un po' come Hanta. Costretti a lasciare inghiottire dall'oblio molte parole. Ma ben disposti a salvarne qualcuna.

lunedì 11 marzo 2013

Quando Borges si ritrovò il suo primo libro

Il libro fu stampato in gran fretta in cinque giorni perché si rendeva necessario un nostro nuovo viaggio in Europa... fu pubblicato con grande disinvoltura.

Non c'era un indice e le pagine non erano numerate. Mia sorella fece una xilografia per la copertina, e ne feci stampare trecento copie. In quei giorni pubblicare un libro era un'avventura piuttosto privata.

Non mi venne neanche in mente di mandare delle copie alle librerie o ai critici. La maggior parte le regalai.

Ricordo uno dei miei metodi di distribuzione. Avendo notato che molti di quelli che andavano negli uffici di "Nosotros" (una delle più vecchie e più serie riviste letterarie dell'epoca) lasciavano i cappotti appesi agli attaccapanni dell'anticamera, portai cinquanta o cento copie ad Alfredo Bianchi, uno dei redattori.

Bianchi mi guardò stupefatto e disse: Non ti aspetterai mica che venda questi libri, vero? 

No, risposi, non sono pazzo fino a questo punto, pensavo di chiederti il favore di infilarne qualcuno nelle tasche di quei cappotti. Lui lo fece.

(Jorge Luis Borges, Abbozzo di autobiografia, a proposito della sua prima raccolta, Fervor de Buenos Aires, 1923)


lunedì 11 febbraio 2013

Quale futuro per il popolo dei poeti

Non c'è più posto, nell'Italia di oggi, per chi voglia scrivere versi? Davvero la poesia è migrata altrove?

Così si interrogò tempo fa un grande poeta come Valerio Magrelli. Per poi snocciolare alcune cifre che, nel bene e nel male, mi hanno decisamente impressionato.

E dunque, si calcola che circa un milione e mezzo di italiani avrebbe composto durante la sua vita almeno una raccolta di versi (tra di essi almeno un giovane su tre nell'età compresa tra i 15 e i 20 anni). Si stima anche che i "poeti praticanti" (non so bene, in effetti, cosa si intenda con questa espressione) siano tra i 15 e i 20 mila. Niente male, no?

E allora, la prima cosa che viene in mente è che è una gran bella cosa, questo esercizio diffuso della poesia. Forse siamo un popolo di poeti, e non solo di santi, eroi e navigatori....  Ma la seconda cosa è una domanda che mette il dito nella piaga: ma insomma, dove finisce questo bisogno di poesia?

Perché la realtà è anche questa: si scrive ma non si legge; le vendite dei libri di poesia restano irrisorie e magari limitate ai grandi che si studiano a scuola e a pochi altri; nella nostra cultura lascia più il segno un testo di una canzone (che può essere poesia, beninteso) che una grande raccolta di versi.

Ed è evidente che non è un problema di ora, che non è solo la concorrenza dei cantautori. Già Dino Campana, rinchiuso in manicomio, scriveva righe così:
 
La mia vita scorre monotona e tranquilla. Leggo qualche giornale. Non ho più voluto occuparmi di cose letterarie stante la nullità dei successi pratici ottenuti. Il mercato librario in Italia è assolutamente nullo per il mio genere

Forse in qualche misura il problema è connaturato alla stessa poesia. Magrelli stesso, per esempio, sottolinea una sorta di paradosso della poesia, che è capace di negarsi alla mercificazione quotidiana della parola, ma proprio per questo poi ha difficoltà a farsi acquistare:

Ma se la poesia rappresenta la negazione dell'oggetto di consumo, come ampliare il consumo di poesia? Come ampliare, cioé il consumo di negazione?

Qui il discorso si fa difficile, però mi sa che si può fare comunque di più, per dare luce e visibilità al "popolo dei poeti".

Oggi abbiamo anche una possibilità in più, la Rete, con il suo esercito di siti, blog, gruppi di discussione. Possiamo permetterci qualche goccia di ottimismo: ai tempi di Campana era perfino peggio.

venerdì 12 ottobre 2012

Sos da Francoforte, sono tempi grami

Che le cose andassero male si sapeva, però una cosa è dirsela così, un'altra è ragionare sulla cruda evidenza delle cifre. E dunque, brutte cifre arrivano dalla Buchmesse di Francoforte in relazione all'editoria italiana. Siamo al cortocircuito: mentre più titoli e più copie sono immesse sul mercato, sono sempre meno le persone che leggono, anche un solo libro all'anno.

E' quanto denuncia l'Associazione italiana editori, segnalando un crollo del fatturato dell'8,7%  nei primi mesi del 2012. E' la crisi economica che svuota le tasche e frena gli italiani - magari a questo punto anche i lettori forti? Sono scelte editoriali sballate, non ultime quelle legate a un'ipertrofia produttiva e a una corsa esaperata alla novità piuttosto che alla cura del catalogo?

O è la sola Italia dove da sempre si legge comunque poco? Fatto sta che in Italia coloro che nel 2011 hanno comprato (e si presume anche letto) almeno un libro sono stati il 45,3%. In Spagna, dove l'economia, si sa, non è che proceda a gonfie vele, sono stati il 61,4%. E non parliamo della Francia o della Germania.

E per dirla tutta, a proposito di chi decanta le meravigliose e progressive sorti dell'ebook: rappresenta sempre lo 0,38% del mercato complessivo. Povero libro, povera cultura, povera Italia.




venerdì 31 agosto 2012

Già nel 1953, le disgrazie del libro in Italia

Quando un italiano, spinto da una inconsueta e incoercibile voglia, desidera leggere un libro, ricorre a uno dei modi seguenti:

1. Lo chiede in omaggio, con un pretesto qualunque, all'editore.
2. Lo chiede in grazioso dono all'autore.
3. Cerca di farselo regalare da qualcuno che l'abbia ottenuto gratis dall'editore o dall'autore.
4. Lo chiede in prestito a un amico, col segreto proposito di non restituirlo mai più.
6. Lo cerca in una biblioteca circolante.
7. Lo ruba, se gli riesce, in casa d'un conoscente o nella bottega di un libraio.

Sol quando tutti questi modi falliscono o si dimostrano impraticabili e impossibili, sol quando ogni tentativo di ottenere il libro senza spendere un centesimo è frustrato, soltanto allora il nostro italiano, se il desiderio o la necessità l'assillano, prende uan decisione eroica e sceglie l'ultimo disperato mezzo: compra il libro con i suoi denari.

(Giovanni Papini, Le disgrazie del libro in Italia, 1953)
 

mercoledì 9 novembre 2011

Se il libro di sabbia è dentro la Rete



Con la mano sinistra sopra il frontespizio, cercai la prima pagina con il pollice quasi incollato all'indice. Tutto fu inutile: tra il frontespizio e la mano si interponevano sempre nuovi fogli.Era come se sorgessero dal libro.
"Adesso cerchi la fine"
Fallii di nuovo, riuscii appena a balbettare con una voce che non era la mia:
"Non è possibile"
Sempre sottovoce, il venditore di bibbie mi disse:

"Non è possibile, ma è. Il numero di pagine di questo libro è infinito. Nessuna è la prima, nessuna è l'ultima"

Vi ricordate il Libro di sabbia di Jorge Luis Borges? E' il racconto in cui chi narra acquista un libro senza principio né fine, nè centro nè ordine, un libro composto da un numero infinito di pagine numerate arbitrariamente.

Primo suggerimento: se non l'avete letto, leggetelo (Adelphi lo ha riproposto in una raccolta di racconti non troppi anni fa).

Secondo suggerimento: se pensate che tutto questo sia solo il frutto della fantasia - direi dei brividi metafisici - dello scrittore argentino, fermatevi un attimo. Il libro di sabbia è già qui, è fra di noi. E' nella rete, e nell'infinità di parole e pagine che possiamo raccogliere nel web, attraverso gli ereader.

Un universo da leggere dove non c'è né prima né ultima pagina e tanto meno ordine. Opportunità senza confini, ma sempre di più anche di smarrimento. Quella vertigine che dobbiamo provare quando siamo di fronte al troppo.

martedì 15 settembre 2009

Anche le nuvole hanno il loro peso

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Talvolta pensa anche, ma senza dirlo a nessuno, che il cervello degli uomini abbia la forma delle nuvole, e che dunque le nuvole sono come la sede del pensiero e del cielo; oppure che il cervello è nell'uomo la nuvola che lo unisce al cielo.

Forse potrebbe valere la pena di leggere La teoria delle nuvole anche solo per frasi come queste; ma questo libro è anche molto altro: un libro singolare, sbilenco, complesso nonostante la narrazione piana, compassata, sempre molto raccolta, di questa scrittrice francese.

Magari non è il capolavoro a cui qualcuno ha gridato. Però sarà difficile non portarsi con sè almeno uno di questi personaggi: lo stlista giapponese scampato a Hiroshima, la bibliotecaria solitaria di Parigi, il quacchero che per la prima volta studia le nuvole per quello che in effetti sono, il pittore che quadro dopo quadro finisce per svuotare le sue opere di qualsiasi oggetto che non siano le nuvole...

E' una storia che ci fa rimbalzare di secolo in secolo, di latitudine in latitudine, giocando tra finzione e ricostruzione storica, tra romanzo-romanzo e romanzo quasi saggio... fino a che, in dirittura di arrivo, quando tutto pare incanalato verso una conclusione prevedibile, le carte si scompaginano e le nuvole lasciano il posto a un'unica nuvola, la sola creata dall'uomo, la nuvola fungo dell'atomica...

Buono anche per saperne qualcosa di più sulle nuvole, che sono belle, sono anche utili, ma in genere consideriamo poco: poco più di una decorazione o un segno di qualcos'altro che ha a che vedere con la meteorologia, talvolta magari anche un presagio.

Mai che però si guardi alla nuvola per quello che è. Questo libro restituisce dignità alle nuvole.

E a proposito, sapevate che le nuvole hanno un peso? Un peso che fa impressione... Io non ci avevo mai pensato.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...