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sabato 16 novembre 2013

Auden: che cosa spera il canto?



Che cosa spera il canto? E le mani mosse
poco lontane dagli uccelli, i timidi, i gioiosi?
              Di essere attonito e felice,
              o, più di tutto, conoscere la vita?


Ma i belli si accontantano delle acute note dell'aria;
basta il calore; Oh, se l'inverno davvero
             s'ostina, s eil fievole fiocco di neve,
             che mai farà l'augurio, che cosa la danza? 

(W. H. Auden, Orfeo, da Un altro tempo, edizioni Adelphi)

lunedì 29 ottobre 2012

L'uomo che cammina per cercare suo figlio

C'è l'Uomo che cammina, padre di un giovane soldato morto da tempo, che una sera lascia la casa, la moglie, il brodo caldo sulla tavola, per andare "laggiù" a cercare suo figlio.

Comincia a camminare in una città mitologica e senza tempo e, di lì a poco, dietro a lui si forma una processione dolente di madri e padri che hanno perso i loro figli. Ognuno racconta la sua storia. Un compendio della cultura occidentale: la Bibbia, Erodoto, Antigone, Orfeo e Euridice, Amleto, il pifferaio magico. Dalla tragedia greca a La terra desolata.

Grossman fa l'ordinazione e poi abbassa la voce. Si comincia:

"Mia moglie sostiene che la poesia è più vicina al silenzio. Davanti a una tragedia non ci sono parole, non sappiamo dire altro che: non ho parole. Di solito quando scrivo non pianifico come sarà la forma, perché so che viene dal contenuto, ma stavolta è stato subito chiaro che la poesia è la lingua del mio dolore".

(dall'intervista di Paola Zanuttini a David Grossman, sul Venerdì di Repubblica, in occasione dell'uscita dell'ultimo libro, Caduto fuori dal mondo)

domenica 4 settembre 2011

Il canto di Orfeo e la bellezza di Auden

E' una parola gelida, complessa, profonda quella di W.H. Auden, uno dei grandi poeti del Novecento, anche se non sempre ha avuto l'attenzione che merita: sarà che ha pagato il distacco dai fatti del mondo e della politica in anni in cui ci non ci si poteva non schierare, sarà che i suoi versi, anche quando si mescolano al tempo degli uomini, sembrano appartenere a un'altra dimensione, sul ciglio dell'eternità.

La raccolta che ho letto in questi giorni si chiama, significativamente, Un altro tempo (Adelphi). E non sono sicuro di aver coltodavvero la grandezza di una poesia i cui versi assomigliano ai colpi di scalpello che lavorano un marmo rinascimentale. Però a questa grandezza mi piace inchinarmi. Magari accogliendo la bellezza che Auden offre col suo Orfeo.

Che cosa spera il canto? E le mani mosse
poco lontane dagli uccelli, i timidi, i gioiosi?
              Di essere attonito e felice,
              o, più di tutto, conoscere la vita?


Ma i belli si accontantano delle acute note dell'aria;
basta il calore; Oh, se l'inverno davvero
             s'ostina, s eil fievole fiocco di neve,
             che mai farà l'augurio, che cosa la danza?

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