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lunedì 10 marzo 2014

Quanti modi per misurare il mondo

Cosa vuol dire misurare il mondo? E con quali strumenti, con quali possibilità dell'ingegno? E perché poi faticare tanto, ovvero: quanto conta davvero l'amore per la conoscenza?

Siamo alla fine del diciottesimo secolo, l'epoca d'oro dell'illuminismo: non c'è cosa, sembra, che non possa essere illuminata dalla ragione, spiegata, condivisa. E' anche l'epoca d'oro della cultura tedesca. L'epoca di Carl Friedrich Gauss, il genio matematico che già da ragazzino affronta e risolve problemi di difficoltà inaudita. L'epoca di Alexander Von Humboldt, naturalista, geografo ed esploratore, uomo che ha bisogno di spazi, di orizzonti, di terre nuove da calpestare.

Due vite che più diverse non si potrebbero concepire. Daniel Kehlmann nel suo La misura del mondo le racconta entrambe, con eleganza, amore, ironia. Come sembrano distanti le storie del matematico e dell'esploratore. Eppure entrambi misurano il mondo a cui apparteniamo. Gauss e Von Humboldt, le rette parallele che alla fine si incontrano.



domenica 9 giugno 2013

Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
 Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
 Il ceramista che premedita un colore e una forma.
 Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
 Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
 Chi accarezza un animale addormentato.
 Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
 Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
 Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
 Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

(Jorge Luis Borges, I giusti)

mercoledì 1 maggio 2013

Con Karl Kraus, gli ultimi giorni dell'umanità

Pensare che di lui conoscevo soltanto Detti e contraddetti, con i suoi aforismi secchi come fucilate. Di ben altre fucilate si parla in questo libro gigantesco, torrenziale, smodato, evidentemente scritto di getto per non sottrarsi all'orrore della guerra, anzi, per gridarlo forte, per gridarlo fuori del coro.

Non è un certo un libro di cui è facile parlare, Gli ultimi giorni dell'umanità di Karl Kraus (Adelphi). Storia tragica che, appunto ha per protagonista l'umanità, chiamata a rispondere alle conseguenze del suo errore-orrore, quella Grande Guerra che prima di tutto è una guerra del mondo contro Dio.

Scritto in forma di dramma, tutto dialogo in una sequenza di atti e di scene, tutto questo sarebbe ovviamente irrapresentabile in qualsiasi teatro del nostro pianeta. Lo scrive nella sua premessa lo stesso Kraus:

I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi.

Però attenzione a cosa Kraus aggiunge al rigo dopo. La capacità di sopportazione mica ha che vedere con la lunghezza. Piuttosto il fatto è che questo dramma:

è sangue del loro sangue e sostanza della sostanza di quegli anni irreali, inconcepibili, irraggiungibili da qualsiasi vigile intelletto, inaccessibili a qualsiasi ricordo e conservati soltanto in un sogno cruento, di quegli anni in cui personaggi da operetta recitarono la tragedia dell'umanità.

E con ciò è servita anche la provocazione. L'intelligenza di Kraus, affilata come una lama, è già all'opera. A noi non resta che leggere.

martedì 2 aprile 2013

C'è una ragione perché sono tornato

C'è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. 

Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c'è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch'io possa dire «Ecco cos'ero prima di nascere». 

Non so se vengo dalla collina o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba, magari non veniva neanche dalla campagna, magari era la figlia dei padroni di un palazzo, oppure mi ci hanno portato in un cavagno da vendemmia due povere donne da Monticello, da Neive o perché no da Cravanzana. 

Chi può dire di che carne sono fatto? 

Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.

(Da Cesare Pavese, La luna e i falò, Einaudi)


domenica 17 febbraio 2013

Era là, la poesia che prese il posto di un monte

Era là, parola per parola,
La poesia che prese il posto di un monte.

Ne respirava l'ossigeno
Persino quando il libro stava voltato nella polvere del tavolo.

Gli ricordava come avesse avuto bisogno
Di un luogo da raggiungere nella direzione sua,

Come avesse ricomposto i pini,
Spostato le rocce e trovato un sentiero tra le nuvole,

Per arrivare al punto d'osservazione giusto,
Dove sarebbe stato completo di una completezza inspiegata:

La roccia esatta dove le sue inesattezze
Scoprissero infine la vista che erano andate guadagnando,

Dove potessero coricarsi e, fissando il mare in basso,
Riconoscere la sua casa unica e solitaria.

(Wallace Stevens, da Il mondo come meditazione, Guanda)

lunedì 28 gennaio 2013

La vendemmia alla vigilia della Grande Guerra

L'estate era più bella che mai, noi tutti guardavamo il mondo senza preoccupazione.

Ricordo che l'ultimo giorno, passando con un amico per i vigneti di Baden, sentii dire da un vecchio vignaiuolo:

"Un'estate come questa non l'abbiamo avuta da un pezzo. Se dura così, avremo un vino straordinario e la gente dovrà ricordarsi di quest'annata!".

(Stefan Zweig, Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo)

giovedì 17 gennaio 2013

Sorpresa, il grande Kapu era anche poeta

Lo conoscevo come un grandissimo reporter dal mondo, autore di alcuni dei libri di viaggio più belli pubblicati in questi anni. Non sapevo che fosse anche poeta, anche se in realtà avrei dovuto aspettarmelo: i suoi viaggi, i suoi reportage, non prescindono mai dallo sguardo, dal bagaglio - leggero o pesante che sia - delle emozioni: ingredienti imprescindibili per chi cucina poesia. Non lo sapevo, ripeto. Ma l'altro giorno mi sono imbattuto in questa poesia  di Ryszard Kapuscinski: bellissima. Non potrò che cercare le altre. 

IL POETA ARNOLD SLUCKI IN VIA NOWY SWIAT

Prima
di andarsene per sempre
a Gerusalemme
camminava per via Nowy Swiat
guardava senza vedere niente
un vecchio cappotto senza un bottone
la fronte sempre sudata

le tasche piene di poesie

le tirava fuori una dopo l’altra
davanti a un portone
me le metteva in mano
e me le faceva leggere

È buona?
Non è buona

Dispiaciuto
prendeva la successiva
la quinta la decima

Alla fine trasse di tasca una colomba
E questo cos’è? domandai


Non lo vedi?
La mia ultima poesia!
Non sai che un uccello è una poesia?
Poesia che vola?

mercoledì 2 gennaio 2013

Finché quella donna verserà latte dalla brocca

Finché quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.
(Wislawa Szymborska, Vermeer 2009)

mercoledì 11 luglio 2012

Il mondo via terra, mollando tutto


Eddy Cattaneo è uno che da bambino passava i pomeriggi a sfogliare un atlante dalla copertina blu e a colorare le bandiere, sognando chissà quali viaggi attraverso oceani e cime inviolate.

Eddy Cattaneo è uno che poi deve avere messo la testa a posto, si è laureato e ha trovato un buon lavoro, solo che non ha chiuso in un cassetto i suoi sogni di bambino, così come si fa con i quaderni delle elementari e le lettere delle fidanzatine.

A un certo punto ha mollato tutto ed è partito, perchè i suoi passi potessero dare sostanza al desiderio che sotto sotto (sotto sotto?) aveva sempre covato: fare il giro del mondo, prendendosi tutto il tempo necessario, senza dover andare dietro alle coincidenze degli aerei, anzi, senza mai prendere gli aerei, restando sempre con i piedi per terra, oppure sul ponte di una nave.

E così c'è stato prima il viaggio e poi questo libro, Mondo via terra (Feltrinelli), in cui il viaggio viene raccontato come lo potrebbe raccontare un amico, intelligente e disposto al sorriso.

Un amico che sei ben contento di ascoltare, senza mai interromperlo, fino alla fine. Nascondendo ben bene la peggiore delle invidie: quella di chi vorrebbe fare lo stesso, sapendo che tutto sommato si accontenterà di leggere qualche altro libro.

mercoledì 28 settembre 2011

Roberto Saviano e il racconto che trasforma il mondo

Il racconto non ha la capacità di modificare quel che è successo, può però trasformare ciò che verrà. E' questa la forza della narrazione: quando viene ascoltata, diviene parte di chi la sente propria e agirà quindi su ciò che non è ancora accaduto.


Ogni racconto ha questo margine di indeterminato, che risiede nella coscienza di chi ascolta.


Ascoltare un racconto e sentirlo proprio è come ricevere una formula per aggiustare il mondo. Spesso concepisco il racconto come un virologo un virus, perché anche un racconto può divenire una forma contagiosa che trasformando le persone trasforma il mondo


(Roberto Saviano, Vieni via con me, Feltrinelli)

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...