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martedì 2 aprile 2019

Con Argo, nel viaggio dentro al cuore

Arriva, irrimandabile, il viaggio che spinge gli uomini a salpare.

Così scriveva Apollonio Rodio, il poeta delle Argonautiche, raccontando di Argo, la prima nave costruita al mondo, di Giasone, il giovane che decise di salpare insieme ai suoi compagni, di Medea, che in un porto lontano attendeva che si sciogliesse il suo destino. Meraviglioso, certo. Ma cosa ci può raccontare oggi quella storia? Parla ancora alle nostre vite e ai nostri tempi?

Sì, parla ancora e dice molto. Meglio ancora se ad ascoltarla, a tenersela stretta, a riconsegnarcela è un talento straordinario come quello di Andrea Marcalongo, la stessa che con La lingua geniale è riuscita a parlare al cuore e all'intelligenza di molti ragionando - incredibile - di greco antico.

La misura eroica (Mondadori) è un libro intenso e poetico, in cui mi sono sentito come a casa, con la sensazione che casa, la mia casa, non siano solo queste pareti al cui interno sto scrivendo. Che siano piuttosto una nave pronta a sciogliere le vele e cercare nuove rotte. 

Quante cose che ci sono dentro: l'idea del viaggio che è metafora, limite, possibilità; la partenza e il ritorno, che è cosa assai più complicata - dimmi, una volta scampati ai pericoli, ci sarà per noi ritorno in Grecia?; il desiderio che è distanza e la nostalgia per i luoghi in cui non siamo mai stati; il ricordo quale arte dell'anima e l'ignoto che è volte è una terra, a volte è un cuore; l'amicizia che è uno dono e la solitudine che è una sfida; molte etimologie, che è come spremere il succo dell'uva, funziona così anche per le parole.

Soprattutto l'idea di un qualcosa che c'è davanti, che non è solo storia più volte raccontata. E' davanti, linea d'ombra, misura da stabilire, confine che attende la prua.

lunedì 28 agosto 2017

Quando il greco funziona come un tappeto volante

Se sarò stata in grado di guidarvi nel labirinto del greco con la mia fantasia, arriverete alla fine del cammino con nuovi modi per pensare il mondo e la vostra vita, in qualunque lingua la esprimiate a parole. 


Così dice Andrea Marcolongo nelle prime pagine di La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco (editori Laterza), quasi a volere mettere le mani avanti di fronte alla stranezza di un libro, frutto della sua stessa stranezza. Possibile amare una lingua morta come il greco? Possibile scriverci persino un libro per trasmettere questo amore?

Sì, è tutto molto strano, compreso il fatto che questo libro diventi un notevole caso editoriale, conquistando persino chi, dopo aver sudato le proverbiali sette camicie sui banchi del liceo, ha provveduto a immediata e completa rimozione del greco. E persino chi con il greco non ha mai avuto a che fare, almeno con consapevolezza. 

Strano, come strane spesso e volentieri sono le storie di amore. E si può amare anche una lingua impossibhile, si può amare soprattutto coloro che una lingua l'hanno parlata.Si può amare il mondo che quella lingua esprime, in questo caso quel mondo greco così distante e così vicino, così misterioso e così necessario.

No, questo non è un libro per addetti ai lavori, non è nè un manuale nè un saggio. E è una grammatica prima di tutto lo è delle emozioni. Anche se, a dire il vero, si imparano tante cose sorprendenti di una lingua che, solo per essere fatta così, esprimeva un'incredibile visione del mondo.

Così ho capito che c'era un senso, nella follia dei verbi greci, perché per il greco contava più il come che il quando. Ho capito che l'aoristo è bellissimo e ancora più bello è il duale, pensate, una lingua che ha un modo specifico per dire: noi due.  

E io, che ho ancora una vaga reminiscenza dei pomeriggi di primavera trascorsi a ingoiare a memoria i paradigmi - un'era geologica fa - più volte ho sollevato lo sguardo da queste pagine e mi sono domandato: perché non me l'hanno spiegato così, perché non me l'hanno nemmeno mai detto?

No, non è un libro per addetti ai lavori. Semmai, anche questo, è un libro di viaggio. Ti fa saltare su un tappeto volante e ti deposita nell'Atene di Socrate oppure in un'isoletta greca dove ti incanto sono spariti i cocktail bar e le moto d'acqua.

E' al greco che torniamo - diceva Virginia Woolf - quando siamo stanchi della vaghezza,della confusione e della nostra epoca.

Questo libro è un biglietto per il ritorno.

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