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sabato 4 gennaio 2014

Jonathan Franzen e i libri che si potrà ancora leggere

A Philadelphia cominciai a fare calcoli inutili, moltiplicando il numero di libri che avevo letto l'anno precedente per il numero di anni che potevo ancora ragionevolmente aspettarmi di vivere, e scorgendo nelle tre cifre del risultato non tanto un preannuncio di mortalità (anche se le notizie da quel fronte non mi tirarono su di morale), quanto una misura dell'incompatibilità  del lento lavoro della lettura con l'ipercinesi della vita moderna.

D'un tratto ebbi l'impressione che i miei amici che un tempo leggevano non si giustificassero neanche più per il fatto di avere smesso.

Una giovane conoscente che si era laureata in Letteratura inglese, quando le chiesi cosa stesse leggendo, rispose: "Vuoi dire lettura 'lineare'? Come quando leggi un libro dall'inizio alla fine?"

(Jonathan Franze, Come stare soli, Einaudi)

mercoledì 1 maggio 2013

Con Karl Kraus, gli ultimi giorni dell'umanità

Pensare che di lui conoscevo soltanto Detti e contraddetti, con i suoi aforismi secchi come fucilate. Di ben altre fucilate si parla in questo libro gigantesco, torrenziale, smodato, evidentemente scritto di getto per non sottrarsi all'orrore della guerra, anzi, per gridarlo forte, per gridarlo fuori del coro.

Non è un certo un libro di cui è facile parlare, Gli ultimi giorni dell'umanità di Karl Kraus (Adelphi). Storia tragica che, appunto ha per protagonista l'umanità, chiamata a rispondere alle conseguenze del suo errore-orrore, quella Grande Guerra che prima di tutto è una guerra del mondo contro Dio.

Scritto in forma di dramma, tutto dialogo in una sequenza di atti e di scene, tutto questo sarebbe ovviamente irrapresentabile in qualsiasi teatro del nostro pianeta. Lo scrive nella sua premessa lo stesso Kraus:

I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi.

Però attenzione a cosa Kraus aggiunge al rigo dopo. La capacità di sopportazione mica ha che vedere con la lunghezza. Piuttosto il fatto è che questo dramma:

è sangue del loro sangue e sostanza della sostanza di quegli anni irreali, inconcepibili, irraggiungibili da qualsiasi vigile intelletto, inaccessibili a qualsiasi ricordo e conservati soltanto in un sogno cruento, di quegli anni in cui personaggi da operetta recitarono la tragedia dell'umanità.

E con ciò è servita anche la provocazione. L'intelligenza di Kraus, affilata come una lama, è già all'opera. A noi non resta che leggere.

martedì 16 aprile 2013

I grandi alberghi che puntano sul caro vecchio libro

Faccio fatica a crederci, ma ho controllato, pare proprio sia così: negli Stati Uniti gli hotel puntano sui libri. Ripeto: sui libri, e non solo sulla carta dei vini, sulle piscine con acqua di mare, sui trattamenti di bellezza.

Ricavo questa notizia da un articolo di Massimo Gaggio sul supplemento settimanale del Corriere della Sera, nel quale si segnala che alcuni prestigiosi hotel - per dire dal Marriott di Philadelphia all'Hyatt di Chicago o all'Hilton di San Diego - hanno deciso di riservare spazi riservati alla lettura e magari di sistemare alcuni scaffali nella stessa hall.

Ma come: rispuntano così i cari vecchi libri, per di più in posti che si presume frequentati da gente ben attrezzata di tablet e altre diavolerie digitali? E proprio negli alberghi, quando magari la libreria appena svoltato l'angolo ha chiuso o sta per chiudere?

Eppure pare proprio sia così. La cosa è stata attentamente valutata dai grandi manager di queste catene alberghiere e, è chiaro, ha ben poco a che vedere con l'omaggio alla cultura: pare che in questo modo i clienti indugino di più in sale e corridoi dove altrimenti sarebbero solo di passaggio e così consumino qualcosa in più.

Motivazioni poco nobili, per una cosa buona o giusta. Va bene così, per i libri, va bene anche un hotel in cui difficilmente metterò piede.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...