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mercoledì 31 dicembre 2014

Tiziano, che ora voleva vivere una vita senza nome



Quando viene il mio turno al microfono, dico che è una sfida parlare di me, perché, compiendo 60 anni pochi mesi fa, ho deciso di non parlare più di me, di non ricorrere più al mio passato come a una moneta di scambio, come a una misura di grandezza e che, avendo speso una vita a farmi un nome, volevo ora viverne una senza nome.

Per cui quel che avevano davanti a sé era un a persona che cercava di non ripetersi, di non farsi bella di quel che era stata, ma una persona che cercava di essere nuova e che voleva essere conosciuta semplicemente come Anam.

(da Tiziano Terzani, Un'idea di destino. Diari di una vita straordinaria, Longanesi)

lunedì 29 dicembre 2014

Tiziano Terzani, a nudo nei suoi diari


Pensare che all'inizio mi rigiravo tra le mani qualche grandi di diffidenza: ancora un libro di Tiziano Terzani, a dieci anni dalla sua scomparsa? I diari, poi? Non sarà come voler dar fondo al pozzo?

Poi ho finito per acquistarlo, fosse solo per l'enorme gratitudine nei confronti di altri titoli. Ho finito di leggerlo e devo ricredermi: Un'idea di destino. Diari di una vita straordinaria (Longanesi) è un libro importante, direi un libro necessario per tutti coloro che nel tempo hanno incontrato Tiziano e che ora hanno occasione di ritrovarselo sul loro cammino: intendo il Tiziano autentico, non il Tiziano imbalsamato in un personaggio nel quale, con tutta probabilità, lui non si sarebbe mani riconosciuto.

Non so quale fosse la molla che lo portasse a consegnare se stesso alle pagine di un diario. Forse il bisogno di un dialogo con se stesso, non più appesantito e distorto da troppe altre voci. Ma insomma, qui dentro questo uomo c'è tutto, senza infingimenti, senza manipolazioni. C'è con le sue contraddizioni, le sue debolezze, le sue asprezze. C'è con le sue molte domande e con i tanti incontri che poi si sono riversati nei suoi libri. C'è con la sua malattia ma anche con la sua vita professionale, da cui credo si debba sempre partire.

Tiziano, per quanto mi riguarda, prima di tutto giornalista: ovvero uomo che per lavoro doveva interrogare il mondo e ascoltarne le risposte. E certo anche grande firma - e chi è giornalista sa quanto   si tiene alla firma - che alla fine ha rinunciato perfino al suo nome.

Ma questo è il mio Terzani, il Terzani che il mio sguardo ha trovato su queste pagine. Sono sicuro che altri troveranno il loro Terzani, su queste stesse pagine.









venerdì 24 febbraio 2012

Elizabeth non aveva paura degli specchi

Mi è sempre piaciuta la figura di Elizabeth Von Arnim, scrittrice che riuscì a vivere la sua vita in un'epoca in cui la donna avrebbe dovuto seppellirsi tra le mura di casa, magari concedersi solo qualche tè tra amiche, qualche pranzo in società con il marito.

Donna libera, indipendente, capace di vivere con ironia le varie vicende, di affermarsi in un panorama letterario tutto al maschile, di sottrarsi al peso dei pregiudizi.

Anche ai pregiudizi che è più difficile superare, quelli che noi stessi coltiviamo nei nostri confronti.

Quei pregiudizi che per esempio ci impediscono di accettare il tempo che passa, di sentire che noi stesso siamo il tempo. Che stiamo scivolando via nel fiume e niente ci lascerà fermi su una sponda.

A 70 anni Elizabeth scrisse nel suo diario:

Adesso sono davvero una donna anziana, e non devo dimenticarlo. Ci si abitua talmente ad essere giovani che si finisce per credere che sarà per sempre. Mi devo ricordare che non è così, e mi aiuteranno gli specchi.

Mi aiuteranno gli specchi, che belle queste parole. Quegli stessi specchi a cui prima o poi viene da sottrarsi. Gli specchi che a volte ci inducono perfino a barare.

E lei, Elizabeth, la donna che molto ha vissuto, tra divorzi e amanti, la bella Elizabeth, con questa splendida lezione di vita.

mercoledì 30 novembre 2011

Se il Giappone non esistesse, bisognerebbe inventarlo

Ci sono posti che sono enigmi e allo stesso tempo luoghi dell'anima. Ci sono uomini che quegli enigmi sanno decifrare, magari col cuore più che con la testa, e che quei luoghi sanno anche abitare. Oggi mi sono imbattuto nel Giappone di Fosco Maraini, così come ne parla in una pagina dei suoi diari:

Il Giappone rende possibile una sociologia non euclidea, un'economia non euclidea, una cultura non euclidea. Il Giappone è una lezione di umiltà storica e nel contempo un potente radar focalizzato sugli intimi meccanismi dell'uomo e delle sue civiltà. Osservando attentamente il Giappone, impariamo non solo a conoscere una parte del mondo o una cultura a noi poco familiari, ma apprendiamo anche qualcosa su noi stessi.


I confronti mettono le ali allo sguardo; ci innalzano nello spazio e ci permettono di osservare il pianeta Terra da una nuova distanza, da una prospettiva che consente di osservare situazioni e posizioni attraverso lunghezze d'onda rivelatrici.


Se il Giappone non esistesse, bisognerebbe inventarlo urgentemente.

giovedì 1 luglio 2010

Una penna e un quaderno nel bagaglio


Moleskine e zaino in spalla, alla Bruce Chatwin. O più semplicemente penna e quaderno. Nel mio immaginario del viaggiatore c'è anche questo: gli strumenti della scrittura, parte essenziale del bagaglio leggero di chi si muove per scoprire, vedere, cambiare se stesso attraversando il mondo. Itinerari che si trasformano in parole, prima ancora che in ricordi. Sere pigre o affaticate concluse tracciando qualche pensiero sulla carta.

Luciano Del Sette ha scritto in Quella volta che in viaggio... Piccole storie dai diari di un turista:

C’erano una volta, ma non è passato neppure molto tempo, una penna e un quaderno che amavano moltissimo finire nelle tasche di chi si metteva in viaggio. La penna cominciava a scorrere sulle pagine bianche del quaderno e ne riempiva ogni spazio... cronache, aneddoti, fatti, pensieri, riflessioni. Riparare al torto, restituire a penna quaderno il loro nobile ruolo è ancora possibile. C’è bisogno che ciascuno di noi accetti di nuovo la bellissima fatica di far scorrere l’inchiostro sulla carta e si rimetta a pensare in proprio. C’è bisogno che ciascuno di noi cominci di nuovo a raccontare, perchè il racconto è l’anima del viaggio. E la penna e il quaderno ne sono, da sempre, l’unica vera espressione.

Mi chiedo se si continua a scrivere in viaggio. Se usano ancora i diari di viaggio. Se la vecchia penna è stata sostituita dal portatile, con tanto di Internet e posta elettronica. Se tutto questo sta cambiando - e come - la letteratura di viaggio.

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...