Visualizzazione post con etichetta Attilio Brilli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attilio Brilli. Mostra tutti i post

lunedì 14 dicembre 2020

L'Oriente dei nostri sogni e dei nostri desideri


La chiave è già nel titolo: perché questo non è un libro sull'Oriente - qualsiasi cosa sia l'Oriente - ma un libro su come l'Occidente ha raccontato, guardato, sognato, inventato l'Oriente. E quindi un libro su noi stessi, sul nostro continente, la nostra civiltà, che in qualche modo nell'Oriente si è specchiata, attraverso l'Oriente si è confessata.

E' un grande libro Il grande racconto del favoloso Oriente di Attilio Brilli (edizioni Il Mulino), grande anche per il formato che, assieme a uno splendido apparato iconografico, ne fa un bellissimo "oggetto" da regalare, sfogliare, tenere in bella vista. Ma soprattutto grande per ambizioni e larghezza di vedute, per estensione nel tempo e nello spazio. Non a caso opera di uno dei più importanti studiosi italiani di storia dei viaggi, capace di ricostruire con grande cura i vari capitoli della "scoperta" dell'Oriente, ma anche di proporli con la forza del narratore di razza. 

Da Lady Montagu - iniziamo da una donna - a Robert Louis Stevenson; da John Lewis Burckhardt a Victor Segalen; da Luigi Barzini a Richard Burton e Lafcadio Hearn: solo per accennare alla straordinaria galleria di personaggi che animano questo racconto. Viaggiatori di epoche e intenzioni diverse, ma che sempre hanno permesso alla curiosità di dare un senso diverso al loro viaggio. Mercanti di sogni - non solo di spezie - che al loro ritorno hanno saputo ridisegnare le nostre geografie

Brilli parte dall'Oriente più vicino - Istanbul e i domini dell'impero ottomano - ma il suo movimento è largo, si spinge sempre più a Oriente, come ad assecondare il desiderio di luoghi ancora autentici, ancora incontaminati. Fino al Giappone che da poco ha aperto i suoi porti, fino addirittura a Tahiti

Si ferma nei luoghi deputati all'ospitalità - siano oasi o caravanserragli - e prova a sbirciare negli harem. Traversa l'oceano Indiano in una lunga navigazione fatta di silenzi e fosforescenze, raggiunge gli altipiani dell'Asia dove come fiumi sono confluite diverse civiltà, esplora la Cina della rivolta dei Boxer, rimane a bocca aperta davanti ai tempi nella giungla di Angkor

Viaggia anche nel tempo, Brilli, fino a pedinare i primi turisti che sono già qualcosa di diverso dai viaggiatori di una volta, gente abituata al breakfast all'inglese anche nel deserto. 

Il tempo gira e muta tutto: eppure resisterà a lungo - resiste ancora? - l'idea di un Oriente come scrigno dell'esotico, del pittoresco. Mistero, pericolo, seduzione. Più l'illusione che il tempo, almeno laggiù dove il sole nasce, si sia fermato. 

Illusione tutta nostra, ovvio. Illusione da occidentali: di uomini che per i tibetani erano solo coloro che si vedono attraverso le montagne.




 

 

 

lunedì 22 luglio 2013

Quando l'Oriente era il sogno delle Mille e una notte

Quando l'Oriente non era ancora la Cina o il Giappone ma, con l'occhio dell'europeo, il continente affacciato su un mare comune. Quando l'Oriente era ciò che rimaneva del potente impero ottomano, spoglie che si contendevano le cancellerie europee, eppure anche immensamente di più, destinazione per pochi e eccitazione esotica per molti. Quando l'Oriente prima ancora che un luogo era un desiderio e un'invenzione letteraria sospinta dai racconti delle Mille e una notte e i viaggiatori erano prima di tutto mercanti di sogni.

E' proprio in questo mondo sospeso tra il viaggio e il sogno che ci accompagna Attilio Brilli con il suo Il viaggio in Oriente (Il Mulino), libro importante, libro imperdibile per chiunque voglia coltivare il senso del cammino tra i luoghi e i tempi.

Brilli, si sa, è uno dei più autorevoli esperti di letteratura di viaggio che ci siano in giro. Ma questa opera, benché poderosa e corredata da tutto quello che ci vuole - note e ampia bibliografia - non è solo per gli studiosi. Leggerla è come tuffarsi in un oceano di storie, di vite, di emozioni.

I paesaggi inondati di sole e le ombre delle antiche città arabe. I muezzin e le odalische. Le voci dei suk e i silenzi degli harem. Le carovane che arrivano dal deserto e i mari solcati dai pirati. E per gli europei, un frullato di emozioni, aspettative, esperienze raccontate e dicerie: l'Oriente misterioso, l'Oriente che si fa moda e arte, l'Oriente erotico e dispotico, molle e crudele. E poi i viaggiatori che si fanno essi stessi mito, per appartenere alla nostra storia: da Lord Byron a Francois-Renè de Chateaubriand, solo per ricordare i primi che mi vengono in mente.

Vita e arte che si intreccia con quell'enigma che per noi è stato e forse è l'Oriente.

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...