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domenica 24 marzo 2013

Da Kafavis a Tabucchi, il viaggio che si giustifica


Ma, a conti fatti, ho viaggiato molto, lo ammetto; ho visitato e ho vissuto in molti altrove.

E lo sento come un grande privilegio, perché posare i pidi sul medesimo suolo per tutta la vita può provocare un pericoloso equivoco, farci credere che quella terra ci appartenga, come se essa non fosse in prestito, come tutto è in prestito nella vita.

Costantino Kafavis lo ha detto in una straordinaria poesia intitolata Itaca: il viaggio trova senso solo in se stesso, nell'essere viaggio.

E questo è un grande insegnamento se ne sappiamo cogliere il vero significato: è come la nostra esistenza, il cui senso principale è quello di essere vissuta.

(da Antonio Tabucchi, Viaggi e altri viaggi, Feltrinelli)

domenica 31 ottobre 2010

Il grande Kafavis e le priorità della vita

Fermarsi. Fermarsi e capire il senso del tempo, del proprio tempo. Fermarsi per ridare valore, al tempo, per riordinare le proprie priorità (la vita quasi sempre è un problema di priorità), per dividere il superfluo dall'essenziale. Questa domenica mi sono svegliato così, con questa poesia del grande Constantinos Kafavis per la testa.

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

(Constantinos Kafavis, Settantacinque poesie, a cura di Nelo Risi e Margherita Dalmàti, Einaudi)

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