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venerdì 13 settembre 2013

Ma Sandokan sono i lettori, quello che i lettori vorrebbero essere.

E su questo ci potete giurare. Nei pigri pomeriggi d'estate in cui Emilio Salgari mi teneva compagnia io ero andato via da un pezzo, e da un pezzo ero approdato a Mompracem: ero Sandokan, o forse ero Yanez, dipende.

Ma se Sandokan è il suo lettore, questo è vero anche per chi Sandokan ce l'ha portato in dono.

Si scrive per vivere molte vite.

Così dice il capitano Salgari nel bellissimo Disegnare il vento di Ernesto Ferrero, racconto di vita, narrazione a più voci, degli ultimi anni di uno scrittore che si inventò molte vite e se ne spogliò, fino a rubarsi anche l'ultima che gli rimaneva.

Un giorno lo trovarono con il ventre squarciato su una collina appena fuori Torino. Una sorta di harakiri borghese, roba davvero da romanzo. Samurai in trasferta dai territori dell'immaginazione.

Aveva vissuto molte vite, aveva viaggiato molti paesi, aveva affrontato avventure di ogni genere. Così diceva, così scriveva.

La sua vita erano i suoi sogni, le sue letture. Un mondo di carta. La sua vita è ancora oggi quella di carta.

Me la tengo stretta.

venerdì 29 luglio 2011

Il capitano che sapeva disegnare il vento

Ma Sandokan sono i lettori, quello che i lettori vorrebbero essere

E su questo ci potete giurare. Nei pigri pomeriggi d'estate in cui Emilio Salgari mi teneva compagnia io ero andato via da un pezzo, e da un pezzo ero approdato a Mompracem: ero Sandokan, o forse ero Yanez, dipende.

Ma se Sandokan è il suo lettore, questo è vero anche per chi Sandokan ce l'ha portato in dono.

Si scrive per vivere molte vite

Così dice il capitano Salgari nel bellissimo Disegnare il vento di Ernesto Ferrari, racconto di vita, narrazione a più voci, degli ultimi anni di uno scrittore che si inventò molte vite e se ne spogliò per regalarsene, fino a rubarsi anche l'ultima che le rimaneva.

Un giorno lo trovarono con il ventre squarciato su una collina appena fuori Torino. Una sorta di harakiri borghese, roba davvero da romanzo. Samurai in trasferta dai territori dell'immaginazione.

Aveva vissuto molte vite, aveva viaggiato molti paesi, aveva affrontato avventure di ogni genere. Così diceva, così scriveva.

La sua vita erano i suoi sogni, le sue letture. Un mondo di carta. La sua vita è ancora oggi quella carta.

Me la tengo stretta.

martedì 26 luglio 2011

Quando Salgari naufragò nell'oceano di carta



Ha spiegato che da giovane i libri non ti bastano mai, invece quando sei avanti con gli anni capisci che quelli che servono per davvero sono pochi. Adesso l'idea che ci siano dei libri che aspettano di essere letti da lui gli mette angoscia. Troppi libri che lo tirano per la giacca. Gli sussurrano che loro se ne staranno lì belli tranquilli anche quando lui sarà morto da un pezzo

(da Ernesto Ferrero, Disegnare il vento. L'ultimo viaggio del capitano Salgari, Einaudi)

Ecco, sono incappato in questa frase, solcando i capitoli di questo splendido libro a metà tra la biografia e il romanzo corale, sorta di Rashomon in salsa piemontese sugli ultimi anni di vita del capitano che navigò solo oceani di carta.

Sono incappato in questa frase e per un pezzo non mi sono più mosso.

Anche per me c'è stato un tempo in cui aspiravo a divorare intere biblioteche. Compilavo liste di libri da leggere e poi le spuntavo. Un garibaldino delle biblioteche. Poi è arrivato il tempo dell'ansia. Poi, ancora, il tempo che non so definire della rassegnazione o della maturità.

Oggi non intendo farmi più tirare per la giacca dai titoli. Oggi scelgo il mio piacere. Oggi è già tempo di rileggere ciò che in altri anni mi è stato importante.

martedì 25 gennaio 2011

Con Sandokan non si diventa veline o cortigiani

Che belle le parole che Ernesto Ferrero dedica al mio Emilio Salgari sull'ultima Domenica di Repubblica, in vista del centenario dedicato a uno scrittore che, ignorato dalla scuola, trattato da tutti come un peccato di gioventù, in realtà ha lasciato a generazioni di italiani un imprinting indelebile. Che poi è quello che Ferrero definisce il big bang di un'emozione che verrà ricordata nell'età adulta con commossa gratitudine da scrittori come Pavese, Parise, Pontiggia, Citati, Eco, Magris....

Parole importanti soprattutto perché fanno emergere il profondo legame che unisce Sandokan alla nostra Italietta a cavallo tra Otto e Novecento (solo di quell'epoca?):

Un Paese povero, immobile, depresso e represso, che fatica a tirare avanti, con lui poteva liberare fantasie archetipiche in cui le gioie dell'esotismo si accompagnano al sogno di quello che ognuno vorrebbe essere. Il piccolo giornalista veronese, improvvisatosi narratore d'appendice per uscire da un destino mediocre, ha regalato ai lettori d'ogni età (donne incluse) il destino epico che avrebbe voluto per se stesso

Anch'io sono tra coloro che sulle pagine del grande Emilio ha accarezzato il sogno di quello che ognuno vorrebbe essere. Almeno, appartengo a una generazione che i sogni li cercava ancora tra quelle pagine.

Sono anche contento, di appartenere a quella generazione: che grazie a Sandokan e al Corsaro Nero imparò a non sognarsi velina o cortigiano.

domenica 19 dicembre 2010

Sandokan e il coraggio di legarsi alla sedia

Com'è che si viaggia davvero? E quanto si va lontano con la fantasia e con i sogni? Il centenario di Emilio Salgari sarà una bella occasione per chiacchierare intorno a temi come questi - che poi sono anche i temi del mio I due viaggiatori....,  ma intanto in vista dell'anniversario si annunciano le prime uscite editoriali.

Qualche giorno fa Ernesto Ferrero - lo stesso autore di N. - ha annunciato la prossima uscita per Einaudi del suo Disegnare il vento, un libro che mi sembra di capire sarà a metà tra il romanzo e la biografia del grande Emilio, capitano di lungo corso mancato. Dal suo intervento pesco queste sue parole, bellissime, sul coraggio della fantasia e della scrittura.

Oggi la nostra fantasia è tutta appiattita su immagini patinate e virtuali che lasciano poco all'invenzione. Il grande artigiano ci insegna che si possono costruire interi mondi sui libri e con i libri, senza muoversi di casa; che il coraggio più grande non è quello un po' sventato di Sandokan ma quello di Vittorio Alfieri che si fa legare alla sedia, che si impone regole e misure, progetti da sviluppare con dedizione rigorosa. Si può fare tante con poco, ancora e sempre

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