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mercoledì 28 agosto 2013

Machiavelli: venuta la sera, mi ritorno a casa

Venuta la sera, mi ritorno a casa, ed entro nel mio scrittoio; ed in sull'uscio mi spoglio questa vesta cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente entro nelle antique corti degli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio, e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlar con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per la loro umanità mi rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tutto mi transferisco in loro.

(Niccolò Machiavelli, dalla Lettera a Francesco Vettori)

 

sabato 12 gennaio 2013

Vincent Van Gogh, che non era un fannullone

Non lo conoscevo, Vincent Van Gogh. Conoscevo solo i suoi quadri, che forse non è la stessa cosa. Ma ora quante cose ho appreso su di lui, leggendo le sue lettere al fratello Theo, pubblciate da Guanda. E quante sorprese, su pagine che pensavo solo di autocommiserazione e follia più o meno manifesta.

Quasi mi sembra di averlo incontrato nella vita, questo solitario alla perenne ricerca di amore e amicizia. La sua aria assorta, grave, segnata da pensieri come schegge appuntite.

E quasi mi semba di aver discusso con lui:  del calore di una fede religiosa che non gli bastò a dare le risposte necessarie oppure dei sogni di matrimonio mai portati a compimento.

Vincent che insegna ai bambini, che visita i malati, che insegna la Bibbia ai minatori. Vincent che
a 26 anni si interroga:

Il mio tormento non è altro che questo: in che cosa potrò riuscire.

Vincent che un giorno pesca una risposta:

Mi sono detto: riprenderò la matita, mi rimetterò a disegnare, e da allora mi sembra sia tutto cambiato per me.

Vincent che scrive a Theo:

L'infinito e il miracoloso ci sono necessari ed è giusto che l'uomo non si accontenti di qualcosa di meno e che non sia felice finché non li ha conquistati.  

Vincent che un'altra volta gli invia queste parole:

 Solamente se ti fosse possibile di vedere in me qualcosa d'altro che un fannullone di cattiva specie, ne sarei molto lieto. E poi se mai potessi fare qualcosa per te, esserti utile in qualcosa, sappi che sono a tua disposizione.

Vincent che ammette, senza stracciarsi le vesti:

Grazie a Dio ho il mio lavoro; ma anziché guadagnarmi del denaro con esso, ho bisogno di denaro per poter lavorare, questo è il guaio.

Vincent, di cui alcune tele saranno affidate a un rigattiere, che in parte le brucerà, ritenendole senza valore, e in parte le rivenderà a un sarto, a dieci centesimi l'una.

venerdì 9 luglio 2010

Un raggio di luce con la compassione di Rosa

E nel buio sorrido alla vita, quasi fossi a conoscenza di un qualche segreto incanto in grado di sbugiardare ogni cosa triste e malvagia e volgerla in splendore e felicità. E cerco allora il motivo di tanta gioia, ma non trovo alcuno e non posso che sorridere di me. Credo che il segreto altro non sia che la vita stessa.

E magari sulla scelta dei brani che in Un po' di compassione (Adelphi) accompagnano la lettera della grande, immensa Rosa L. ci sarebbe anche da discutere, ma sulla lettera no, questa lettera andrebbe semplicemente fotocopiata, distribuita, appesa davanti al proprio computer, portata nel portofoglio e tirata fuori e letta, riletta ogniqualvolta la realtà ci sembra troppo buia e deprimente, ogni qualvolta ci assale il virus dell'indifferenza.

Rosa L. è in carcere, fuori impazza il mattatoio della guerra mondiale, nessuna luce in fondo al tunnel, nessuna forza che riesca a levarsi in piedi e urlare le ragioni della pietà. E lei anche nello spazio tetro di questa cella riesce a percepire la gioia della vita, che è anche la forza della vita...

Di più: oltre i milioni di morti ammazzati coglie la sofferenza di un povero bufalo maltratto e ne avverte compassione fino a condividerne la sofferenza. Fratello chiama quel povero animale... e siamo ben oltre ogni lettura esclusivamente animalista ante litteram, siamo alla grande lezione di vita...

In Germania questa lettera è nei libri di testo, viene studiata a scuola. Farebbe anche a noi far circolare queste pagine.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...