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lunedì 21 settembre 2020

Tutto il piacere di una capanna in Siberia


Quindici tipi di ketchup. Sono proprio queste cose che mi hanno fatto venire voglia di allontanarmi dal mondo....


Qualche anno prima Sylvain Tesson, scrittore e giornalista parigino, grande viaggiatore, era capitato dalle parti del lago Bajkal, un posto difficile da trovare anche su un atlante. Era incappato in alcune singolari figure di eremiti dall'aria sorprendentemente felice. Aveva deciso: prima o poi anche lui avrebbe sperimentato una vita così.

Detto fatto. Nelle foreste siberiane (Sellerio editore) racconta i suoi sei mesi in una capanna tra i boschi e la sponda di un lago a 120 chilometri dal primo centro abitato, dove i vicini si raggiungono con ore e ore di spostamenti in slitta, dove un passo falso fuori dell'uscio può comportare la morte per assideramento in pochi minuti, dove ogni cosa si riduce per forza all'essenziale e per questo si fa forte di una straordinaria bellezza.

Non è un asceta, Sylvain Tesson, anzi, si capisce lontano un miglio che detesta coloro che si ritirano da questo mondo per consegnarsi a un altro che non è di questo pianeta. Se ha fatto questa scelta, è perché questa capanna nel nulla della Siberia gli piace, perché questo nulla in realtà é pieno di cose, perchè il piacere della vita si può raggiungere per sottrazione: e a volte è la via più diritta.

E c'è vodka, in questa storia, ci sono libri, ci sono anche numerosi incontri con quella pazza umanità che riesce a popolare questi posti. 

Ci sono tante cose che alla fine si prova qualcosa di molto simile all'invidia per Sylvain Tesson. E per dire, gli si riesce perfino a perdonare qualche giudizio tipico di un parigino con aria molto intellettuale, e che magari non sopporteremmo in un bistrot sotto l'Eiffel, ma qui, però....

giovedì 2 aprile 2020

In sidecar con Napoleone per sfidare il Generale Inverno

«Bisogna fare un vero viaggio, amico mio» dissi. «Ne ho piene le tasche di questa crociera di mormoni». 
 «Che cosa è un vero viaggio?» chiese lui.
  «Una follia che ci ossessioni, che ci porti nel mito; insomma una deriva, un delirio traversato dalla Storia, dalla geografia, innaffiato di vodka, una sbandata alla maniera di Kerouac, qualcosa che a sera ci lasci senza fiato, in lacrime, in riva a un fosso…».

Beh, queste poche battute sono un bel condensato della personalità di Sylvain Tesson e della sua filosofia di viaggio. L'allergia al buon senso, la fame di emozioni, la riluttanza a programmare, l'attenzione al passato dei luoghi non meno che al presente, la propensione per la bevuta omerica, il sentimento di amicizia.... 

Beresina. In sidecar con Napoleone, pubblicato da Sellerio, certamente non tradisce queste premesse. E non potrebbe essere altrimenti per un progetto - progetto? - di viaggio che di per sè non è privo di follia. Ripercorrere la ritirata di ciò che rimaneva della Grande Armata di Napoleone a 200 anni dal disastro di Russia - e fin qui ci si può stare. Farlo di inverno, per provare il morso del gelo che fu di quei poveretti è già un'altra cosa. Farlo con un sidecar di fabbricazione sovietica, poi, è proprio cosa da Sylvain Tesson.

Però dentro questo viaggio c'è soprattutto la sua capacità di far parlare i luoghi di ciò che è successo, anche quando di ciò che è successo non rimane testimonianza. Il massacro di Borodino, il tempo sprecato a Mosca, i morti assiderati, le incursioni dei cosacchi, la scia di cadaveri, gli eroismi e le bassezze, la beffa del passaggio della Beresina, colpo di genio in extremis di Napoleone per salvare ciò che poteva ormai essere salvato....c'è tutto in queste pagine, compreso il nonsense di una catastrofe militare subita dopo aver conquistato la capitale del nemico e non aver perso neanche una battaglia. 

Ps: quanto alla crociera da mormoni di cui all'inizio, si trattava di una spedizione in veliero tra i fiordi nel mare di Baffin. A ognuno il suo metro di giudizio, ma l'incipit resta sacrosanto: L'idea di fare un viaggio nasce sempre durante il viaggio precedente. L'immaginazione trasporta il viaggatore lontano dal ginepraio in cui è andato a cacciarsi.




sabato 13 luglio 2013

Sono qui perché avevo letture arretrate

L'ultima cassa è piena di libri. Se qualcuno mi chiede perché sono venuto a rinchiudermi qui, risponderò: "Perché avevo delle letture arretrate".

Monto una mensola di pino sopra la spalliera del letto e vi sistemo i libri. Ne ho una sessantina. A Parigi mi sono impegnato a fondo per stilare una lista ideale. Chi non ha troppa fiducia nella ricchezza della propria vita interiore deve portarsi dietro dei buoni autori: potrà sempre riempire quel vuoto. 

Lo sbaglio sarebbe scegliere solo testi difficili, nella convinzione che la vita nei boschi permetta di tenere sempre alta la tensione spirituale. Il tempo non passa mai quando si ha a disposizione solo Hegel per affrontare un pomeriggio di neve. 

(Sylvain Tesson, Nelle foreste siberiane, Sellerio)

mercoledì 10 luglio 2013

La semplicità in una capanna della Siberia


La capanna è il regno della semplificazione. 

Sotto i pini, la vita si riduce a pochi gesti vitali. Il tempo sottratto alle fatiche quotidiane è dedicato al riposo, alla contemplazione, ai piccoli piaceri.

Il numero delle cose da fare è limitato.

Leggere, attingere acqua, spaccare legna, scrivere e versare il té si trasformano in liturgie.

In città ogni gesto si compie a danno di mille altri. La foresta raccoglie e riunisce quello che la città disperde. 

(Sylvain Tesson, Nelle foreste siberiane, Sellerio)

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...