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giovedì 20 marzo 2014

Le parole di Beatrice per salutare la primavera

Le parole mi scorrono dentro, libere, mi attraversano e mi prendono.

Sono sangue, sono vita. In esse, professore, mi c’interno. E con esse ritorno fuori e abbraccio il mondo.

Non sono rincitrullita e lo so che le parole scritte resteranno scritte in eterno, e che le mie parole, invece, sono come nebbia nel vento che scappa, sono fumo che sale al cielo.

Ma la parola detta, la parola cantata, è bella perché è unica, perché è tutta piena di melodia.
E questa melodia conta più di me e persino più di lei, professore.

Perché la bellezza è fiore che sfiorisce e poi ritorna.

Perché la poesia è bellezza e la bellezza dura per sempre, anche quando sparisce. Perché è gioia che rimane, splendore che aumenta. E se gli altri se ne scorderanno alla svelta, noi le troveremo sempre un posticino indisturbato, come una pietra preziosa in uno scrigno.

E sarà dolce sogno, carezza di ricordo, salvezza.

Dove sono allora i canti della mia giovinezza? Vorrei illudermi, dire che sono un’eco che vibra ancora su questi nostri monti. Magari è davvero così.

Perché questi versi sono i fiori incolti di questa terra. Fiori che nascono e muoiono senza che nessuno debba curarsene.

Muoiono ma la primavera dopo sono di nuovo qui a rallegrarti.

(Paolo Ciampi, Beatrice, il canto dell'Appennino che conquistò la capitale, Sarnus)

domenica 31 marzo 2013

La magnolia e i versi che sanno di primavera

Vorrei che i vostri occhi potessero vedere
questo cielo sereno che si è aperto,
la calma delle tegole, la dedizione
del rivo d’acqua che si scalda.

La parola è questa: esiste la primavera,
la perfezione congiunta all’imperfetto.
Il fianco della barca asciutta beve
l’olio della vernice, il ragno trotta.

Diremo più tardi quello che deve essere detto.
Per ora guardate la bella curva dell’oleandro,
i lampi della magnolia.
(Franco Fortini)
 

lunedì 21 marzo 2011

Primavera, rinascita, risveglio


Primo giorno di primavera, e non importa se l'inverno allungherà ancora per un po' le sue dita intirizzite. Primavera, ciosè rinascita, cioé risveglio. Poesia che si schiude. Giorno da segnare sul calendario con una poesia. Come questa, di Giuseppe Ungaretti: La notte bella. Scritta un giorno del 1916, nel mezzo della guerra.

Quale canto s'è levato stanotte
che intesse 
di cristallina eco del cuore
le stelle

Quale festa sorgiva
di cuore a nozze

Sono stato 
uno stagno di buio

Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio

Ora sono ubriaco
d'universo

domenica 20 marzo 2011

Il vento e l'augurio donato dall'Apache




Che una vita colma di bene
sia sempre nell'aria che respiri.
Che il bene che ti avvolge
cresca col vento del mattino


E' un augurio degli Apache, che questa mattina ho scovato, quasi per caso, da un libriccino di poesie degli Indiani di America. Sapete quando lo sguardo percorre gli scaffali e finisce per indugiare su una costola, su un titolo?

Questa mattina lo spicchio di cielo che vedo dalla mia finestra è azzurro, intenso, regala un sentimento di libertà che mi richiama le praterie di America. Almeno quello che nei miei sogni sono le praterie di America.

C'è un sole che sa di rinascita, e il libriccino, guarda un po', si chiama così: Il sole è il padre di mio padre.

C'è anche un leggero vento. Forse non è il vento delle praterie. Ma è un vento che sa di pulizia, che sgombra le nuvole, se non altro le nuvole del cuore.

Come per quell'Apache che forse una mattina uscì dalla sua tenda e gonfiò i suoi polmoni al vento, per regalare a tutti noi questo augurio.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...