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lunedì 17 giugno 2013

Quando la libertà viaggiava sui velocipedi di Firenze

Giocava facile, Curzio Malaparte, a ricordare che sia Giotto che Ginettaccio erano nati dalle parti di Firenze. Però non era questo, non era decisamente questo. Piuttosto era ancora un'idea di leggerezza e meraviglia.

Libertà, leggerezza, meraviglia. Gli stessi sentimenti dei velocipedisti delle Cascine, centauri che sfidavano i tempi e che quella gelida mattina di febbraio, ultimo anno di Firenze capitale, non erano lì solo per disputarsi una medaglia.
 

Perché c'era un'idea di progresso che pedalava con le loro gambe.
 

Un'idea di libertà, leggerezza e meraviglia. E di bellezza, tanta bellezza.

(da Paolo Ciampi, La prima corsa del mondo, Mauro Pagliai)

giovedì 14 febbraio 2013

Quel pugno di bizzarri sognatori su due ruote

Velocipedisti cosmopoliti? Questa qui i fiorentini proprio non l'avevano mai sentita. Alla prima nemmeno l'avevano capita. I più avevano dovuto leggersi di nuovo gli avvisi che facevano bella vista dai 27 chioschi – anzi, kiosques, come si scriveva allora – per la vendita dei giornali. 
 
Per dire, anche quelle erano una novità, che il Comune aveva autorizzato al signor Oblieght a partire dal primo gennaio 1870. Solo che le edicole erano sotto gli occhi, si potevano toccare con mano. Rendevano perfino più bella la città, con la loro pianta ottagonale, il tetto a cupola sovrastato da un giglio, i vetri trasparenti che consentivano di leggere gli annunci anche con la luce artificiale – anzi, al chiarore del gaz, come si diceva allora.
 
Però questa storia della corsa dei velocipedi si faceva davvero fatica a comprenderla. Eh sì che di cose strampalate se ne sentivano ogni giorno. A Firenze più che altrove, a dire il vero, come c'era da aspettarsi da una capitale. Capitale provvisoria, certo, ma provvisoria ormai da cinque anni, perché si sa, in Italia dura più a lungo proprio ciò che è provvisorio.
 
E una capitale sono le leggi, i dibattiti parlamentari, le cerimonie pubbliche, ma anche i salotti, i pettegolezzi, i fatti della moda e le ultime invenzioni. Chiaro, che tutto stesse cambiando, da quando la corte e i ministri avevano lasciato Torino per Firenze. Chiaro, che qui capitassero cose che da altre parti nemmeno subodoravano.
 

martedì 22 gennaio 2013

Velocipedi in libertà ai tempi di Firenze capitale

Settembre 2013: la Toscana si appresta a ospitare i campionati del mondo di ciclismo, il più grande avvenimento sportivo dopo i mondiali di calcio e le Olimpiadi.

Febbraio 1870: in Toscana si disputa un’altra gara internazionale su due ruote. Il percorso, tra Firenze e Pistoia, è lo stesso, ma questa è davvero la prima volta. 


È il giorno del debutto per i pionieri del velocipede, un mezzo che sa di progresso, di velocità spericolata, di futuro. Una gara che è anche l’ultimo grande avvenimento di Firenze capitale, capace di attrarre i primi temerari sportsmen, ma anche una folla di nobili e poveracci, anzi un’intera città incuriosita, preoccupata, affascinata.
 

Al di là del fatto sportivo, una storia di emozioni, divertente e commovente come quelle di altri tempi. Perché con quella mattina gelata, con quelle pedalate tra nebbia e fango, ci si congedò da un’epoca e se ne salutò una nuova, che arriva fino ai nostri giorni.

(dalla quarta di copertina di Paolo Ciampi, La prima corsa, Mauro Pagliai editore)

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