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sabato 8 gennaio 2011

Quell'eterna sconfitta della memoria

In che misura si può conoscere il passato di coloro che sono scomparsi nel nulla? Si possono leggere libri, parlare con chi c'era, studiare le fotografie, recarsi nei posti dove quelle persone vissero, i luoghi degli avvenimenti. Qualcuno può rivelare: avvenne quel tal giorno, mi sembra si sia incontrata con delle amiche, era bionda.
Ma inevitabilmente sono solo approssimazioni

Quanto mi ha colpito e coinvolto la lettura de Gli scomparsi di Daniel Mendelsohn ve l'ho già detto. Si tratta di uno dei libri più intensi e appassionanti che abbia mai letto sulla memoria dello sterminio del popolo ebraico. Eppure è un libro che va oltre, immensamente oltre, l'orrore della Shoah, per diventare riflessione alta sul bene e sul male, sulla responsabilità, sulle possibilità stesse della memoria.

Eh sì, forse è proprio questo il punto centrale. La necessità di ricordare ogni singola vita - restituendo a essa qualsiasi ricordo di cui è legittima proprietaria - e in effetti anche l'impossibilità di ricordare effettivamente.
Voler restituire vita e nello stesso tempo esserne incapaci.

E mi sa che è proprio questa la memoria, nient'altro che questa tensione costante, ineludibile, necessaria tra il dovere e il potere. Questa responsabilità nei confronti di ogni vita - perché se non sono io a ricordarla, chi potrà farlo al mio posto? - e questa eterna sconfitta che andrò ogni volta a ricercare.

giovedì 25 novembre 2010

Quei monumenti che non permettono di ricordare

E' un libro importante, Gli scomparsi di Daniel Mendelsohn (Neri Pozza), mi verrebbe da dire un libro necessario, un libro che bisogna costringersi a leggere a dispetto della sua mole e di una ritrosia che, per la verità, fa presto a svanire. Io l'ho letto la scorsa estate e ancora lo tengo sul tavolo accanto al computer, consapevole che prima o poi dovrò scriverci sopra qualcosa, solo che ancora non ne ho il coraggio. Tante sarebbero le cose da dire, le emozioni che non si sono ancora sopite. Tanti i problemi a scegliere il filo giusto per cominciare e provare a spiegare.

Prima o poi lo farò, ma intanto queste pagine continuano a bussare alla porta della mia vita. Lo fanno con citazioni che, in qualche modo, danno un senso, o una profondità, ai pensieri delle mie giornate. Per esempio, oggi, mentre riflettevo su alcuni monumenti che ricordano le guerre che ci sono state e i loro morti (scomparsi anche loro, come gli scomparsi del titolo, vite inghiottite di cui rimane solo un nome).

Ecco cosa dice Daniele Mendelsohn

Ancora una volta, come mi accade spesso davanti a monumenti che non recano alcun segno – come potrebbe essere altrimenti? – degli eventi storici di cui sono stati testimoni, avvertii una vaga delusione, un senso di inutilità. Mi era difficile collegare quella piccola costruzione insignificante agli accadimenti raccapriccianti che qui avevano avuto luogo

E' vero, e questo mi fa pensare.

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