Ci sono Voltaire e Zenone, Baudelaire e Teresa d'Avila, Freud e Pitagora, Balzac e Ildegarda de Bingen, ci sono loro e ci sono tanti altri personaggi, tante altre figure che hanno lasciato il loro segno. Scrittori e mistici, poeti e sapienti, sovversivi dello spirito e sognatori.
Che galleria, quella che percorriamo con Silvia Ronchey ne Il guscio della tartaruga (Nottetempo), magari scoprendo che per raccontare la loro vita, per spremerne il succo, non c'è bisogno di volumi ponderosi, possono bastare anche tre paginette di parole distillate.
Che cosa hanno in comune? Che cosa raccontano davvero le loro vite?
Forse il genio, la forza della creatività, la fame di profondità.
Forse. Ma in comune c'è soprattutto lo sguardo di una storica che non si accontenta di mettere insieme nomi e date (date, anzi, non ce ne sono proprio), ma che cerca lampi di umanità, frammenti di vita autentica.
Questo non è un dizionario di uomini (e donne) illustri.
Piuttosto una trama di citazioni, profonde, illuminanti, spiazzanti, essenziali per il tessuto del nostro passato, del nostro presente. E' bello perdersi dentro.
Che galleria, quella che percorriamo con Silvia Ronchey ne Il guscio della tartaruga (Nottetempo), magari scoprendo che per raccontare la loro vita, per spremerne il succo, non c'è bisogno di volumi ponderosi, possono bastare anche tre paginette di parole distillate.
Che cosa hanno in comune? Che cosa raccontano davvero le loro vite?
Forse il genio, la forza della creatività, la fame di profondità.
Forse. Ma in comune c'è soprattutto lo sguardo di una storica che non si accontenta di mettere insieme nomi e date (date, anzi, non ce ne sono proprio), ma che cerca lampi di umanità, frammenti di vita autentica.
Questo non è un dizionario di uomini (e donne) illustri.
Piuttosto una trama di citazioni, profonde, illuminanti, spiazzanti, essenziali per il tessuto del nostro passato, del nostro presente. E' bello perdersi dentro.




Non amo i libri di "consigli per la scrittura", anzi, ne diffido proprio, come in genere diffido di tutti i libri che si propongono di insegnarti a essere o a fare qualcosa. Al massimo accetto i manuali di cucina o di giardinaggio, massimo allarme però quando di parla di corsi di scrittura creativa o qualcosa del genere.
Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami però è diverso e nonostante il titolo non mi viene da catalogarlo tra le guide. Consigli non mancano, ma in realtà si tratta soprattutto di una porta aperta sul laboratorio della scrittura - qualsiasi scrittura, anche quella per la radio o per il cinema. Queste pagine sono un sentiero che senza presunzione o toni saccenti ci porta al cospetto delle scelte fondamentaliche spettano a chi intende scrivere.
Riflessioni anche alte. Spunti che ti accendono qualcosa e ti accompagnano per un pezzo. Come queste righe sull'uso della prima persona. Non c'è da scomodare Sigmund Freud. Uso a volte diventa abuso, però una ragione c'è, ragione profonda che va ben oltre le mode e le banalità... da rifletterci sopra, davvero.