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mercoledì 30 dicembre 2015

Poche pagine per raccontare grandi vite

Ci sono Voltaire e Zenone, Baudelaire e Teresa d'Avila, Freud e Pitagora, Balzac e Ildegarda de Bingen, ci sono loro e ci sono tanti altri personaggi, tante altre figure che hanno lasciato il loro segno. Scrittori e mistici, poeti e sapienti, sovversivi dello spirito e sognatori.

Che galleria, quella che percorriamo con Silvia Ronchey ne Il guscio della tartaruga (Nottetempo), magari scoprendo che per raccontare la loro vita, per spremerne il succo, non c'è bisogno di volumi ponderosi, possono bastare anche tre paginette di parole distillate.

Che cosa hanno in comune? Che cosa raccontano davvero le loro vite?

Forse il genio, la forza della creatività, la fame di profondità.

Forse. Ma in comune c'è soprattutto lo sguardo di una storica che non si accontenta di mettere insieme nomi e date (date, anzi, non ce ne sono proprio), ma che cerca lampi di umanità, frammenti di vita autentica.

Questo non è un dizionario di uomini (e donne) illustri.

Piuttosto una trama di citazioni, profonde, illuminanti, spiazzanti, essenziali per il tessuto del nostro passato, del nostro presente. E' bello perdersi dentro. 

venerdì 21 dicembre 2012

David Grossman: "Io invece voglio affondare con lui"

Nel 2006 è morto mio figlio Uri, soldato. E io ero perso, vuoto, esiliato da tutto e tutti.

La mia vita era deformata, non c'era più nulla di garantito, né più nulla da riparare. Stavo seduto senza trovare le parole.

Poi ho pensato che io vivo nella letteratura, è un dono, è un privilegio: e le parole hanno una loro magia, sanno essere ironiche, fantasticare anche nei momenti peggiori.

Ma tornando a Freud, che anch'io stimo come scrittore, la psicanalisi se vede un uomo annegare corre a salvarlo, io invece voglio affondare con lui. 

Per me scrivere è questo, è affrontare intensamente le emozioni, non sfuggirle, e così mi sono ributtato nel mio mondo.

Le parole non mi riporteranno Uri, ma io ho scelto l'arte di scrivere e devo andare avanti. 

(David Grossman, da Repubblica, Non ci lasceranno senza parole

martedì 3 aprile 2012

Che cosa ci dice l'uso della prima persona

Il Novecento invece è fortemente segnato da romanzi scritti in prima persona. Questa modalità si adatta alla descrizione di personaggi che si sono smarriti. L'individuo, in crisi d'identità, descrive un universo visto in soggettiva

Non amo i libri di "consigli per la scrittura", anzi, ne diffido proprio, come in genere diffido di tutti i libri che si propongono di insegnarti a essere o a fare qualcosa. Al massimo accetto i manuali di cucina o di giardinaggio, massimo allarme però quando di parla di corsi di scrittura creativa o qualcosa del genere.

Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami però è diverso e nonostante il titolo non mi viene da catalogarlo tra le guide. Consigli non mancano, ma in realtà si tratta soprattutto di una porta aperta sul laboratorio della scrittura - qualsiasi scrittura, anche quella per la radio o per il cinema. Queste pagine sono un sentiero che senza presunzione o toni saccenti ci porta al cospetto delle scelte fondamentaliche spettano a chi intende scrivere.

Riflessioni anche alte. Spunti che ti accendono qualcosa e ti accompagnano per un pezzo. Come queste righe sull'uso della prima persona. Non c'è da scomodare Sigmund Freud. Uso a volte diventa abuso, però una ragione c'è, ragione profonda che va ben oltre le mode e le banalità... da rifletterci sopra, davvero.

venerdì 2 marzo 2012

Siamo tutti il dottor Jekill e Mister Hyde

Il vero spettro che infestava i sogni di Robert Louis Stevenson non era il tesoro segreto e nascosto dei pirati, ma il segreto del male nascosto nelle cantine dell'anima.

Così scrive Giuseppe Montesano su Repubblica, a proposito dell'autore de L'isola del tesoro, e soprattutto de Lo Strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde, spiegandoci bene che con Stevenson si va ben oltre il brivido per l'avventura. Non siamo di fronte a uno scrittore di evasione, ma semmai di fronte a uno scrittore che ci mette spietatatamente di fronte al lato più oscuro dell'animo umano.

Il Bene e il Male, questo è il tema che ritorna più volte in Stevenson e che ritroviamo anche nell'ultima opera che di lui possiamo leggere in Italia, il racconto postumo Una vecchia canzone, ora pubblicato da Barbès.

Il Bene e il Male, contrapposizione e anche ossessione che non era certo estranea a un ambiente fortemente religioso come quello in cui era nato e cresciuto Stevenson: i giusti e gli empi, Caino e Abele. Però sentite cosa afferma Montesano:

Ma Stevenson, con un gesto degno dei supremi romanzieri, rifiutò la semplificazione morale della Bibbia coatta della sua infanzia, e rese il conflitto tra fratelli un conflitto che rivive nel cuore di ognuno. L'uomo è duplice, un empio e un giusto nella stessa persona.

Jekill e Hyde siamo  noi, lo siamo insieme, due facce della stessa medaglia. Facile dirlo oggi, ma pensate ai tempi di Stevenson. Prima di Freud e tutto il resto.


lunedì 2 maggio 2011

Per la vita dei grandi bastano tre paginette

Ci sono Voltaire e Zenone, Baudelaire e Teresa d'Avila, Freud e Pitagora, Balzac e Ildegarda de Bingen, ci sono loro e ci sono tanti altri personaggi, tante altre figure che hanno lasciato il loro segno. Scrittori e mistici, poeti e sapienti, sovversivi dello spirito e sognatori. Che galleria, quella che percorriamo con Silvia Ronchey ne Il guscio della tartaruga, magari scoprendo che per raccontare la loro vita, per spremerne il succo, non c'è bisogno di volumi ponderosi, possono bastare anche tre paginette di parole distillate.

Che cosa hanno in comune? Che cosa raccontano davvero le loro vite?

Forse il genio, la forza della creatività, la fame di profondità.

Forse. Ma in comune c'è soprattutto lo sguardo di una storicache non si accontenta di mettere insieme nomi e date (date, anzi, non ce ne sono proprio), ma che cerca lampi di umanità, frammenti di vita autentica.

Questo non è un dizionario di uomini (e donne) illustri.

Piuttosto una trama di citazioni, profonde, illuminanti, spiazzanti, essenziali per il tessuto del nostro passato, del nostro presente.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...