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giovedì 12 maggio 2016

Il testimone impostore, Don Chisciotte del Novecento

Io non volevo scrivere questo libro. Non sapevo esattamente perché non volessi scriverlo, oppure lo sapevo ma non volevo riconoscerlo o non osavo riconoscerlo; o non del tutto. Il fatto è che per più di sette anni mi sono rifiutato di scrivere questo libro.

Comincia in questo modo L'impostore di Javier Cercas (Guanda), scrittore che avevo già avuto modo di conoscere con Soldati di Salamina e Anatomia di un istante. Un libro scritto malgrado tutto: malgrado le amnesie e gli inganni della memoria, malgrado un protagonista da cui è normale sentirsi traditi, malgrado il sentimento di empatia che viene fuori e che si vorrebbe in tutti i modi cacciare via.

Malgrado tutto, certo: e per fortuna che malgrado tutto Cercas è arrivato fino in fondo.

Romanzo senza finzione, in cui la verità irrompe proprio nel momento in cui viene meno. Romanzo-inchiesta che attraversa la storia della Spagna e raccoglie le voci di molti senza nascondere la parabola dell'autore. Romanzo-biografia, all'inseguimento di un uomo che è un enigma. Difficile incasellare L'impostore, più facile fissare un punto di partenza, che in effetti è solo una domanda.

Chi è Enric Marco, l'uomo che si è inventato un passato eroico di deportato sotto il nazismo e poi di strenuo oppositore al regime di Franco? Perché ha mentito, perché si è inventato persecuzioni che non ha sofferto? Proprio lui che va nelle scuole, che partecipa alle cerimonie, che prende la parola come testimone. Lui che è la memoria e la coscienza pulita del suo paese, il sopravvissuto del lager....

Un impostore, appunto, come tale alla fine smascherato. E tuttavia non c'è mai fondo alle sorprese, quando si inizia a scandagliare le profondità di un uomo. Si comincia a provare qualcosa di buono anche per chi ti ha profondamente deluso.

Eric Marco, che alla fine affronta con dignità la tempesta delle accuse e delle offese, senza scappare, senza cercare alibi, semmai con un sorriso stupito. Eric Marco, che forse aveva solo bisogno di restituire un senso a una vita con un copione da fallito. Eric Marco, che ha attraversato le tragedie del Novecento, come Don Chisciotte ha fatto con l'epoca della cavalleria, inventando una vita che era solo nei sogni e nei libri. 

mercoledì 23 marzo 2011

Quando il colpo di Stato è in diretta tv (forse)

Un libro intero per fermare un solo momento, quello dell'irruzione del militare golpista nell'aula del Parlamento, ma anche il momento in cui, tra tutti i deputati, i ministri, gli alti funzionari delle istituzioni, rimane in piedi un solo uomo, il capo del governo di un governo già morto, ucciso non da quel colpo di Stato ma dalle derive della Storia, dalle perfidie della politica.

Un solo momento che è come un fermo immagine alla televisione. Con tutto il prima che c'è prima, tutto il dopo che c'è dopo. Un momento che contiene infinite possibilità e da cui dipende un intero paese e con quel paese la vita di milioni e milioni di persone.

E' a questo momento che Javier Cercas, lo scrittore spagnolo già autore del bellissimo Soldati di Salamina, ha dedicato un intero libro, appassionato, meditabondo, minuzioso, perfino eccessivo nella cura dei dettagli. Un libro per raccontare il golpe del 23 febbraio 1981, quando il colonello Tejero entrò pistola in pugno nel parlamento di Madrid.

Passerà alla storia come l'ultimo rigurgito della Spagna franchista, il tentativo estremo e folle di un manipolo di fanatici. In realtà era il golpe di cui tutti sapevano e di cui tutti fecero finta di non sapere, dopo.

Ma quel golpe è molte altre cose ancora. E molte altre cose ancora è questo libro, Anatomia di un istante. Per esempio un appassionante esercizio della memoria, con le sue trappole, le sue indeterminatezze.

E' stato l'unico golpe della storia ripreso dalle telecamere... almeno apparentemente trasmesso in diretta.


E alcuni antepongono quello che ricordano a ciò che avvenne, e così continuano a ricordare di aver visto il colpo di Stato in diretta

Quel colonnello con il tricorno in testa e la pistola brandita:

Pur sapendo che è un personaggio reale, resta un personaggio irreale; pur sapendo che è un'immagine reale, resta un'immagine irreale

E quel golpe:

Nella società dello spettacolo, in ogni caso, è stato uno spettacolo in più

martedì 14 dicembre 2010

Quella storia di eroi delle piccole cose

L'altro giorno con Javier Cercas, scrittore spagnolo dei nostri tempi, si parlava di "eroi del tradimento" a proposito del suo ultimo libro, Anatomia di un istante. Oggi, con un autore che appartiene al cuore straziato del nostro Novecento, mi viene di parlare di "eroi delle piccole cose". Per dire che ci sono vite di smisurato coraggio, senza il bisogno di esibire il petto nudo di fronte ai cannoni.

L'autore si chiama Hans Fallada - anche se in realtà si tratta di uno pseudonimo tratto da una fiaba dei fratelli Grimm, scelta, tra l'altro, piuttosto incongrua, considerata la vita di questo scrittore tedesco trascorsa tra prigioni, manicomi, cliniche per disintossicarsi. E' un autore piuttosto dimenticato, ed è un peccato, perché ha scritto alcuni libri piuttosto belli, che incrociano storie di vita particolari con la storia tragica della Repubblica di Weimar e poi della Germania nazista.

Tra tutti mi piace Ognuno muore solo, libro dove traduce in forma di romanzo l'inchiesta con cui la Gestapo individuò e arrestò due coniugi berlinesi che a nessuno verrebbe mai da qualificare come eroi della resistenza. Non lo erano, niente affatto. Anna e Otto Quangel erano solo due persone comuni, miti e anche piuttosto rassegnate. Di età avanzata. Vita di lavoro, vita discreta, appartata. Solo che quando il loro unico figlio morì in guerra qualcosa scattò in loro. E il loro modo di dire no fu cominicare a impostare una serie di cartoline scritte a mano.

Non era una gran cosa e finì male. Per i due poveretti non ci fu scampo e nemmeno pietà. Furono decapitati.

Qualcuno potrebbe chiedersi: servì a qualcosa?

Vorrei rispondere: comunqe era l'unica cosa che potevano fare. E servì, come no, non fosse altro perché poi arrivasse un altro uomo, Hans Fallada, a raccontare tutto questo in una manciata di giorni tra fine della guerra e la sua stessa morte.

Servì per regalare a tutti noi una storia di coraggio. Di coraggio e di speranza.

sabato 4 dicembre 2010

Quando entrano in gioco gli "eroi del tradimento"

E se lo scrittore, almeno di tanto in tanto, riuscisse ad arrivare dove gli storici non arrivano? Se fosse proprio lui a finire nel vortice della storia e a lasciarsi portare lontano, là dove lo sguardo può spingersi fino a cogliere la verità che ad altri sfugge?

Io ne sono convinto, sono convinto cioè che a volte la verità della storia si schiuda più facilmente grazie agli strumenti della letterarura. E di questo ho tratto qualche conferma leggendo la bella intervista che Roberto Brunelli ha fatto a Javier Cercas (Io, Javier Cercas, un narratore nel vortice della storia, pubblicata su L'Unità del 2 dicembre).

 Cercas non è solo uno dei migliori scrittori spagnoli (di cui consiglio in particolare lo splendido Soldati di Salamina), è anche uno scrittore che narra la storia, perfino la storia dell'altro ieri, come ha fatto ora con Anatomia di un istante (Guanda), storia, storie e retroscena del golpe del tenente colonnello Tejero, il 23 febbraio 1981,  ultimo sussulto della Spagna franchista.

Nell'intervista Cercas parla di Adolfo Suarez, l'uomo di regime che si è messo al servizio della democrazia (il paragone è con il generale Della Rovere del film con De Sica). E ciò di cui si parla, in realtà, sono gli "eroi del tradimento": quelli che hanno il coraggio di voltare le spalle (vi ricorda qualcosa?).

Dice Cercas:

Siamo giustamente abituati a pensare alla lealtà come a una virtù, ma ci sono momenti in cui è molto più difficile tradire che essere leali

E allora, vi immaginate uno storico a fare discorsi così?

La storia cerca una verità fattuale, cosa successe a certi uomini, in certi luoghi in un dato momento. La letteratura cerca una verità morale. In questo libro io cerco due verità opposte allo stesso tempo. In questo senso, il libro è un ossimoro. Sì, è un libro impossibile. Ma sono i libri impossibili gli unici che meritano di essere scritti

Aggiungo: non so se sono impossibili, ma utili lo sono senz'altro

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...