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domenica 10 marzo 2013

Perché in ogni vita ce n'è almeno un'altra

 
Perché i barboni sono come certi cani, ti guardano e vedi la tua faccia che ti sta guardando, non quella che hai addosso, magari quella che avevi da bambino, quello che hai certe volte che sei scemo e triste.

Quella faccia affamata e sparuta che avresti potuto avere se il tuo spicchio di mondo non ti avesse accolto.

Perché in ogni vita ce n'è almeno un'altra.

(Margaret Mazzantini, Zorro. Un eremita sul marciapiede, Mondadori)

giovedì 7 marzo 2013

Cosa cambia se i romanzi ci danno del tu

Ovviamente non può trattarsi di una coincidenza, e anzi, per come si sta mettendo, è assai di più di una moda passeggera o di una curiosità da segnalare. Insomma, qualcosa sotto ci deve essere, e bene ha fatto Valeria Parrella a parlarne sulle pagine di Repubblica, con un articolo il cui titolo - Perché i romanzi ci danno del tu - che rimanda anche a qualche tentativo di spiegazione.

Insomma, cosa vuol dire se sempre più nei romanzi si usa la seconda persona e quest'ultima dilaga anche sui titoli? Se finora non l'avete notato - io certamente no - sappiate che solo tra marzo e aprile e solo nella narrativa italiana sono attesi almeno una ventina di libri con titoli così: Mi riconosci, Promettimi di non morire, Piangi pure.... e così proseguendo.

Non che prima non capitasse, basti pensare a Non ti muovere della Margaret Mazzantini, ma anche a un Rex Stout che prima di inventarsi Nero Wolfe scrisse un capolavoro tutto in seconda persona. Ma ora... ora è davvero il trionfo della seconda persona.

E forse la spiegazione sta tutta in queste parole di Valeria Parrella:

Il primo "tu" che la copertina incontra sei proprio tu, lettore, sono proprio io, lettrice.

Non ci avevo pensato: il tu accorcia le distanze, supera gli imbarazzi e le ritrosie; il tu è una porta aperta, un invito a sentirsi a casa propria.

Prima di capire che il tu del titolo è un'altra persona, un personaggio del libro, inconsapevolmente quel tu sono io, siamo tutti, si viene risucchiati in un cerchio più stretto, un abbraccio che promette confidenza e calore.

E se anche questo può servire a ripristinare un rapporto appannato e riprendere la strada insieme, bene venga. 

martedì 13 novembre 2012

Il bisturi della parola per dissezionare la vita

Perché ti racconto tutto questo? Non ho una risposta da darti. Una delle mie risposte precise, brevi, "chirurgiche", come le chiami tu. E' l'emorragia della vita che bussa alle tempie. Come l'ematoma della tua scatola cranica. Adesso lo so, Angela, sei tu che stai operando me.

Pensare che mi sono deciso a leggere questo romanzo solo 10 anni dopo che si è imposto all'attenzione generale con la vittoria dello Strega e comunque molto tempo dopo che ho visto il film che ne è stato tratto. Sarà che con me funziona così, mi riesce difficile leggere un libro dopo che ho visto il film, spero che non sia solo "perché la storia la conosco già".

Ma che meraviglia Non ti muovere di Margaret Mazzantini. Un libro che ti strappa il cuore fin dalla prima pagina. Quella giornata di pioggia, il motorino che scivola sull'asfalto bagnato, la corsa in ambulanza della ragazza di 15 anni, verso l'ospedale dove lavora il padre, verso una speranza di salvezza esile come un filo di luce attraverso una porta socchiusa. 

E il padre che non entra in sala operatoria, il padre che attende fuori e cominca a raccontarsi, a raccontare se stesso alla figlia che è di là, a dissezionare la sua stessa vita come se fosse lui su un tavolo operatorio e il bisturi tagliasse l'epidermide delle certezze, delle cose che altri possono sapere di un professionista rispettabile, di un uomo di successo.

E segreti che il tempo ha seppellito ma non cancellato, ricordi che ritornano e sono lame che penetrano nella carne, sentimenti di colpa che sono il fardello della vita.

E la storia, va bene, la storia. Ma questo libro è in primo luogo la potenza del linguaggio, è la parola precisa, insostituibile, necessaria, la parola che coglie con precisione ogni emozione, come un bisturi che non sbaglia.
 

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...