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sabato 14 agosto 2010

Che fine fanno i personaggi di un libro

Succede solo per i libri più importanti, quelli che continuano a risuonare dentro anche una volta che li abbiamo riposti sullo scaffale. I personaggi che hanno preso vita dalla pagina non è che si congedano e spariscono, ombre tra le ombre. Rimangono, in qualche modo, si tratti del Corsaro Nero, di Emma Bovary oppure del maggiordomo Jeeves. Continuano ad accompagnarci e a volte riusciamo anche a intavolare dei dialoghi immaginari.

E se vale per i lettori, figurarsi per lo scrittore che quei personaggi li ha creati. Arriva un momento in cui li lascia andare come una nave che molla gli ormeggi?

A questo proposito dice cose bellissime Marguerite Yourcenar In Ad occhi aperti, il libro intervista con Matthieu Galey.

I personaggi sono sempre lì, costantemente presenti? chiede l'intervistatore. E lei, la donna da cui hanno preso vita personaggi indimenticabili come Adriano e Zenone:

Sono tutti presenti, come sono presenti anche i vivi che amo o che mi interessano, presenti o passati. la conosco molto poco ma, quando se ne sarà andato, anche lei sarà presente. Credo di non rinunciare mai a un essere che ho conosciuto, e in nessun caso ai miei amici

Bello, i personaggi come amici a cui non si rinuncia mai. Ma anche gli amici sono come i personaggi, possibilità alternative della nostra vita

Attraverso loro, ho vissuto delle vite parallele. Lo stesso avviene con i miei amici in carne e ossa... Ogni simpatia e ogni comprensione accordate a degli esseri, appartengano al passato o al presente, nascano dalla nostra mente, ci accompagnino o incrocino la nostra strada nella vita, moltiplicano le nostre occasioni di contatto con la realtà

Non avevo mai pensato così, alle amicizie, di carta o in carne e ossa che siano, come alla moltiplicazione della nostra vita: le tante alte vite che discendono dalla nostra, stradario di una mappa immaginaria e possibile.

Ora ci penso e mi piace.

domenica 25 luglio 2010

Cercare il passato per sopportare il presente

Reduce da un viaggio di diversi giorni in cui ho camminato lungo il Vallo di Adriano - estremo confine dell'Impero romano - e non ho certo lesinato il mio tempo in musei dedicati all'antica Britannia, siti archeologici, rovine di terme e castelli, ho finito per infliggermi qualche domanda di troppo. Che cos'è tutto questo guardarsi indietro? Un altro tentativo di fuga da un presente che non proprio il massimo?

Così ancora una volta devo ringraziare Marguerite Yourcenar, scrittrice che quasi sempre mi ha portato in dono la pagina o la frase di cui avevo bisogno.

Sul suo libro intervista Ad occhi aperti (una lunga conversazione con Matthieu Galey, pubblicata da Bompiani) ero capitato a caccia di qualcosa sull'Imperatore Adriano, personaggio storico che come un'ombra l'ha seguita per tutta la vita. E che ovviamente intriga molto anche a me.

Su Adriano non ho trovato molto, ma questa frase valeva da sola:

Quando si ha parla dell'amore per il passato, bisogna fare attenzione: si tratta dell'amore per la vita; la vita è molto più al passato che al presente. Il presente è un momento sempre breve, anche quando la sua pienezza lo fa sembrare eterno. Quando si ama la vita, si ama il passato perché esso è il presente qual è sopravvissuto nella memoria umana.

Ecco, proprio così. Non riesco a immaginarmi il nostro presente senza il suo passato. Guardare al passato mi aiuta a stare nel presente.  Mi aiuta a sopportarlo. E come aiuta, anche questa consapevolezza.

domenica 4 luglio 2010

Quelle romantiche piogge di Inghilterra

Innanzitutto un annuncio personale: domani parto per alcune settimane in Inghilterra del Nord e per la Scozia nel corso del quale, tra le altre cose, intendo percorrere a piedi tutto il Vallo di Adriano, da mare a mare. Mi porterò con me le Memorie di Adriano della Yourcenar (utile rilettura per meditare ancora sulle questioni del potere e della felicità), camminerò il più possibile. E dico la cosa più banale (un po' meno banale per gli inglesi, che si sa, di questo parlano molto): spero che il tempo mi assista.

Proprio oggi (sarà un caso? O i libri si danno da fare per bussare alla porta della tua vita proprio quando occorre?) l'occhio mi è cascato su una pagina del grande Mario Praz. Un suo articolo, Ville inglesi, anno1958. Sentite cosa dice a proposito di certe idee romantiche sulla meteorologia con annesse predilezioni da turista o viaggiatore.

Quella di vedere i paesi nella loro stagione tipica era un'idea romantica di Théophile Gautier: bisognava vedere la Spagna d'estate e sentire la terra scottare attraverso la suola delle scarpe, e la Russia d'inverno e strofinarsi il naso contro il gelo. Nel 1923 dovevo ancora essere sotto l'influsso di simili idee romantiche, perché non mi sarebbe affatto dispiaciuto vedere a Londra la grande nebbia: non era la "ciudad de las nieblas" secondo uno scrittore spagnolo che allora godeva di una certa fama?
Tuttavia, per quel che riguarda l'Inghilterra, una volta che uno ha veduto che miracoli possano produrre in quel paese il cielo azzurro e la bella stagione, non potrà non considerare con pietà il punto di vista romantico alla Gautier

Anch'io sono piuttosto propenso a respingere questa idea romantica. Sono convinto che la poesia del Lake District o dello Yorkshire mi arriverà meglio, senza scarponi bagnati e umido nelle ossa. Che Giove Pluvio mi assista.

venerdì 15 gennaio 2010

Adriano e la saggezza della responsabilità


“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti...”.

Si conclude così, con una lettera scritta davvero da Adriano, questo libro non facile, ma che è da catalogare a tutti gli effetti tra i grandi capolavori di sempre. Un libro che è uno straordinario viaggio nel tempo e nel cuore degli uomini. Un libro che mi aveva preso terribilmente quando l'ho letto una prima volta, tanti anni fa e che ora ho ripreso in mano: Memorie di Adriano della grande Yourcenar.

Giunto al termine dei suoi giorni il grande imperatore scrive una lunga lettera al suo amico Marco Aurelio, guardando con occhio straordinariamente lucido alla sua vita toccata da un singolare destino. L'uomo che è stato il più potente del mondo si avvia da solo alla morte. Non ha troppi rimpianti, perché sa di aver vissuto nel giusto. Sa che la sua opera politica non è mai stata estranea a un senso di umanità.

Che questo porti alla felicità, è un altro discorso, ma di alcune cose è sicuro. “Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo”, afferma l'imperatore morente.

E noi con lui comprendiamo che la grandezza è questa responsabilità.

Un libro che accoglie nelle sue pagine i problemi degli uomini di ogni tempo. Un libro prezioso per chi si è consegnato all'impegno della politica e a quanti si interrogano sulle effettive priorità della vita.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...