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venerdì 14 febbraio 2014

Quale sorpresa ci può riservare il mondo oggi?

Non mi va di chiamarlo l'erede di Bruce Chatwin, primo perchè le questioni di eredità sono sempre complicate  e secondo perché dubito che sia davvero un complimento. Però questo è sicuro, Paul Theroux è uno dei grandissimi scrittori viaggiatori dei nostri tempi. E ci dice:

Sono dell'idea che il viaggio migliore e il libro di viaggio migliore - antico o moderno che sia - debba essere una sorta di sconfinamento abbinato a un'autentica scoperta, che lascia sorpreso chi viaggia e riporta notizie dal mondo esterno

Ma allora, quali sorprese ci può riservare il mondo oggi?

Naturalmente, molti aspiranti scrittori di libri di viaggio stanno ricalcando lentamente e faticosamente le orme di coloro che già hanno viaggiato prima di loro, per ripeterne e correggerne le impressioni

Che ci riescano o meno è un altro discorso. Meno male però che alla fine il posto in cui ci si dirige è meno importante di molte altre cose. Come l'umiltà, per dirne una.

Meno male che ha ancora ragione uno come Somerset Maugham, che la diceva così:

Dopotutto perché uno scrittore non può ottenere tutte le emozioni che vuole da una stazione ferroviaria?

venerdì 7 ottobre 2011

Paul Theroux e i libri di viaggi oggi

Non mi va di chiamarlo l'erede di Bruce Chatwin, primo perchè le questioni di eredità sono sempre complicate  e secondo perché dubito che sia davvero un complimento. Però questo è sicuro, Paul Theroux è uno dei grandissimi scrittori viaggiatori dei nostri tempi. E ci dice:


Sono dell'idea che il viaggio migliore e il libro di viaggio migliore - antico o moderno che sia - debba essere una sorta di sconfinamento abbinato a un'autentica scoperta, che lascia sorpreso chi viaggia e riporta notizie dal mondo esterno

Ma allora, quali sorprese ci può riservare il mondo oggi?

Naturalmente, molti aspiranti scrittori di libri di viaggio stanno ricalcando lentamente e faticosamente le orme di coloro che già hanno viaggiato prima di loro, per ripeterne e correggerne le impressioni

Che ci riescano o meno è un altro discorso. Meno male però che alla fine il posto in cui ci si dirige è meno importante di molte altre cose. Come l'umiltà, per dirne una.

Meno male che ha ancora ragione uno come Somerset Maugham, che la diceva così:

Dopotutto perché uno scrittore non può ottenere tutte le emozioni che vuole da una stazione ferroviaria?

martedì 20 settembre 2011

I libri di viaggio ai tempi di Google Earth

Davvero la letteratura di viaggio è morta perché ormai siamo stati dappertutto e di tutto si è raccontato? Davvero ormai tanto vale restare a casa, tanto c'è Google Earth e tutto il resto?

Se lo cheide il grande scrittore viaggiatore Paul Theroux nell'articolo L'ultimo viaggio pubblicato nei giorni scorsi da Repubblica. Niente di nuovo sotto il sole: in fondo si tratta di una vecchia polemica, viva anche prima dell'irruzione di Internet nelle nostre vite.

(Susan Sontag nel 1972 poteva scrivere: Quasi certamente scriverò un libro sul mio viaggio in Cina prima di andarci)

Mi piace la risposta che si dà e ci dà Theroux. Eccola:

Il mondo non è piccolo come ce lo raffigura Google Earth. Penso all'area del Lower River in Malawi, all'hinterland dell'Angola, al nord di Burma su cui niente è stato scritto e alla sua frontiera con il Nagaland. Più vicino a noi, penso ad alcune zone d'Europa e degli Stati Uniti. Non conosco nessun libro, per esempio, che parli della vita di tutti i giorni in un quartiere povero di Chicago, o della quotidianità impenetrabile di uno slum o, per quel che conta, dell'antropologia dei musulmani che vivono in un depresso edificio di edilizia popolare nelle Midlands britanniche.

Il mondo è pieno di luoghi felici, ma questi non mi interessano affatto. Detesto le vacanze e gli alberghi di lusso, e non è per niente divertente leggere di ciò. Voglio leggere di luoghi travagliati, inaccessibili o inospitali; di città proibite e di strade secondarie. Finché esisteranno questi, la letteratura di viaggio avrà valore 

mercoledì 22 giugno 2011

Quando gli scrittori si prendono a pesci in faccia

Narrano le cronache letterarie che qualche giorno fa un'incontro pubblico a Hay-on-Wye - il paesino del Galles che da qualche anno si accredita come una meravigliosa capitale del libro - abbia sancito la pace tra due autori del pari di Paul Theroux e V. S. Naipaul, dopo 15 anni di aperta ostilità.

No so se i presenti, accorsi in gran numero, siano tornati a casa con la coda tra le gambe, perché si erano attesi ben altro spettacolo - gli insulti, si sa, sono sempre più memorabili. Non so se di pace vera si tratti o se solo di una tregua, magari dettata da qualche strategia editorale, visto che a pensare male a volte ci si dà.

A dire il vero non so nemmeno quale sia stato il casus belli. Se l'indiscutibile caratteraccio di Naipaul, o il fatto che Theroux una volta abbia scoperto in vendita alcuni libri che aveva dedicato personalmente al primo, o se, ancora, non sia stato piuttosto un ritrattino al vetriolo che Theroux riservò all'ex amico, catalogato, pare, come sadico e puttaniere.

Non so e mi interessa anche poco. Irene Bignardi sul paginone centrale di Repubblica ne prende spunto per passare in rassegna alcune storiche rivalità tra scrittori. Nel C'eravamo tanto odiati spiccano relazioni burrascose quali quelle tra Salman Rushdie e John Le Carré, tra Gabriel Garcìa Marquez e Mario Vargas Llosa e, andando più indietro, tra Gore Vidal e Truman Capote.

Mi fermo qui, ma l'elenco potrebbe essere sterminato, senza disdegnare altri secoli. Irene Bignardi ricorda per esempio anche Byron e Keats, Shakespeare e Marlowe. Quasi sempre amici che per qualche ragione, non propriamente nobile, hanno finito per prendersi a pesci in faccia.

Siamo poco più su del gossip. Ma tutto questo mi convince di una vecchia idea: che degli scrittori è meglio accogliere l'opera e stendere un pietoso velo sulla vita. Perché l'opera può essere grande, ma l'uomo è quasi sempre come noi, comuni mortali. Se non peggio.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...