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lunedì 28 settembre 2015

Magliani e il viaggio lungo un canale di Olanda

Un canale che dura tutto un libro non penserai mica che sia come il racconto di un fiume?

Ecco, è questa la domanda che Marino Magliani pone nelle prime pagine del suo Il canale bracco, piccolo grande libro, uscito per la collana Bassastagione di Fusta editore, con cui ritrovo uno scrittore elegante e di sostanza, che nelle sue divagazioni con le parole e i passi sa restituirmi luoghi del cuore (e il cuore dei luoghi).

E come altre volte qui c'è quell'Olanda che Magliani da anni ha scelto di abitare (non senza che compaia anche la sua Liguria, quella Liguria che, con qualche sorpresa per chi non è ligure, è fatta di montagna, roccia, poche coltivazioni mantenute col sudore). L'Olanda che non è quella di Delft, delle vecchie città dell'Hansa, dei quadri di Vermeer e dei grandi fiamminghi.

Il Noordzeekanal unisce il mare del Nord all'IJ, un lago che si trova nella provincia dell'Olanda Settentrionale e bagna Amsterdam.

Le prime parole fissano le coordinate geografiche. Il resto è un viaggio: 21 chilometri, tanto è lungo il canale. Ma quante cose, per chi ha lo sguardo giusto e senza fretta. L'acqua salmastra, le chiuse, l'andirivieni dei carghi, i pescatori sui moli, gli uccelli che disegnano geometrie nel cielo del nord. La compagnia di un vecchio amico, Piet, disoccupato professionista che gli ha insegnato a guardare l'Olanda come La lezione di anatomia di Rembrandt.

Libri sui fiumi diversi, su un canale mai. Un libro su un mondo a parte. Un libro che ci voleva la penna di uno come Marino Magliani.

venerdì 24 ottobre 2014

La bellezza malgrado tutto, questo è il Cardellino

Prendete un ragazzino di tredici anni in una New York che sembra svelare il suo volto migliore, quello delle case e delle gallerie d'arte raccontate in qualche commedia più o meno brillante. Mettete un terribile attentato che a quel ragazzino porta via l'unica persona che veramente conta, sangue e macerie laddove prima c'era solo la bellezza dell'arte. E poi andate avanti, con quel che resta, con quello che la vita può ancora riservare.

Con quel boato terrificante, già alle prime pagine, potreste anche ingannarvi, pensare che sia un romanzo sul terrorismo, un legal thriller o una spy-story, comunque un libro classificabile in qualche genere. Invece no, è qualcosa di completamente diverso, Il cardellino di Donna Tartt, scrittrice americana che distilla le sue opere in tempi lunghi, segnati dalla ponderatezza e dalla meticolosità.

Pensate, questa è una storia segnata dalla morte della madre ma anche da un quadro, lo stesso titolo del libro e l'immagine in copertina, che è il capolavoro di Carel Fabritius, uno dei maestri del Seicento olandese. Quindi un libro sull'assenza, sul dolore di chi rimane, sulla solitudine, ma anche sulla bellezza, sull'arte che è leggera e indispensabile, che è prima di tutto consolazione.

E per dire, pensate a come si chiama il protagonista: Theo, come il fratello delle indimenticabili lettere di Vincent Van Gogh. Pensate a Fabritius, appunto, anche lui, come la madre di Theo, morto in una drammatica esplosione a Delft. Pensate a quanto c'è di Dickens e per la verità anche di Salinger in questa storia.

C'è perfino troppo, in questo romanzo lungo, sterminato, direi fluviale. Un libro in cui tuffarsi, per riemergere solo all'ultima pagina. 

martedì 8 gennaio 2013

Vermeer e quel paese singolare che è l'Olanda

La vera arte non sa che farsene dei proclami, si compie nel silenzio.

Così diceva Marcel Proust e sono proprio queste parole che sceglie Anthony Bailey per aprire il suo Il maestro di Delft, storia di Johannes Vermeer, il genio della pittura olandese. Proust, è noto, amava Veermer, al punto che fu solo per lui, per vedere quattro suoi quadri esposti a Parigi, che sortì fuori di casa per l'ultima volta. Eppure la sua citazione mi convince a metà. La vera arte ha bisogno anche di parole, almeno dopo, ovvero quando si può e si deve salvaguardare la memoria e conservare alcune emozioni.

E' un bel libro, questo di Anthony Bailey, un libro buono anche per i non addetti ai lavori. Buono per quanti almeno una volta nella vita si sono fatti incantare da un quadro di Vermeer, dalle sue stanze inondate di luce, dalle sue domestiche affaccendate, dai gesti fermati in un tempo fuori del tempo.

Un libro buono perfino per coloro che Vermeer non lo hanno visto: attraverso queste pagine possono entrare nella storia di quel paese assai singolare che è l'Olanda. Un paese inventato dal nulla, da terre strappate dall'acqua e da una guerra impossibile. Un paese che fece il suo ingresso nelle carte geografiche con il nome di Province Unite (anche se erano già separate dalle Province del Sud) e che nel giro di pochi anni, tra una giravolta della storia e l'altra, si scoprì grande potenza.

Da allora gli olandesi partitrono alla scoperta del mondo, accolsero nelle proprie città artigiani e mercanti in fuga da guerre e intolleranze varie, scoprirono i tulipani e ci specularono sopra fino a un incredibile crack. Soprattutto amarono e coltivarono la pittura, tanto che i quadri si trovavano ovunque, nelle case borghesi, come nelle taverne e nei bordelli.

E questo libro ci racconta tutto questo: Vermeer, il genio della pittura; il secolo d'oro dell'Olanda; e una storia che sembra un romanzo e forse lo è.

martedì 11 dicembre 2012

Il maestro di Delft che riuscì a fermare il tempo

Da un lato, ammiriamo il senso di autocontrollo e di padronanza di sé che le opere di Vermeer ci trasmettono, dall'altro, però, ci chiediamo se il maestro avesse qualcosa che teneva represso dentro di sé e che contribuì a scatenare la frenesia che 'lo portò, in poco più di un giorno, dalla salute alla morte'. 

Per alcuni aspetti, egli è come l'uomo mancante di alcuni dei suoi quadri, quello che è appena uscito dalla stanza o che è in procinto di arrivare. E' impaziente di essere trovato, di essere visto, ma nell'attesa dipinge la quiete.
 

Mentre torno alla Piazza del Mercato attraversando l'Oudemansteeg, il rintocco delle campane della Chiesa Nuova scandisce il tempo, riempiendo l'aria notturna. 

Il tempo passa, ruota  su se stesso e poi riprende a muoversi. Nessuno riuscirà a fermarlo, anche se talvolta sogniamo di poterlo fare.

 E Vermeer ci è riuscito come nessun altro.

(Anthony Bailey, Il maestro di Delft, Bur)

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