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giovedì 31 marzo 2016

Carofiglio e le parole dei passeggeri notturni

- Le menzogne peggiori si nascondono dietro gli avverbi. E sai qual è l'avverbio più pericoloso di tutti?
- Quale?
- Assolutamente. E' l'avverbio che nasconde le peggiori malefatte. Ricordatene quando diventerai grande.


Difficile classificare Passeggeri notturni, l'ultimo libro di Gianrico Carofiglio (Einaudi), difficile assegnarli anche un posto preciso nell'intera sua opera. Raccolta di brevi racconti, forse, ma anche di scritti che racconti non sono, che sono piuttosto microsaggi, spunti, rivelazioni. O piuttosto un almanacco che distribuisce in trenta titoli e trenta testi di tre pagine l'uno l'esperienza di un uomo che sa guardare oltre le apparenze e porre le domande giuste.

Voci raccolte nello scompartimento di un treno notturno, frammenti di conversazione a una cena o a una conferenza, citazioni prelevate da qualche rivista specialistica per una curiosità che non è certo da specialisti.

Parole che costruiscono una visione del mondo, parole che quel mondo provano a decifrare. Parole da maneggiare con cautela, restituendole a un significato preciso, trasparente, liberato dalle peggiori consuetudini.

Non è la prima volta, certo, che Carofiglio ci aiuta al buon uso della parola. Questa volta lo fa accompagnandoci tra storie, personaggi, aneddoti. In fondo è questo il potere della buona letteratura.




martedì 15 marzo 2011

L'arte perduta di dire no

E' un'arte difficile e perduta, quella di dire no

Così afferma Gianrico Carofiglio ne La manomissione delle parole, e alla prima ho avuto una reazione che giudicherei allergica. Perché da un pezzo sono stufo di coloro che dicono sempre no, perché a forza di no si va poco avanti, perché soprattutto a forza di no prima o poi si perde anche l'occasione giusta per dire sì....

Tutto molto sensato, è vero. Ma poi in questo nostro tempo conformista e telecomandato, in questo tempo di yes men che annichilano ogni merito, ogni facoltà dell'intelligenza, è proprio vero, bisogna rimpiangere l'arte di dire no. Ed è proprio un'arte, quell'arte, che richiede coraggio e fantasia, richiede quella creatività che non si accontenta del solco tracciato.

A volte si costruisce anche con il no, dice Carofiglio. Proprio con queste due lettere che, assieme al sì, appartengono al gruppo delle parole più corte, non necessariamente più banali e piatte.

E ha ragione Carofiglio, c'è anche il modo di dire no di Bartebly lo scrivano, il personaggio di  Herman Melville che alle richieste del suo datore di lavoro rispondeva Preferirei di no. Anzi, più bello in inglese: I would prefer not to.

Garbato rifiuto, affermazione di vita contro la stupidità della routine, della noia, di un lavoro che avrebbe potuto essere diverso.

sabato 12 marzo 2011

La poesia restituisce vita alle parole manomesse

Il poeta greco Ghiannis Ritsos ha detto che le parole sono come "vecchie prostitute che tutti usano, spesso male": e al poeta tocca restituire loro la verginità.


E' necessario un lavoro da artigiani per restituire verginità, senso, dignità e vita alle parole.


E' necessario smontarle e controllare cosa non funziona, cosa si è rotto, cosa ha trasformato meccanismi delicati e vitali in materiali inerti. E dopo bisogna montarle di nuovo, per ripensarle, finalmente libere dalle convenzioni verbali e dai non significati

(Gianrico Carofiglio, La manomissione delle parole, Rizzoli)

lunedì 28 febbraio 2011

Che vergogna il paese senza vergogna

E' un libro che restituisce precisione e pulizia alla nostra lingua, La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio, un libro dunque che ci aiuta a restituire ordine al nostro mondo.

Un libro, in particolare, che ci riporta al sentimento della vergogna. Che ce lo consegna come un dono e come una responsabilità: e ne abbiamo bisogno, in questo nostro tempo che della vergogna sembra possa e voglia fare a meno.

Per dirla con Marco Belpoliti, autore di Senza vergogna, appunto: la vergogna non c'è più. Al massimo ci si vergogna di vergognarci. Al massimo si insulta scaricando ad altri il peso della vergogna (il "si vergogni lei").

E ha ragione Carofiglio quando dice che provare vergogna è condizione indispensabile per praticare il suo contrario, l'arte del rispetto e della dignità.

Ha ragione quando spiega che la vergogna, al pari del dolore per la malattia, è un sintomo e un segnale necessario, che ci aiuta a capire la patologia.

Ha ragione quando, seguendo l'insegnamento di Primo Levi, rammenta a tutti quanti che la vergogna può prescindere anche dalla colpa individuale. Perché è motivo e conseguenza di una comune appartenenza.

Ovunque, dice Carofiglio, la vergogna permette di ricostruire, o almeno di migliorare se stessi.

Allora dove andremo a finire nel paese senza vergogna?


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