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lunedì 31 dicembre 2018

Patria di Aramburu, un libro che è un augurio per il 2019

L'incontro si verificò all'altezza del gazebo della musica. Fu un abbraccio breve. Le due si guardarono un istante negli occhi prima di separarsi. Si dissero qualcosa? Niente. Non si dissero niente. 

A volte succede così con un libro. Ne senti parlare, scorri qualche recensione, titubi, ma finisci per acquistarlo. Poi lo lasci tra i libri che sì, forse un giorno leggerai, tanto sono a portata di mano. Per quanto mi riguarda una pila che cresce di mese in mese. Ogni tanto ti avvicini, lo prendi tra le mani, lo scorri: lettura impegnativa però. E rimane lì. Finché un giorno ti decidi e in quella lettura ti tuffi e non vorresti più riemergere. 

Ecco, questo è quanto mi è capitato con Patria di Fernando Aramburu (Guanda), una lettura che mi ha riconciliato con il piacere dei libri che valgono davvero, non importa se per arrivare in fondo ci vogliono più di 600 pagine e se a volte ci si smarrisce tra i nomi dei personaggi, che in effetti un po' ostici sono. 

Chi mi conosce sa che amo le classifiche alla Nick Hornby, tipo i più bei cinque libri che abbiate mai letto, mi piacciono perché sono un modo di mettere ordine alle proprie emozioni, poi tanto le classifiche sono belle se sono provvisorie, se ogni poco si rovesciano. Così non mi sorprende che oggi, giorno di San Silvestro, mi sia trovato a rimuginare sul libro che più mi ha catturato - dico così, non il più bello - nel corso di questo 2018. 

Beh, Patria è in ottima compagnia. E forse avrei fatto meglio a puntare sul mio best five. Però, però. Mi sa che sto usando un pretesto, adoperando un titolo, solo per formulare un augurio.

Un cenno alla trama. Aramburu ci racconta - magnificamente - di due famiglie che abitano una dirimpetto all'altra in una minuscola comunità alle porte di San Sebastian, nei Paesi Baschi. Non sono solo vicini, in un posto di piccoli numeri in cui è impossibile non conoscerci. Tra loro ci sono legami stretti che vengono da lontano e che la vita di paese consolida: le bevute in osteria, i giochi dei ragazzi, le uscite in bicicletta. Solo che sono gli anni della lotta armata dell'Eta contro lo Stato spagnolo, ci sono troppi morti per strada e un giorno c'è il morto che si abbatte come una scure sui legami che sembrano più forti e inscindibili. 

La patria può essere la stessa, ma senza una comune appartenenza. Le vicende separano anche quelle due famiglie, erigono un muro dove c'era la strada che li univa, sigillano tutti i protagonisti in un bozzolo di silenzi e diffidenze. A dispetto degli stessi sentimenti che ancora abitano i loro cuori: sono sentimenti che non trovano più un varco.

E quanta sofferenza si sarebbero potuti risparmiare tutti. Con un solo gesto, un solo passo avanti. Senza nemmeno il bisogno di una parola.

Il passo avanti: è magnifico quel momento, è il dono di questo libro. Che proprio per questo non è solo il libro del 2018, ma il mio augurio per il 2019. In questo mondo di troppi muri. A volte basta un passo avanti: e il muro svanisce. 

mercoledì 24 dicembre 2014

Gli auguri più belli con le parole di Rosa L.

Le parole sono di Rosa Luxembourg, tratte da quella bellissima lettera sulla compassione, scritta dal carcere, che i bambini in Germania studiano anche a scuola e che anche noi dovremmo conoscere un po' di più. In realtà una lettera che non è solo sulla compassione, ma anche sulla bellezza della vita, di qualunque vita si tratti.

Parole come un grande augurio per tutti voi, per il mondo intero.

Me ne sto qui distesa, sola, in silenzio, avvolta in queste molteplici e nere lenzuola dell'oscurità, della noia, della prigionia invernale - e intanto il mio cuore pulsa di una gioia interiore incomprensibile e sconosciuta, come se andassi camminando nel sole radioso su un prato fiorito. E nel buio sorrido alla vita, quasi fossi a conoscenza di un qualche segreto incanto in grado di sbugiardare ogni cosa triste e malvagia e volgerla in splendore e felicità.

E cerco allora il motivo di tanta gioia, ma non ne trovo alcuno e non posso che sorridere di me. Credo che il segreto altro non sia che la vita stessa; la profonda oscurità della notte è bella e soffice come il velluto, a saperci guardare. E anche nello stridere della sabbia umida sotto i passi lenti e pesanti della guardia risuona un canto di vita piccolo e bello, se solo ci si presta l'orecchio.

In quei momenti penso a voi, a quanto mi piacerebbe potervi dare la chiave di questo incanto, perché vediate sempre e in ogni situazione quel che nella vita è bello e gioioso, perché anche voi possiate sentire questa ebbrezza e camminare su un prato dai mille colori.

(Rosa Luxembourg, Un po' di compassione, Adelp

domenica 25 dicembre 2011

Le parole di Beatrice come un augurio per tutti

Con le parole di Beatrice, che risuonano come un canto di amore per la vita e per la poesia, un grande augurio di buone feste per tutti.


Le parole mi scorrono dentro, libere, mi attraversano e mi prendono.
Sono sangue, sono vita. In esse, professore, mi c’interno. E con esse ritorno fuori e abbraccio il mondo.
Non sono rincitrullita e lo so che le parole scritte resteranno scritte in eterno, e che le mie parole, invece, sono come nebbia nel vento che scappa, sono fumo che sale al cielo.
Ma la parola detta, la parola cantata, è bella perché è unica, perché è tutta piena di melodia.
E questa melodia conta più di me e persino più di lei, professore.
Perché la bellezza è fiore che sfiorisce e poi ritorna.
Perché la poesia è bellezza e la bellezza dura per sempre, anche quando sparisce. Perché è gioia che rimane, splendore che aumenta. E se gli altri se ne scorderanno alla svelta, noi le troveremo sempre un posticino indisturbato, come una pietra preziosa in uno scrigno.
E sarà dolce sogno, carezza di ricordo, salvezza.
Dove sono allora i canti della mia giovinezza?
Vorrei illudermi, dire che sono un’eco che vibra ancora su questi nostri monti. Magari è davvero così.
Perché questi versi sono i fiori incolti di questa terra.
Fiori che nascono e muoiono senza che nessuno debba curarsene.
Muoiono ma la primavera dopo sono di nuovo qui a rallegrarti.

venerdì 31 dicembre 2010

Gli auguri più grandi con le parole di Rosa L.

Le parole sono di Rosa Luxembourg, tratte da quella bellissima lettera sulla compassione, scritta dal carcere, che i bambini in Germania studiano anche a scuola e che anche noi dovremmo conoscere un po' di più. In realtà una lettera che non è solo sulla compassione, ma anche sulla bellezza della vita, di qualunque vita si tratti. Parole come un grande augurio per tutti voi, per il mondo intero, all'inizio di questo 2011.
(la lettera è pubblicata da Adelphi con il titolo "Un po' di compassione")

Me ne sto qui distesa, sola, in silenzio, avvolta in queste molteplici e nere lenzuola dell'oscurità, della noia, della prigionia invernale - e intanto il mio cuore pulsa di una gioia interiore incomprensibile e sconosciuta, come se andassi camminando nel sole radioso su un prato fiorito. E nel buio sorrido alla vita, quasi fossi a conoscenza di un qualche segreto incanto in grado di sbugiardare ogni cosa triste e malvagia e volgerla in splendore e felicità.


E cerco allora il motivo di tanta gioia, ma non ne trovo alcuno e non posso che sorridere di me. Credo che il segreto altro non sia che la vita stessa; la profonda oscurità della notte è bella e soffice come il velluto, a saperci guardare. E anche nello stridere della sabbia umida sotto i passi lenti e pesanti della guardia risuona un canto di vita piccolo e bello, se solo ci si presta l'orecchio.


In quei momenti penso a voi, a quanto mi piacerebbe potervi dare la chiave di questo incanto, perché vediate sempre e in ogni situazione quel che nella vita è bello e gioioso, perché anche voi possiate sentire questa ebbrezza e camminare su un prato dai mille colori.

venerdì 24 dicembre 2010

Le parole di Beatrice sono auguri per tutti voi

Dalla mia Beatrice, una manciata di parole che mi suonano come un canto di amore per la vita e per la poesia. Parole che mi piacciono come un grande augurio di buone feste per tutti.


Le parole mi scorrono dentro, libere, mi attraversano e mi prendono.
Sono sangue, sono vita. In esse, professore, mi c’interno. E con esse ritorno fuori e abbraccio il mondo.
Non sono rincitrullita e lo so che le parole scritte resteranno scritte in eterno, e che le mie parole, invece, sono come nebbia nel vento che scappa, sono fumo che sale al cielo.
Ma la parola detta, la parola cantata, è bella perché è unica, perché è tutta piena di melodia.
E questa melodia conta più di me e persino più di lei, professore.
Perché la bellezza è fiore che sfiorisce e poi ritorna.
Perché la poesia è bellezza e la bellezza dura per sempre, anche quando sparisce. Perché è gioia che rimane, splendore che aumenta. E se gli altri se ne scorderanno alla svelta, noi le troveremo sempre un posticino indisturbato, come una pietra preziosa in uno scrigno.
E sarà dolce sogno, carezza di ricordo, salvezza.
Dove sono allora i canti della mia giovinezza?
Vorrei illudermi, dire che sono un’eco che vibra ancora su questi nostri monti. Magari è davvero così.
Perché questi versi sono i fiori incolti di questa terra.
Fiori che nascono e muoiono senza che nessuno debba curarsene.
Muoiono ma la primavera dopo sono di nuovo qui a rallegrarti.

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