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giovedì 11 agosto 2016

In viaggio con Tito, a caccia di ombre

Racconta Luis Sepùlveda in Patagonia Express:

Iniziai a camminare nel parco, poi per le strade deserte, e all'improvviso mi accorsi che l'eco dei miei passi si moltiplicava. Non ero solo. Non sarei stato solo mai più. Coloane mi aveva passato i suoi fantasmi, i suoi personaggi, gli indio e gli emigranti di tutte le latitudini che abitano la Patagonia e la Terra del Fuoco, i suoi marinai e i suoi vagabondi di mare.

L'avevo già incontrata, questa frase, però sono contento che Tito Barbini l'abbia scelta come epigrafe de Il cacciatore di ombre, che dopo esser uscito per Vallecchi, viene riproposto ora da Aska.

Soprattutto libro che non ci sarebbe mai stato senza la scoperta dell'autore di non essere più solo. Aveva per compagno di viaggio un uomo che solo per l'anagrafe non c'era più, Don Patagonia, straordinaria figura di missionario ed esploratore.

Da scoperte così, ne sono convinto, devono essere segnati i nostri viaggi. Per dire, come fate a percorrere ciò che rimane del Vallo di Adriano, nel nord dell'Inghilterra, senza avvertire alle vostre spalle i passi dell'imperatore e dei suoi centurioni? Come fate a incamminarvi per la Via Francigena senza lasciarvi accompagnare dalle ombre dei suoi pellegrini?

Non siamo mai soli, nei nostri viaggi. Non lo dobbiamo essere. Coltiviamo la compagnia che ci arriva da altri tempi. Altre profondità regalano ai nostri viaggi.

sabato 19 settembre 2015

In cammino, io sono qui e ho il mio tempo

Sono partito di buon mattino, il passo leggero, riposato. Sto bene. Mi aspetta Corbridge, antica città romana sulla strada che porta a ovest, fino a Carlisle. 

Oggi né l'orologio né la distanza impongono i loro consueti diktat. E nemmeno le condizioni meteorologiche, benché il sole di ieri sia solo un ricordo. Si respira una singolare sensazione di libertà, che forse ha a che vedere proprio con la scelta del movimento lento, che conta solo sulle proprie forze.

Camminando faccio giustizia. E tanti saluti agli spot delle automobili.

Avete presente? Modelli nuovi fiammanti che scivolano lungo nastri di asfalto come palle di biliardo. Suv che manca poco si librano in aria. Navigatore satellitare e corsa libera, potenza e relax, tanto mai che ci sia nessuno davanti e nemmeno dietro, mai che capiti un ingorgo, una buca, una strada interrotta, un clacson che proclama la sopraggiunta crisi isterica.

Sono ovunque, ce li infliggono ovunque. Ma io sono qui e ho il mio tempo. Non gli appartengo più, al tempo. Sarà che posso prescindere dai miei anni, dalla mia epoca. Non più automobilista. Semmai pellegrino, a modo mio. Senza cercare un santuario, senza puntare a un'indulgenza.

Pellegrino: parola di altri secoli. Pellegrino cioè peregrino, dal latino per agros, per i campi – in qualche modo i romani lo zampino lo lasciano sempre, se non altro con le etimologie.

Per i campi, cioè fuori dalle città. Che significa anche fuori dal tempo delle città. È questo, il pellegrinaggio.

Tempo fuori dell'ordinario, tempo stralciato per ritrovare se stessi o ascoltare altre voci, che non siano il rombo dei motori, il brusio della folla.

(da Paolo Ciampi, La strada delle legioni, Mursia)  

giovedì 26 febbraio 2015

Meditando sui viaggi nel vento del Vallo di Adriano



Non so cosa c'entri con questo viaggio. Non so, ma credo che valga lo stesso per i viaggi, meglio, per la smania di catalogarli con grande profluvio di preposizioni, aggettivi e sostantivi.
Il viaggio è sempre verso qualcosa, implica sempre una distanza. È vicino o lontano. Pare non contare per se stesso ma per la sua destinazione, regione, paese o continente che sia. 
Non so cosa c'entri, ma ora che mi sto dirigendo verso Walltown Crags avverto che molte delle cose che finora ho considerato dei viaggi appartengono al superfluo. Possono cadere a ogni passo, come foglie di autunno al primo stormire. 
Walltown Crags, balcone sul tempo, sui tempi, fuori dal tempo. Posto buono per sciogliersi dai pensieri e abbandonarsi a ogni congettura. Per riposare la mente e lasciarla andare, come un pattinatore che scivola sul ghiaccio con leggerezza.
Perché a volte capita, è in superficie che si scopre il senso della profondità.

(da Paolo Ciampi, La strada delle legioni, Mursia)



giovedì 19 giugno 2014

In Inghilterra in compagnia dell'imperatore

Non so quanti conoscono il Vallo di Adriano. Quanti ne hanno già sentito parlare e quanti l'hanno preso in considerazione come una possibile meta di viaggio.

Credo pochi, ma credo anche che saranno sempre di più in futuro. Merito non della nostra scuola, certo, ma piuttosto degli inglesi. Che ne hanno fatto uno dei grandi itinerari europei per chi intende muoversi a piedi o in bicicletta.
 

Dal Mare del Nord al Mare di Irlanda, un coast to coast ancora piuttosto originale, con distanze che non spaventano nemmeno un pantofolaio come me.
 

Se non ci credete, date un occhio alla cartina. È come se all'alba del mondo un gigante avesse provato a strozzare l'Inghilterra. Non c'è riuscito, ma il collo è rimasto così.
 

Però in un viaggio come questo non ci sono da mettere in conto solo i chilometri. Anche gli anni vogliono la loro parte.
 

E ve l'ho già detto, sono qui per questo. Voglio inoltrarmi nella storia, non solo nella campagna inglese. 

Passo dopo passo, visto che le insidie non mancano: il tempo, lo so, a volte è una palude che inghiotte vita e risputa ombre.
 

Starò attento, con il mio bagaglio fatto più di domande che di indumenti. Accetterò a cuor leggero tutta la lentezza che è nell'ordine delle cose.
 

E per non smarrirmi ho scelto con attenzione la compagnia. Avrò Adriano al mio fianco, l'uomo dal quale discende tutto questo, dalle pietre del Muro giù giù fino alla gente che arranca per queste colline. 
Fino a queste pagine, anche.
 

Un imperatore romano per compagno, non è da tutti. Però me lo merito, con tutto il tempo che ho fantasticato su di lui. Sui segni che ha lasciato in questo mondo e su tutto ciò che di lui è semplicemente svanito.

(da Paolo Ciampi, La strada delle legioni, Mursia)

lunedì 12 maggio 2014

Il Vallo di Adriano a piedi o in bicicletta

 


Il Vallo di Adriano era l'estrema frontiera
dell'Impero, il limite oltre il quale
c'erano solo i barbari.

Oggi è diventato uno straordinario itinerario
da percorrere a piedi o in bicicletta,
con la lentezza da riservare
a un viaggio che appartiene al tempo
non meno che allo spazio.

(da Paolo Ciampi, La strada delle legioni.
L'Inghilterra coast to coast
lungo le vie romane, Mursia editore)

martedì 22 maggio 2012

Kipling e il folletto che scopriva l'Inghilterra

Lasciate da parte Il libro della giungla, le lontananze esotiche, i tempi dell'impero inglese, té in veranda e battute di caccia alla tigre, partite di cricket sotto il sole tropicale e divinità dai nomi impronunciabili. Ruyard Kipling non è solo l'India, le colonie, un mondo inghiottito dalla storia.

Prendete per esempio Puck il folletto, un libro per tutte le età. Un libro con cui Kipling ritorna a casa, sempre che l'Inghilterra possa davvero essere la sua casa, e non piuttosto il più meraviglioso di tutti i paesi stranieri dove sia mai stato, come diceva.

Racconta Ottavio Fatica nella nota all'edizione Adelphi che per Kipling la macchina era una sorta di macchina del tempo. Sulla quattro ruote prendeva e partiva come gli altri, solo che riusciva a vedere ciò che gli altri non riescono a vedere, perché bene che vada è solo roba da ragazzi.


Andava scorrazzando per l'isola che non c'è, per quell'Inghilterra piena per lui di meraviglie e di misteri stupefacenti. Un giorno in macchina nella campagna inglese era un giorno in un museo fatato dove tutti i pezzi sono vividi e reali e, al tempo stesso, deliziosamente mescolati con i libri

Ed ecco dunque il Colle Fatato che non è solo un luogo di una mappa fantastica, è una torre di avvistamento per scrutare la storia e le storie, per far emergere dal buio dei tempi i personaggi, le leggende, ciò a cui è bello restituire la parola. Ecco Puck, fauno di shakespeariana memoria, che racconta ai bambini di cavalieri normanni, di pirati vichinghi e di centurioni romani del Vallo di Adriano.

Raccontando ai bambini, ma restituendo a tutti gli occhi con cui i bambini sanno ancora alimentare la meraviglia.

mercoledì 5 ottobre 2011

Viaggiando in compagnia delle ombre

Racconta Luis Sepùlveda in Patagonia Express:


Iniziai a camminare nel parco, poi per le strade deserte, e all'improvviso mi accorsi che l'eco dei miei passi si moltiplicava. Non ero solo. Non sarei stato solo mai più. Coloane mi aveva passato i suoi fantasmi, i suoi personaggi, gli indio e gli emigranti di tutte le latitudini che abitano la Patagonia e la Terra del Fuoco, i suoi marinai e i suoi vagabondi di mare

L'avevo già incontrata, questa frase, la ritrovo ora che Tito Barbini l'ha scelta come epigrafe de Il cacciatore di ombre, libro che, in effetti, non ci sarebbe mai stato senza la scoperta dell'autore di non essere più solo. Aveva per compagno di viaggio un uomo che solo per l'anagrafe non c'era più, Don Patagonia, straordinaria figura di missionario ed esploratore.

Da scoperte così, ne sono convinto, devono essere segnati i nostri viaggi. Per dire, come fate a percorrere ciò che rimane del Vallo di Adriano, nel nord dell'Inghilterra, senza avvertire alle vostre spalle i passi dell'imperatore e dei suoi centurioni? Come fate a incamminarvi per la Via Francigena senza lasciarvi accompagnare dalle ombre dei suoi pellegrini?

Non siamo mai soli, nei nostri viaggi. Non lo dobbiamo essere. Coltiviamo la compagnia che ci arriva da altri tempi. Altre profondità regalano ai nostri viaggi.

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