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giovedì 18 luglio 2013

Italo Calvino: scrivere è togliere peso

Dopo quarant'anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.

In questa conferenza cercherò di spiegare - a me stesso e a voi - perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato in cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro...

(da Italo Calvino, Lezioni americane, Oscar Mondadori)

lunedì 1 luglio 2013

Pensare che mi ero dimenticato di Heinrich

Mi sa che ce lo stiamo dimenticando - e non va bene, non va assolutamente bene - non solo perché resta comunque uno dei grandi del Novecento, ma perché, per quanto mi riguarda, incarna ancora l'idea dello scrittore che sa farsi coscienza inquieta, che sa scegliere, denunciare, affermare, senza per questo legarsi davvero a nessun carro.

Heinrich Boll - si scrive con la dieresi sulla o, ma non so come inserirla:  da molto tempo non leggevo niente su di lui, sarà che dopo la caduta del Muro, nel 1989, ha finito per farsi largo un'altra idea della Germania, che non è quella che lui raccontava, la Germania di Konrad Adenauer (ma anche di Willy Brandt), ipocrisia, conformismo e paure borghesi nel grande gelo della Guerra Fredda.

Poi l'altro giorno ho incontrato per strada una conoscente con cui funziona bene il passaparola sui titoli dei libri. Ho cominciato a rileggermi tutto Boll, mi ha detto, e quelle quattro lettere più la dieresi mi si sono accese come una lampadina. Mi sono precipitato nella libreria più vicina e quello che ho trovato sono stati questi Racconti umoristici e satirici pubblicati negli Oscar Mondadori.

Una notte per fare i conti con queste zampate da felino sornione, capace di alternare ferocia e morbidezza. Una notte e quindi una promessa: presto rimetterò le mani su Opinioni di un clown e Foto di gruppo con signora.

martedì 27 marzo 2012

Rin-Tin-Tin, il cane di Hollywood uscito dalla trincea

Chissà che cosa dirà il suo nome ai ragazzi di oggi. Per sarà sempre una leggenda: Rin-Tin-Tin, il pastore tedesco che con le sue avventure animava i miei pomeriggi di adolescente, alla tv dopo i compiti a casa, il cane a cui gli uomini assegnarono l'Oscar e in seguito glielo ritirarono, perché se un cane era meglio degli altri attori era segno che gli altri attori erano peggio che cani.

La sua storia è stata recentemente raccontata da una scrittrice americana, Susan Orlean, e ripresa in Italia da Vittorio Zucconi. Ed è una storia sorprendente, che si intreccia, figurarsi, con gli orrori della Grande Guerra.

Prima di tutto Rin-Tin-Tin era il nome che i francesi avevano dato a un pupazzetto portafortuna. Donne e bambini lo regalavano ai loro uomini in partenza per il fronte. Cosa da niente, un acquisto da otto franchi, ma con esso si regalava un'impagabile speranza: quella di potersi rivedere e riabbracciare. Chissà se quel pupazzetto, nelle attese in trincea, non aiutasse perfino a tornare indietro con la fantasia, ai giorni dell'infanzia senza guerra.

Nel 1918 sbarcò in Francia un soldato americano e anche lui ebbe il suo pupazzetto. Un giorno lo stesso soldato si imbattè in un canile tedesco bombardato, trovò una nidiata di lupacchiotti affamati e impauriti. Uno lo chiamò Rin-Tin-Tin e se lo portò con lui in America.

Cominciò così la storia dell'attore a quattro zampe: molto migliore non solo di tanti attori di Hollywood, ma di tutti coloro che nel sangue della Grande Guerra si erano disinvoltamente tuffati.

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...