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venerdì 18 luglio 2014

Che tempo farà oggi? E domani?

Che tempo farà oggi? E domani?

Fino a qualche anno fa non mi preoccupavo molto di domande così. La meteorologia era questione da colonnelli dell'aeronautica o da anziani signori, piuttosto annoiati. Era la mappa dell'Italia prima del telegiornale, cioè prima delle notizie che davvero contavano. Era l'appuntamento con previsioni che non sempre ci azzeccavano e soprattutto non avevano niente a che vedere con ciò che avrei potuto fare o non fare. Indifferenti a gesti quali riciclare la carta, abbassare un termosifone, lasciare l'auto sotto casa.

Non è che ora mi appassionino, le previsioni del tempo. Le lascio volentieri agli inglesi che, così segnalano curiose statistiche, se le coccolano come il loro primo argomento di conversazione. Però è un pezzo che i miei pensieri girano intorno a questa storia dell'effetto farfalla.

Oggi è facile che questo concetto desti la tipica insofferenza riservata alle espressioni inflazionate. Però oltre l'uso e l'abuso, c'è la solidità della scienza. In fondo è di questo che parlava già il matematico inglese Alan Turing, uno degli uomini che dobbiamo ringraziare se oggi il computer è uno strumento di uso domestico come la moka per il caffè.

Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza.

Così diceva il grande Alan Turing, a cui fece seguito un altro matematico, Edward Lorenz, un nome legato alla teoria del caos:

Un meteorologo fece notare che, se le teorie erano corrette, un battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre.

Era il 1963: a battere le ali era ancora un gabbiano, e non una farfalla; quel movimento leggero come un fremito non era stato collegato a varie tipologie di disastro, dal tornado in Texas al terremoto a Tokio. Però il concetto c'era già tutto. Sono contento che sia arrivato fino a me.

Insomma, oggi sono convinto che dalle cause più lievi si possano scatenare effetti giganteschi. E che più cause apparentemente lievi abbiano maggiori possibilità di scatenare effetti giganteschi. Gesti impalpabili, passi che in apparenza non lasciano orme. E sull'altro piatto della bilancia mica solo disastri. Anche doni di vita, possibilità di salvezza.

(in Paolo Ciampi-Massimo Orlandi, Semi di cambiamento, edizioni Romena)

giovedì 7 febbraio 2013

Come una farfalla la bici rende il mondo migliore

Effetto farfalla: ne avete mai sentito parlare? È un concetto che mi piace molto, benché da qualche tempo mi richiami la tipica insofferenza per le espressioni adoperate fino all'abuso, come il prezzemolo di una cucina povera di altri sapori. Reazione che credo abbia qualcosa a che vedere con l'idea che sia moda recente, trovata di successo di qualche produttore di best-sellers dei nostri anni o anche di un qualche santone pronto a schiudervi il segreto di insospettate energie della mente – e le due categorie in effetti spesso coincidono. 

Solo l'altro giorno ho scoperto che questo concetto ha dalla sua anche la solidità del tempo e l'autorevolezza dei natali. Anche se non lo chiamava così, il concetto c'era già tutto nelle riflessioni del matematico inglese Alan Turing, uno degli uomini che dobbiamo ringraziare se oggi il computer è uno strumento di uso domestico come la moka per il caffè.
 
Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga o la sua salvezza.

E certo se lo spostamento di un elettrone può combinare tutto questo c'è da chiedersi che cosa abbiano potuto produrre tutti i comportamenti persecutori, oggi classificati come omofobia, che portarono il povero Turing a suicidarsi a 42 anni. Ma questo è un altro discorso.

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