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martedì 13 agosto 2013

Chiacchierando sull'Iliade in una trincea della Grande Guerra

- Io, - disse rimettendo il turacciolo alla borraccia, - adoro l'Odissea d'Omero perchè, ad ogni canto, è un otre di vino che arriva.
- Vino, - dissi io, - e non cognac.
- Già, - osservò, - è curioso. E' veramente curioso. Né nell'Odissea, Nè nell'Iliade, v'è traccia di liquori.
- Te lo immagini, - dissi, - Diomede che si beve una buona borraccia di cognac, prima di uscire di pattuglia?

Noi eravamo un piede su Troia e un piede sull'Altipiano d'Asiago. Io vedo ancora il mio buon amico, con un sorriso di bontà scettica, tirare, da una tasca interna della giubba, un grande astuccio di acciaio ossidato, copricuore di guerra, e offrimi una sigaretta. Io l'accettai, e accesi la sua sigaretta e la mia. Egli sorrideva sempre, pensando alla risposta.

- Tuttavia....
E ripeté, dopo una boccata di fumo:
- Tuttavia.... Se Ettore avesse bevuto un po' di cognac, del buon cognac, forse Achille avrebbe avuto del filo da torcere....

(da Emilio Lussu, Un anno sull'altipiano, Einaudi)

venerdì 26 aprile 2013

Strana cosa, ecco il nemico

Mai avevo visto uno spettacolo eguale. Ora erano là, gli austriaci: vicini, quasi a contatto, tranquilli, come i passanti su un marciapiede di città.

Ne provai una sensazione strana. Stringevo forte il braccio del caporale che avevo alla mia destra, per comunicargli, senza voler parlare, la mia meraviglia. 

Anch'egli era attento e sorpreso, e io ne sentivo il tremito che gli dava il respiro lungamente trattenuto.
  
Una vita sconosciuta si mostrava improvvisamente ai nostri occhi. 

Quelle trincee, che pure noi avevamo attaccato tante volte inutilmente, così viva ne era stata la resistenza, avevano poi finito con l'apparirci inanimate, come cose lugubri, inabitate di viventi, rifugio di fantasmi misteriosi e terribili. 

Ora si mostravano a noi, nella loro vera vita. Il nemico, il nemico, gli austriaci, gli austriaci!... 

Ecco il nemico ed ecco gli austriaci. Uomini e soldati come noi, fatti come noi, in uniforme come noi, fatti come noi, in uniforme come noi, che ora si muovevano, parlavano e prendevano il caffè, proprio come stavano facendo, dietro di noi, in quell'ora stessa, i nostri stessi compagni. Strana cosa.

(da Emilio Lussu, Un anno sull'altipiano, Einaudi)

mercoledì 24 aprile 2013

Emilio Lussu, l'uomo di cui avremmo bisogno

Una vita degna.  "Con lui, - riflette al commiato Galante Garrone, - se ne va uno degli uomini di cui l'Italia avrebbe più disperatamente bisogno".

Ecco, proprio queste sono le parole che mi sono risuonate a lungo per la testa, quando sono arrivato alle ultime righe de Il cavaliere dei Rossomori di Giuseppe Fiori. Queste ultime righe e queste parole: una vita degna. Uno di quegli uomini di cui l'Italia di cui avrebbe più disperatamente bisogno.

Parole dette nel 1975 e ancora disperatamente, ancora maledettamente attuali. E sarà per questo che dopo aver abbandonato questo libro per anni in fondo alla pila dei miei "in attesa di lettura" è in questi giorni così confusi che mi sono azzardato a leggerlo.

Non che il titolo mi fosse chiaro. Però sapevo che questa era una biografia di Emilio Lussu, un miracolato della Grande Guerra che ci aveva lasciato uno dei libri più belli sul mattatoio mondiale, Un anno sull'altipiano. E Lussu, da quella lontana lettura, mi stava simpatico a pelle, un po' perché ne avevo percepito la straordinaria umanità, un po' perché mi piaceva la sua storia di ufficiale arrivato dalla lontana Sardegna, senza l'arroganza degli ufficiali di carriera.

Pensare che gli anni della guerra - da Lussu combattuta dall'inizio alla fine - è solo la prima parte di un libro che racconta moltissime altre vicende: dalle battaglia per la sua terra al confino e poi all'esilio sotto il fascismo, dalla guerra di Spagna alla militanza nelle brigate Giustizia e Libertà, fino al successivo impegno nelle istituzioni democratiche.

Emilio Lussu, uomo che sapeva coniugare ideali e concretezza, mettersi al servizio delle istituzioni, non il contrario, riconoscere le radici comuni nel dialogo con chi non la pensava come lui. Uno degli uomini di cui l'Italia avrebbe disperatamente bisogno, appunto.

E per inciso, questa è una biografia, però si legge con il fiato sospeso come un grande romanzo. Cosa che fa bene a noi, fa bene ai libri.

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