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venerdì 30 agosto 2013

L'umorismo è il piacere di disarmare la realtà

Istintivamente, senza un'apparente influenza letteraria, scoprii l'umorismo, questo modo abile e assolutamente piacevole di disarmare la realtà nel momento stesso in cui sta per cadervi addosso.

L'umorismo è stato per me, durante tutta la vita, un fraterno compagno; devo a lui i miei unici veri istanti di vittoria sulle avversità.

Nessuno è riuscito a togliermi quest'arma, e io la rivolgo tanto più volentieri contro me stesso, in quanto colpendo me, colpisco tutti.

L'umorismo è un'affermazione di dignità, un'affermazione della superiorità dell'uomo su ciò che gli può capitare.

(Romain Gary, La promessa dell'alba, Neri Pozza)

martedì 14 maggio 2013

Tra i ghiacci lassù, insomma, si ride

Quando già serpeggiava l'idea - dopo essere stati sommersi da una valanga di investigatori e investigatrici norvegesi, svedesi, danesi, finlandesi o islandesi - di essere passati da fenomeno letterario a cliché, l'editoria ha registrato una nuova sorpresa nordica: la presenza d'una variegata letteratura umoristica.
Tra i ghiacci lassù, insomma, si ride.

Così ci ha recentemente spiegato Sebastiano Trivulzi su uno dei paginoni centrali della cultura di Repubblica, in qualche modo spiazzando chi, come me, pur attratto dalle letterature del grande Nord, non era mai andato oltre le pagine del finlandese Aarto Paasilinna: grottesche, anticonformiste, pervase di ironia, eppure certo non da riderci sopra.

E già, qualche tempo fa mi era capitato tra le mani anche Musica rock da Vittula di Mikael Niemi. Però mica mi era bastato, per una dichiarazione così perentoria: tra i ghiacci lassù, insomma, si ride.

Il Nord piuttosto era  luogo di inquietudine metafisiche, di dolori esistenziali, di complessi rimandi tra gli spazi della natura e quelli dello spirito, di colpe e angosce. Filosofie tetre e sofferenze urlate come il quadro di Munch.

Poi sono arrivati tutti i gialli nordici, belli e intriganti, ma certo non allegri, come si conviene al genere. Tanto più se questi gialli si accompagnano alla riflessione su un modello di società dove non è tutto oro.

Di quei gialli, tra l'altro, abbiamo fatto anche indigestione. E ora? Dal Nord dobbiamo aspettarci un'altra valanga, non più di morti ammazzati, ma di situazioni umoristiche?

Perchè no, se anche Kierkegaard non è che fosse poi così cupo. 
 

sabato 8 dicembre 2012

Quando Firenze era la capitale dell'umorismo

E allora meglio rovesciare la medaglia e soffermarsi su tutto quello che hanno rappresentato i giornali per ridere nella cultura, nella storia, nella coscienza civile e politica. Meglio ragionare su quanto ha contato, nell'immaginario dei fiorentini, l'arte della caricatura: e sottolineare la parola arte, anche se pochi hanno il coraggio di dirla tale.

 Meglio raccontare di penne come Collodi, il babbo di Pinocchio, e come Vamba, il babbo di Gianburrasca. O di matite come  Angiolo Tricca, Adolfo Matarelli, Nicola Sanesi, tanto per ricordare alcuni grandissimi illustratori.

Con il piacere delle scelte arbitrarie questa storia comincia poco prima dell'Ottocento e si arresta al cospetto della Grande Guerra. Arbitrarie, ma non senza fondamento. Perché è negli anni della Rivoluzione Francese e poi di Napoleone che Firenze tiene a battesimo i suoi primi quotidiani, molto seri, è vero, ma anche capaci di strappare i primi sorrisi. E perché con la mattanza nelle trincee niente sarà più come prima, anche ridere.

Cominciamo, allora. Magari con le parole di un altro grande intellettuale,  Carlo Cattaneo, che parlando di satira ne coniò una bellissima definizione - l'unica che in effetti troverete in questo libro.
La satira, affermò, è un esame di coscienza dell’intera società. Un esame che se non ci fosse bisognerebbe inventare, e non solo perché il buon umore fa bene alla salute, come si dice. La satira è anche il sale che impedisce la corruzione. E dov'è che essa ha campo libero? Cattaneo non aveva dubbi:

L’audacia della Satira è uno dei segnali della superiorità mentale di una nazione... La possente Inghilterra è la patria della caricatura; ogni giorno una legione di giornali si fa specchio inesorabile della vita pubblica e privata...

L'Inghilterra, appunto, la civile, democratica, invidiabile Inghilterra. Ma che dire di Firenze?
Firenze cercava di non essere da meno. E già, proprio così rideva Firenze…

(dall'introduzione a Paolo Ciampi, Così rideva Firenze, Romano editore)

martedì 27 novembre 2012

Era così che rideva Firenze

Eppure c'è stato un secolo, l'Ottocento, in cui i giornali umoristici e satirici imperversavano, conquistando alla loro causa le migliori firme. 

Una bella fetta dell'informazione, anche politica, era, come dire, almeno condizionata da un giornalismo che miscelava sapientemente il serio con l'umoristico. E perché stupirsi, se anche uno come Domenico Guerrazzi, il democratico autore di truculenti romanzi storici, non disegnava di scrivere qualche breve testo umoristico? Per non dimenticarsi di quell'altro livornese, Carlo Bini, carcerato per motivi politici, che sapeva strappare e strapparsi qualche sorriso perfino nella miseria della sua prigionia.

Oggi sentiamo appena rammentare testate come il Lampione, la Chiacchiera, la Lanterna di Diogene. In pochi vanno a consultare le loro raccolte ingiallite e impolverate che custodiscono pochissime biblioteche pubbliche. 


Di quel secolo conserviamo piuttosto gli aulici discorsi sulla patria da fare, le invettive di Mazzini, i rigori di Ricasoli, le parole solenni sciolte in onore di eroi e martiri. E forse non ci piace nemmeno ricordare che in quello stesso secolo si amava scherzare su tutto quanto stava succedendo. 

Troviamo sconveniente, magari, che l'Italia sia stata fatta anche con qualche battuta di spirito.
 

Però quanto umorismo trovava ospitalità nei giornali fiorentini....

(dall'introduzione a Paolo Ciampi, Così rideva Firenze, Romano editore)

giovedì 10 febbraio 2011

Con Amos il compromesso è sinomimo di vita

Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.

Lo sapete, ho un debole per Amos Oz e quindi mi è fin troppo facile far scialo di aggettivi, ma vi assicuro, Contro il fanatismo, è un piccolo grande libro, poche decine di pagine (da leggere di un fiato) che rimangono a lungo.

Tra ricordi di vita e digressioni letterarie, questa è una straordinaria riflessione sul fanatismo, inteso, nella sua essenza, come smania di voler cambiare l'altro, cioé in effetti di annullare l'altro.

Con in più il suggerimento di alcune buone "medicine" utili a debellare un virus che è dentro ognuno di noi: e allora aiutiamoci con la capacità di guardarci con gli occhi degli altri - sarei potuto essere uno dei miei nemici - aiutiamoci con i buoni libri e l'umorismo - in vita mia non ho ancora visto un fanatico dotato di senso dell'umorismo - aiutiamoci con l'arte del compromesso, che non è detto sia necessariamente un'operazione di bassa lega: perché la pace non è un'altisonante dichiarazione di amore, la pace può essere incontrarsi con l'altro a metà strada.

E anche di questo sono sicuro: così come non riesco a immaginarmi un fanatico dotato di umorismo (ci può essere un fanatico che ride, ma di una risata che mette i brividi), provo una sana paura per il duro e puro incapace di compromesso.

domenica 16 gennaio 2011

La perla nascosta dell'umorismo ebraico

Sorpresa, sorpresa.

Un libro uscito tanti anni fa per Giuntina, forse oggi fuori catalogo, ripescato quasi per caso dalla libreria e attaccato senza un vero perchè, forse solo per puntiglio.

Titolo: Stern. Autore: Bruce Jay Friedman. Alzi la mano chi ne ha mai sentito parlare.

E fin dalle prime pagine scopro l'autore che non mi aspettavo, trovo le radici di Mordecai Richler e, perché no, forse anche di Woody Allen, trovo gli accenti di Philip Roth, trovo l'umorismo intelligente e stringi stringi desolato che percorre una certa fetta della cultura ebraica americana, combattuta tra fedeltà e voglia di liberarsi del fardello...

Bello, soprattutto nella prima parte, e degno anche di diverse riflessioni: per esempio sulle traettorie che consegnano a un rapido oblio autori che meriterebbero ben altro...

domenica 26 dicembre 2010

Quando Dio cominciò ad annoiarsi

- Lei non ha mai pensato all'eternità? chiede Dio.
- No, non ho tempo. Perché?
- L'eternità non è divertente, e so di cosa sto parlando. Ho voluta risparmiarla agli uomini


Sì può coniugare teologia e umorismo, ragionamenti affatto banali sul senso della creazione e situazioni da pubblicità del caffé Lavazza? Questo piccolo leggero libro pubblicato dalla Vallecchi ci dice che sì, si può fare. Senza clamore e senza provocazioni, abbandonandosi con disinvoltura a una lettura che di tanto in tanto può persino arrestarsi di fronte a qualche scintillio di sorprendente verità.

Un Dio annoiato - la noia è un po' il filo dell'intero libro - e un po' deluso da quanto ha creato bussa alle porte di una grande azienda, a caccia di lavoro. Il suo curriculum è senz'altro impressionante - chi altri può vantarsi di avere creato il Creato? - ma  domande e test psico-attitudinali del direttore del personale sono una bella gatta da pelare.

Forse non poteva che essere un uomo come Jean-Louis Fournier, autore televisivo e scrittore comico molto popolare in Francia, a inventarsi un libro come questo. Ma attenzione, alcune frasi ve le porterete dietro e non vi abbandoneranno tanto facilmente.

- Mi viene da chiedermi se ciò non sia gettar le perle ai porci. I miei cieli stellati hanno un indice di gradimento molto basso. Quanti sono quelli che la sera ancora contemplano il cielo? Quasi tutti guardano la televisione...
Il direttore concorda

lunedì 26 aprile 2010

Amos Oz e l'umorismo contro i fanatici


Lo so, ho un debole per Amos Oz e quindi mi è fin troppo facile far scialo di aggettivi, ma vi assicuro, Contro il fanatismo, è un piccolo grande libro, poche decine di pagine (da leggere di un fiato) che rimangono a lungo.

Tra ricordi di vita e digressioni letterarie, questa è una straordinaria riflessione sul fanatismo, inteso, nella sua essenza, come smania di voler cambiare l'altro, cioé in effetti di annullare l'altro.

Con in più il suggerimento di alcune buone "medicine" utili a debellare un virus che è dentro ognuno di noi: e allora aiutiamoci con la capacità di guardarci con gli occhi degli altri - sarei potuto essere uno dei miei nemici - aiutiamoci con i buoni libri e l'umorismo - in vita mia non ho ancora visto un fanatico dotato di senso dell'umorismo - aiutiamoci con l'arte del compromesso, che non è detto sia necessariamente un'operazione di bassa lega: perché la pace non è un'altisonante dichiarazione di amore, la pace può essere incontrarsi con l'altro a metà strada.

E anche di questo sono sicuro: così come non riesco a immaginarmi un fanatico dotato di umorismo (ci può essere un fanatico che ride, ma di una risata che mette i brividi), provo una sana paura per il duro e puro incapace di compromesso.

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...