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giovedì 8 marzo 2018

Parole per i momenti che decidono la storia

C'è la lucida follia di Balboa, avventuriero di pochi scrupoli ed enormi ambizioni, che dopo  essersi fatto largo nella giungla a colpi di machete arriva a contemplare il Pacifico - primo europeo in un mondo che d'ora avanti non sarà più lo stesso. C'è l'incrollabile determinazione di Maometto, il sultano non il profeta, che non arretrerà di fronte a niente per conquistare Costantinopoli, genio e crudeltà per abbattere quelle mura e cambiare una storia millenaria. E c'è la musica che prima ancora che in uno spartito è dentro il cuore di un uomo morto e rinato, perché un giorno, dopo tanta pena, si componga un capolavoro che sarà riscatto e ringraziamento, quel capolavoro che è il Messiah di Händel.

Momenti fatali di Stefan Zweig (Adelphi) - non sono sicuro che questo titolo mi piaccia -  più che un libro sui grandi della storia è un libro sui grandi momenti che hanno segnato la storia. Momenti segnati da una scoperta, una rivelazione, un'impresa - e che come tali si staccano da tutti gli altri. Momenti che hanno rotto un equilibrio, cambiato un destino, chiamato a un bivio decisivo.

Gli uomini no, non è detto che siano stati altrettanto grandi. Come quel momento fatale che ha deciso Waterloo, senza avere come protagonista né Napoleone nè Wellington, ma un mediocre generale che decidendo di non decidere decise le sorti del conflitto.

Bello questo libro, che squaderna la storia per fissarne gli attimi di svolta. Bello perché ci sono gli uomini, protagonisti e allo stesso tempo vittime degli eventi. Bello perchè mescola volontà e destino e all'una e all'altro presta la forza della parola.

La parola quale quella di un grande scrittore come Zweig: di cui è facile raccomandare tutto.

lunedì 22 febbraio 2016

La battaglia di Waterloo e la verità degli scrittori

La battaglia di Waterloo? Un enigma, per quanto se ne sia scritto e riscritto. Un enigma che resiste alle ricostruzioni più o meno attendibili e alle interpretazioni degli storici. Un enigma che prima ancora che la verità dei fatti chiama in causa il senso stesso delle vicende umane, lungo quei crinali che decidono un'epoca. Come sono cambiate le traiettorie della vita, anzi, delle tante vite che ebbero qualcosa a che vedere con quel fatidico 18 giugno?  Fu destino o concomitanza di cause? E poteva andare diversamente?

Domande così, non da poco, che forse più che il mestiere dello storico chiamano in causa qualcos'altro. E in questo libretto pubblicato da Sellerio qualcos'altro troviamo davvero. E' il racconto della battaglia fatto da due dei più grandi autori di romanzi dell'Ottocento europeo, Walter Scott e Victor Hugo. Due  scrittori, due paesi diversi e contrapposti a Waterloo, due modi di vedere gli eventi, di descriverli, di trarne un senso.

E già questo dice molto, della verità della storia. Del resto vietato stupirsi, se anche Waterloo in effetti non è stata Waterloo, in una battaglia decisa in località che portano ben altri nomi: ma si sa, anche i nomi delle vittorie sono appannagio dei vincitori e Waterloo suonava ben più inglese di tutti gli altri.

Quante domande salgono da queste pagine. E se quel giorno non fosse piovuto? Se Napoleone si fosse circondato di migliori generali? E cosa sarebbe successo se Napoleone avesse sbaragliato l'esercito di Wellington arrivando a Bruxelles?

Ma forse, nella verità del romanzo (che non è quella della storia), è solo così che poteva andare a finire. Con l'ultimo atto della gloriosa avventura di Napoleone, dalle stelle alla polvere. Con l'eroe sconfitto dal fato. Con tutti gli altri uomini inghiottiti nelle fosse comuni. Con il silenzio di un luogo che anni più tardi sembra non rivelare più nulla, non fosse per lo sguardo di uno scrittore che non si rassegna all'evidenza.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...