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mercoledì 4 dicembre 2013

Tutti abbiamo un avo che ha partecipato alle Crociate



I pellegrinaggi, appunto, furono così numerosi che ognuno di noi ha certamente degli avi che hanno marciato verso Roma o Compostela, sia per ardore religioso, sia per vedere un po' di mondo e raccontare al ritorno, esagerandole, le loro avventure.

Quanto alle Crociate, tanti viandanti, stallieri, ribaldi, pie vedove e donne perdute si sono sparsi sulle strade al seguito del loro signore che possiamo tutti immaginare di aver partecipato, tramite un nostro avo, a una di quelle sublimi imprese.

(Marguerite Yourcenar, Archivi del Nord, Einaudi)

mercoledì 29 maggio 2013

I tetri pensieri che spariscono in Asia

E' strano come i tetri pensieri svaniscono appena si mette piede in Asia.

Solo ieri eravamo ancora sballottati nel mare del pensiero europeo, con le sue ansie politiche, le sue miserie sociali e le sue irrequiete aspirazioni, eredità dell'instabile razza di Giapeto, mentre ora ci sembra di scivolare sull'acqua immobile dove possiamo riposarci e dimenticare e renderne grazie.

L'incanto dell'Est è l'assenza di riflessione intellettuale, è la libertà che la mente si prende dall'ansia di guardare avanti e dal dolore di guardare indietro.

Nessuno qui pensa al passato o al futuro, ma solo al presente, e fino al giorno della morte, credo che sia solo il presente a durare.

(Lady Blunt, Un pellegrinaggio a Nejd, 1878)

venerdì 12 aprile 2013

Colui che il vero coraggio vuol trovare

Colui che il vero coraggio vuole trovare,
venga qui, dunque.
Qui sarà tenace
che ci sia il vento oppur la tempesta.
Non c'è scoramento,
che lo farà mai pentire
del suo primo, dichiarato intento
d'esser pellegrino.

(da John Bunyan, Il pellegrinaggio del cristiano)

giovedì 11 aprile 2013

Il pensionato che camminava per salvare l'amica

Era un martedì quando arrivò la lettera che avrebbe cambiato ogni cosa. Un normalissimo mattino di metà aprile che profumava di bucato fresco e di erba tagliata. Harold Fry era seduto a far colazione, sbarbato a puntino, con la camicia immacolata e la cravatta, in mano una fetta di pane tostato che però non stava mangiando.

Se doveste immaginarvi un ordinario pensionato inglese, ecco, potrebbe essere proprio lui. Harold Fry, un uomo da cui non ti aspetteresti nient'altro che la cura del giardinetto davanti a casa e una pinta al pub - sempre che non sia astemio. Una di quelle persone che scivolano via nella loro vita fatta di abitudini e poche parole, vai a sapere quali dolori, quali compromessi, quali sogni infranti ci sono dietro.

Solo che un giorno gli arriva quella lettera. Queenie, la sua vecchia amica. sta muorendo, in una clinica su al nord. E lui nemmeno ci pensa e in effetti nemmeno decide. Si dirige verso l'ufficio postale per imbucare la sua lettera di risposta, solo che arrivato all'ufficio postale non si ferma. Prosegue, un passo dopo l'altro. Così com'è. Cosa ha da dire a Queenie, glielo dirà di persona, 800 chilometri e rotti più avanti.

Finché io continuerò a camminare, lei dovrà vivere. La prego, le dica che questa volta non la deluderò.

Succederanno molte cose, in questo viaggio che in effetti è un pellegrinaggio. E forse Harold non salverà Queenie, ma farà in modo di salvare se stesso, un passo dopo l'altro, forte di una lentezza che sarà il vero dono consegnato alla sua vita. E non solo alla sua.

Magari non è un capolavoro,  L'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce (Sperling & Kupfer). Però è scritto bene e pieno di sentimenti, senza dosi eccessivi di zucchero e di retorica. Piuttosto, un frullato di malinconia e ironia al servizio di una gran bella storia. Che si fa leggere, come no. E sorpresa, ti fa stare anche meglio.


domenica 25 novembre 2012

Il Gange e il Grande Viaggio che è di tutti

Himalaya. Mi è difficile descrivere, ogni volta, la felicità di partire a piedi verso le montagne lasciandomi dietro il mondo fatto di strade e case. Camminare. Trovare il ritmo. Salire lento ascoltando il respiro nei talloni, nei muscoli delle gambe e nel corpo che con il sudore si rimette in moto.

Comincia così, con un gruppo di amici che parte per un viaggio indimenticabile, le montagne dell'India del Nord, le sorgenti del fiume sacro per eccellenza, il Gange.

Aria di Marrakesh Express,il film che diversi anni prima ha regalato la notorietà a un attore come Giuseppe Cederna, che certo non è solo un attore. Amicizia, avventura, la leggerezza del viandante.

Ma ci sono viaggi che, magari inaspettatamente,  diventano pellegrinaggi. E che a ogni passo si fanno domanda, tentativo di risposta, resa a ciò che è più grande.

Succede magari con la scomparsa di una cara amica, notizia che rimbalza dall'altro lato del mondo, per telefono. Con il pellegrinaggio per le vie delle Sorgenti e delle Confluenze che diventa altro ancora: il grande viaggio, nel mistero della vita e della morte.

Il Grande viaggio che è anche un libro, che racconta di montagne e di sorgenti, ma anche della morte che ci accompagna e della vita che si rinnova.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...