lunedì 18 novembre 2019

Tra una birra e una storia, i racconti dei luoghi

Prima di tutto fermarsi, prima di tutto ritrovare il piacere di una birra in compagnia, di una storia che è bello condividere.

A volte inventata, ma solo a volte, perché in genere la realtà sa essere molto più fantasiosa di ogni nostra fantasia.

Prima di tutto inseguire le vite, a volte restituire loro quella vita che le parole consentono. E dopo essersi fermati ripartire, con i viaggi nello spazio e nel tempo che si possono fare anche al tavolino di un pub o in attesa di un treno alla stazione.

Paolo Ciampi in tutti questi anni ha scritto di viaggi, di cammini e montagne, di vite dimenticate, di memorie ai margini. All’attivo ha una trentina di libri, ma questo è il primo che raccoglie i suoi racconti.

Dentro queste pagine il mercante che regalò a Firenze la Cappella Brancacci, un poeta del Mugello fatto schiavo dai corsari berberi, i morti del Cimitero degli Inglesi e i morti della più grande tragedia del Mediterraneo. E altro ancora, seguendo le scintille della curiosità, le traiettorie della divagazione, il senso della parola necessaria.


(dalla quarta di copertina di Tra una birra e una storia - Betti editore, collana I labirinti)

lunedì 11 novembre 2019

Ulisse e il ritorno che necessariamente ci cambia

Sto seduto sulla costa sassosa di questa terra che dovrebbe essere Itaca, ma che ora non riconosco. 

Ecco, è appena arrivato. Per la precisione si è appena risvegliato dopo che i Feaci lo hanno lasciato a terra. Cosa strana, tra l'altro, che si sia addormentato, però così è, per tutto il poema l'eroe si dimostra facile alle lacrime e ai sonni. 

Quello che conta è che appena arrivato, dopo vent'anni che è partito. Vent'anni in cui non ha fatto che sospirare il ritorno, eppure eccolo: si guarda intorno e non riconosce la sua isola. 

Comincia così Itaca per sempre di Luigi Malerba (Oscar Mondadori), gran libro di un autore che dovrebbe essere più cercato e consigliato. Uscito quasi un quarto di secolo fa, rimane uno dei più belli tra gli innumerevoli ispirati al ritorno di Ulisse. E alle tante domande che queste vicende continuano a destare.

Ulisse non riconosce, Ulisse non è riconosciuto: si traveste da mendicante però non pare solo l'ennesima trovata dell'uomo astuto per antonomasia. Possibile che a non riconoscerlo sia anche l'amata moglie Penelope? 

Malerba in realtà ce la racconta in un altro modo, che a me intriga ancora di più. Lei Ulisse lo ha riconosciuto subito, però tace. E' ferita dal silenzio del marito, dal fatto che persino a lei non abbia voluto svelarsi. Il suo silenzio ora è punizione che colpisce gli affetti dell'uomo che briga per liberare il suo regno dalle pretese dei Proci, ma forse ha sbagliato qualcosa nelle valutazioni di ciò che conta davvero nella vita.

Come proseguirà il libro, non voglio raccontarvelo. Però ve lo raccomando, come potente metafora del ritorno, forse di ogni ritorno, necessariamente costretto a fare i conti col cambiamento di chi è partito come di chi è restato. Così come della fatica, del dolore, dell'umiltà, che esige non l'impresa di tornare a ciò che si era prima, cosa impossibile, ma di restituirsi a una possibilità di futuro.    



 






lunedì 4 novembre 2019

Nei romanzi le vite che sono la tua

E' proprio questo il bello di certi libri, sembrano portarti lontano, sembrano raccontare storie di altri tempi e altri luoghi che non c'entrano con te: e questo ti piace, certo che sì, ti piace perchè leggere è come saltare su un tappeto volante e partire. 

Così sembrano, ma poi scopri che è esattamente il contrario: non importa se sotto gli occhi hai Tifone di Joseph Conrad piuttosto de Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, Il giovane Holden di J.D. Salinger piuttosto della Trilogia della città di K. di Agota Kristof: dovunque si sia finiti, ci scopriamo sempre a casa nostra e questa storia è sempre la nostra storia.

Questo ci dice Paolo di Paolo attraverso 27 romanzi che sono come segnavia nel suo cammino di lettore onnivoro e di persona per cui la lettura, è evidente, non è solo un piacevole passatempo: ovvero che dentro le pagine non ci sono vite di altri, che queste vite sono anche la tua.

Vite che sono la tua è il titolo di questo libro pubblicato per Laterza, assai di più di un atto di amore per la lettura. Perché ognuno di questi libri ha allargato la vita del suo lettore, ha lasciato almeno una frase o un'intuizione, un gesto o una visione, si è intecciato con l'esperienza dei giorni. Talvolta ha persino elargito le sue istruzioni per l'uso della vita, qualsiasi siano gli obiettivi, i propositi, gli auspici. Perché ci si può anche riproporre di innamorarsi meglio della persona sbagliata: e allora ecco Le notti bianche di Dostoevskij o anche Le avventure della ragazza cattiva di Vargas Llosa. E figurarsi che si può persino provare a cancellare i lunedì dalle settimane, inseguendo Le avventure di Tom Sawyer.

Gran libro, questo, intorno a 27 libri che si moltiplicano almeno per quattro, attraverso suggestioni, rimandi, collegamenti, innamoramenti. Diversi ne avevo già letti, altri ho provveduto ad acquistarli subito dopo. Ingordigia cartacea: l'unica vera controindicazione.








 

martedì 22 ottobre 2019

Tra gli alberi di autunno con l'animo della primavera

L'autunno è un irruzione della natura che pare consolare la terra per ciò che le accadrà.

Così dice Duccio Demetrio in Foliage. Vagabondare in autunno (Raffaello Cortina editore), un libro che proprio in questi giorni è bello tirare giu dalla libreria e infilare nello zaino, perché ci tenga compagnia in passeggiate per boschi che si incendiano di bellezza, prima che siano spogliati dall'inverno.

Esplosione di colori che è metamorfosi, canto del cigno che già annuncia la rinascita, distacco da ciò che è stato e attesa di ciò che sarà: l'autunno è stagione che saluta e che allo stesso tempo annuncia, stagione esitante, la chiama Duccio Demetrio.

Se la sappiamo ascoltare invita al vagabondaggio prima di ritirarsi nel calore della casa. Se non la trascuriamo vi possiamo cogliere insegnamenti potenti. Solo che dovremmo fare come il Marcovaldo di Italo Calvino, che aveva occhio poco adatto alla vita di città, ma non si lasciava mai sfuggire una foglia che ingialliva su un ramo. 

Sono belli gli alberi che prendono i colori e poi si spogliano, assai di più dei sempreverdi che ostentano una durata che è solo inganno. Sono belli e a noi sta di raccoglierne il canto, andandogli incontro. 

Nemmeno l'inverno fa paura se a esso ci si avvicina con animo primaverile. 

giovedì 17 ottobre 2019

Il maratoneta giapponese che impiegò 54 anni per il traguardo

Quando sarai in gara non fissarti sui tuoi avversari. Riporta alla mente le tue corse sotto la neve, tra i boschi della tua isola, gli allenamenti mattutini nel parco dell'università e il piacere che ne hai provato, la sensazione di libertà.

Shizo vive in Giappone, all'inizio del Novecento, quando il Giappone è davvero un mondo a parte. Un giorno ha scoperto la corsa e non si è più fermato, non  perché deve arrivare da qualche parte, ma perché la corsa può essere come un haiku, come una calligrafia: scava dentro, prende il cuore, allarga la vita. 

Solo che a forza di allenarsi diventa il più bravo: potrà correre la maratona alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, la prima a cui il Giappone partecipa. Su di lui si ripongono grandi speranze, lo stesso imperatore lo accompagna con i suoi saluti e i suoi auspici. Ma il giorno della gara Shizo non arriverà mai a tagliare il traguardo: si fermerà sette chilometri prima e per avere una seconda chance dovrà passare quasi una vita intera, passando attraverso la vergogna e il riscatto. Nessuna maratona sarà lunga come la sua, perchè per arrivare al traguardo, finalmente, impiegherà 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi. 

In mezzo una vita appartata, per cercare pace e riconciliazione con se stessi nel ritmo delle stagioni. Una vita da guardiano della collina dei ciliegi, che è anche il titolo di questo bel libro di Franco Faggiani (Fazi editore). Un romanzo che prende spunto da una storia vera e cerca l'incanto della vita, meravigliosa e fragile come i fiori di ciliegi. 


lunedì 14 ottobre 2019

Con l'ultimo rais del tonno il mondo che non c'è più

Un tempo c'erano i tonni nel nostro mare, un tempo c'erano isolani che li pescavano insieme ed erano comunità. Di questo vivevano e la pesca era fatica e rito, tradizione e promessa di futuro. Un tempo, però, un tempo che non era ancora il tempo delle tonnare soppiantate dalle navi frigorifero giapponesi, il tempo del sushi e di Masterchef, il tempo del lavoro che ha smesso di diventare tale per immalinconirsi nel folclore. 

E tra l'uno e l'altro tempo c'è stato un uomo che ha provato ad arrestarlo il tempo, a dargli un altro verso. Si chiamava Gioacchino Cataldo, è stato l'ultimo rais di Favignana: così si chiamavano gli uomini che guidavano la pesca in tonnara, con termine preso in  prestito dall'altra sponda del Mediterraneo, in un mare che anche questo è stato, scambio e non solo crociata. 

Il rais: non solo un pescatore più abile, ma una sorta di sciamano delle acque, un concentrato di esperienza e saggezza che una volta pretendeva addirittura un diritto di successione per linea di sangue.

In L'ultimo rais di Favignana. Aiace alla spiaggia (Bonfirraro editore) Massimiliano Scudeletti insegue la sua storia. La storia di un ultimo: e si capisce che sono storie a lui congeniali, quelle degli ultimi, un po' come l'ultimo dei Mohicani. La insegue, questa storia, la racconta, si mescola ad essa: e in questo modo la narrazione si allarga, diventa storia di un mondo al crepuscolo e di un sogno che quasi si fa realtà prima di allentare la presa. 

E sì, forse è anche la storia di una generazione di persone che magari in vita sua non ha mai visto Favignana, tanto meno una tonnara, ma come dice Massimiliano, malgrado i nobili scopi, i modi geniali, spesso disperati nella loro inattualità, ha avuto come ricompensa di essere tramutata in statua di tufo tra gente altra che passeggia. Oppure si è venduta

La mia generazione, la generazione di Massimiliano.

 C'è l'odore della salsedine e l'odore degli spaghetti al tonno, in questo libro, ci sono gli orizzonti del mare aperto e dei sogni che a volte si coltivano a occhi aperti. C'è una storia che, incredibilmente appartiene a tutti noi, persone che spesso ci facciamo fuori le scatolette del tonno senza nemmeno sospettare che prima quei filetti erano guizzi di vita nelle profondità.