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sabato 5 febbraio 2011

Cercare la verità, come una salamandra in un prato

Cercare la verità che c'è in tutto quanto ci circonda, inseguendola in ogni cosa, anche la più effimera e trascurabile. Forse è questo il dono di tutta la grande poesia.

Di questo dono, però, Piero Citati ci ha parlato nei giorni scorsi su Repubblica, a proposito di un grande poeta. Anzi, di un poeta grandissimo, benché, a dispetto del premio Nobel, da noi non sia conosciutissimo:  e sarà il destino degli autori che arrivano dal mondo slavo, e anche di certi nomi.

Di Czeslaw Milosz  la casa editrice Adelphi ha pubblicato recentemente altri due titoli, raccolte di pensieri, ricordi, aforismi, lampi di poesia anche, scritti tutti in tarda età, tra gli ottanta e gli ottantasette anni. E sono pagine, ci spiega Citati, che davvero sono un omaggio alla bellezza della vita.

Milosz viene attratto dai poli opposti dell'universo. Da un lato, ricerca "un'unica verità sulle cose che sia comune a noi tutti": una specie di formula magica che racchiuda ogni senso dell'esistenza. La insegue dovunque, in tutti gli eventi, in tutti i libri, nella mente dei suoi contemporanei o di chi visse duemila o ottomila anni fa o vivrà nel futuro. D'altro lato vuole conoscere, una per una, le verità singole: come una farfalla guarda un fiore di nasturzo, come una salamandra osserva un prato. Questo sguardo molteplice risveglia in lui sia l'angoscia sia il piacere ironico e camaleontico di sottomettersi a qualsiasi aspetto e voce del mondo

E più ci penso, più mi viene da dire che proprio questa sia la poesia.

domenica 8 agosto 2010

Una domenica mattina e quella poesia sbucata fuori

Domenica mattina che comincia così e così, domenica di lavoro, altro che mare, c'è un computer che mi aspetta. C'è di peggio e l'umore è quello che è, non il top dell'entusiasmo, si capisce da come indugio prima di uscire di casa, piantato davanti alla libreria, per l'ennesimo censimento dei libri letti e dei libri che classifico "in attesa".

Ecco, questi sono i due scaffali di poesia - un'isola a parte in una libreria tutta ordinata per case editrici, a me viene meglio così. Guardo e rimugino. Ci sono Raymond Carver e T.S. Eliot (e chissà perché a lui gli si lasciano sempre solo le iniziali), Bukowski e Majakovski (che fanno rima in modo in altri tempi sospetti), i crepuscolari e i lirici greci, Pessoa, Borges e tutti gli altri, che senz'altro meriterebbero più tempo di quanto gli dedico.

Ma guarda, ho tempo e inerzia sufficiente per aprire un'antologia. E ci sono questi versi che sbucano fuori, questi versi che riesco perfino ad acchiappare, farfalle per cui ho il necessario retino. Sono di un grande poeta polacco, Czeslaw Milosz, vai a capire perché mi piacciono questi poeti polacchi dai nomi impossibili, tipo Wislawa Szymborska (e insomma, ho appena ricordato due premi Nobel)

Si intitola Il dono, questa poesia.

Un giorno così bello.
La nebbia s'è alzata presto e ho lavorato in giardino.
I colibrì si fermavano sui fiori del caprifoglio.
Non c'era cosa al mondo che volessi possedere.
Non conoscevo nessuno degno d'essere invidiato.
Qualunque torto avessi subito, l'ho dimenticato.
Pensare che una volta ero lo stesso non mi imbarazzava.
Nel corpo non sentivo alcun dolore.
Quando raddrizzavo la schiena, vedevo il mare azzurro e le vele.

E non so dirvi perché, la poesia funziona così, ma subito dopo ho preso e sono uscito di casa. E il mondo mi è sembrato più largo e più vivo di quanto potessi presumere dal balcone di questo schermo.

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