C’è il Po, il grande fiume che scorre placido dandoti un’illusione di
eternità.
E c’è la pianura che il Po attraversa, con le sue distese dove puoi lanciare lontano lo sguardo, le sue nebbie e i suoi contorni sfumati, le sue stradine che seguono il fiume come un ospite dimesso.
E poi c’è l’uomo, che su queste stradine cammina, seguendo il fiume, per arrivare dove il mare di terra diventa semplicemente mare.
Verso la foce di Gianni Celati (Feltrinelli) è un altro viaggio sotto casa, impastato di quiete, riflessione e nostalgia, un altro viaggio per dimostrarci che non è dove vai, ma come vai, perché ovunque c’è una frontiera e un orizzonte, una soglia che ti apre un mondo e un incontro che può cambiarti la vita.
Celati, in questo libretto, ci aiuta a capirlo meglio, portandoci anche un altro regalo: la bellezza di gesti semplici, semplicissimi, come sedersi su un argine per rimirare l’acqua che se ne va verso la foce.
E c’è la pianura che il Po attraversa, con le sue distese dove puoi lanciare lontano lo sguardo, le sue nebbie e i suoi contorni sfumati, le sue stradine che seguono il fiume come un ospite dimesso.
E poi c’è l’uomo, che su queste stradine cammina, seguendo il fiume, per arrivare dove il mare di terra diventa semplicemente mare.
Verso la foce di Gianni Celati (Feltrinelli) è un altro viaggio sotto casa, impastato di quiete, riflessione e nostalgia, un altro viaggio per dimostrarci che non è dove vai, ma come vai, perché ovunque c’è una frontiera e un orizzonte, una soglia che ti apre un mondo e un incontro che può cambiarti la vita.
Celati, in questo libretto, ci aiuta a capirlo meglio, portandoci anche un altro regalo: la bellezza di gesti semplici, semplicissimi, come sedersi su un argine per rimirare l’acqua che se ne va verso la foce.



Così si chiede Giovanni Rebora nelle prime pagine di La civiltà della forchetta. Storie di cibi e di cucina (Laterza), e non so se sono completamente d'accordo con lui, perché credo proprio che mangiare sia anche arte, anche letteratura, anche scienza, sicuramente anche storia, la nostra storia.
Curiosità e discorsi seri, che magari si vorrebbe anche approfondire. Ma il libro è soprattutto un atto di restituzione di dignità verso tutto quello che ci sembra troppo umile, troppo quotidiano, per concedergli attenzione.
Ps: a proposito della forchetta del titolo. Pare proprio che non si cominciò a usarla per una questione di buone maniere, ma solo perché si era cominciato a mangiare la pasta, e provateci voi, a mani nude.