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mercoledì 1 gennaio 2014

Perché infanzia e vecchiaia sono i due stati più profondi

Più invecchio anch'io, più mi accorgo che l'infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi che ci è dato vivere.

In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita.

Il viso liscio di Michel bambino e quello inciso al bulino di Michel vecchio si somigliano, ciò che non sempre accade con i visi intermedi della giovinezza e della maturità. Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito.

E tutto l'intervallo sembra un vano tumulto, un'agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perché si è dovuto passare.

(Marguerite Yourcenar, Archivi del Nord, Einaudi)

lunedì 12 marzo 2012

Erri De Luca e i libri da ragazzino

Esistono solitudini oceaniche, desertiche, montuose.


Per il mio caso evito la parola solitudine, per un sospetto di romanticismo, e preferisco dire isolamento. E' stata la mia pratica d'infanzia.


Intorno avevo la più fitta densità umana d'Europa, Napoli era sotto morso di tarantola e non serviva a niente chiudere finestre. L'insonnia di strilli, voci, suoni non aveva orario.


Ma nella stanzetta dei libri, sotto gli spalti e gli scaffali dove c'era il mio letto, si stava in un'ovatta di quiete. Ho saputo da bambino che i libri sono il miglior materiale isolante e li ho amati per questo.


Dietro le loro pagine non potevo essere raggiunto. Dovevano strapparmele di mano, perché non sentivo i richiami ch'era pronto a tavola. 

(Erri De Luca, L'isolamento coperto dai libri, La Repubblica del 18 febbraio)

sabato 10 marzo 2012

Il poeta del Nord e i ricordi che guardano

Pensare che sono ricordi di infanzia, raccontati senza sprechi ed effetti speciali, con quella limpidità che volentieri attribuiamo ai cieli del grande Nord.

Pagine semplici, essenziali, pulite. Eppure quante questioni potrebbero porre.

Per esempio se è utile conoscere la vita di un poeta per comprenderne la poesia. Oppure, come ci suggerisce Fulvio Ferrari nella sua nota conclusiva, se non sia piuttosto utile la poesia per comprendere l'autobiografia di un poeta.

Nel caso di Tomas Transtromer - perdonate la dieresi che manca perché non trovo sulla tastiera - forse è proprio così. E non solo perchè in Italia presumibilmente nessuno aveva mai sentito parlare di colui che è il più grande poeta svedese vivente, almeno fino al conferimento del Nobel per la letteratura.

E' che nel caso di Tomas Transtromer c'è una corripondenza potente tra i versi e le esperienze della vita. Senza nemmeno spingersi alla sua vita da adulto che per anni ha diviso i suoi giorni tra il lavoro di psicologo e la scrittura.

No, è che la vita, soprattutto la vita di un poeta, può essere davvero una scia di luce. Come una cometa che solca il cielo. E di quella cometa, la testa non può che essere l'infanzia e poi l'adolescenza.

Gli anni in cui le possibilità emergono e prendono forma, compresa la possibilità della poesia.

E come nel titolo - conciso e bellissimo: I ricordi mi guardano - sono gli anni che guardano il poeta e il suo cammino nella vita.

Che lo guardano e ne svelano il commovente mistero.

venerdì 9 settembre 2011

L'Isola del tesoro nel letto di un bambino

C'è sempre qualcosa di sorprendente nella vita di un uomo che a un certo punto del suo cammino decide di vivere di scrittura. C'è sempre, anche nelle storie apparentemente più prevedibili, meno segnate da grandi eventi. Perché anche nelle biografie più rarefatte, c'è quello scarto, quella svolta, quel momento di luce che sta a monte di un grande libro.

Robert Louis Stevenson, per esempio. Scrittore che ci ha portato in dono il brivido dell'avventura, la possibilità di una giustizia che forse riuscirà a farsi largo anche attraverso il cozzo delle armi, l'emozione delle vele che si spiegano al vento per condurci fino ai Mari del Sud.

Com'è che nasce Stevenson scrittore? Lui che apparteneva a una solida famiglia di ingegneri e che avrebbe dovuto seguire le orme del padre, che peraltro faceva una delle cose più belle che possa mai fare un ingegnere, costruire fari.


Non troverete viaggi e imprese, prima dei suoi libri.


Troverete casomai una bambinaia, Alison, dotata di una fervida immaginazione e capace di trattenere l'attenzione dei bambini con una parola capace di dipingere storie. Troverete i tanti giorni che Smout (pesciolino, così lo chiamavano i genitori) era costretto a passare a letto, ammalato, dando briglia sciolta alla fantasia.


Un giorno racconterà di quel letto, in una delle sue poesie:


Per un'ora o giù di lì
guardavo i soldatini marciare variopinti
lungo le lenzuola, su per le colline.
E talvolta mandavo intere flotte
a solcare il lenzuolo 
o tiravo fuori alberi e case,
per creare città all'intorno


Così il letto di un bambino diventò il mondo intero. Così il mancato ingegnere dei fari scoprì la sua Isola del Tesoro.


La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...