Visualizzazione post con etichetta Marco Belpoliti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marco Belpoliti. Mostra tutti i post

martedì 5 giugno 2012

Leggere è anche scambiarsi del tempo

Mi piace la rubrica di Marco Belpoliti su Tuttolibri, ogni settimana un libro raccontato attraverso una copertina. Un oggetto - perchè anche questo è un libro - che rivela il suo intento, racconta se stesso, rimanda a una complicità con il lettore.

Bello soprattutto ciò che Belpoliti ha scritto della nuova edizione Feltrinelli del Romanzo di Ferrara, non solo grandissima letteratura, ma anche una cospicua mole che sa di sfida.

Certo bella la copertina, con quel primo piano di Bassani che sa di altri tempi e di nostalgia. Un piacere avere tra le mani un volume che si piega tra le mani, rivelando una morbidezza inattesa, con buona pace dei cultori esclusivi dell'ebook, che non sanno cosa si perdono. Ma la mole? Ce la farà ad avere la meglio sulla diffusa svogliatezza, su una pigrizia che comunque ha anche l'alibi dei tempi concitati?

Belpoliti dà la sua risposta, parlando di un volume che comunque provoca un desiderio di lettura:

L'idea di impiegare tanto tempo per leggerlo appare come una restituzione, un atto dovuto nei confronti dell'autore. 

E soprattutto, grande verità:

Leggere è anche scambiarsi del tempo.

giovedì 1 dicembre 2011

Quell'autobiografia è prima di tutto una copertina

Che bello andare così in controtendenza. Mentre tutti cantano le magnifiche sorti e progressive del libro smaterializzato, della parola strappata alla carta e lasciata andare libera sulla Rete, da qualche tempo su Tuttolibri spicca una bella rubrica di Marco Belpoliti: La copertina.

Insomma, non una rubrica sui libri, nel senso di quello che c'è dentro: saggio o poesia o romanzo, trama e personaggi e così via. Ma il libro inteso, amato, raccontato nella sua splendida materialità. Oggetto che è bello guardare, toccare, sfogliare, sistemare al posto giusto in libreria.

Guardate per esempio come Belpoliti parla di Prima della fine di Ernesto Sabato, libro che inaugura la più che promettente collana-casa editrice Sur:

Per comporre nome dell'autore e titolo si usano solidi caratteri commerciali ottocenteschi, un egizio e un bastone condensato, e un Bodoni Poster per il numero sul dorso; mentre nell'interno il testo è in un attualissimo Miller del 1997 disegnato da Matthew Carter con capolettera nella prima pagina

Non sono sicuro di aver capito tutto, però c'è qualcosa di straordinariamente bello in tutto questo. Anche senza pensare che questo è un libro del grande Sabato, un'autobiografia scritta sul ciglio dell'esistenza, una doccia di malinconia che il giallo della copertina sembrerebbe quasi scacciare, benché il giallo, a ben vedere, sia anche il colore degli esclusi e degli emarginati.

lunedì 10 ottobre 2011

La vera amicizia che sa dirsi addio

In attesa di cercarmelo in libreria leggo su Tuttolibri quanto Marco Belpoliti ci dice de Gli amici non si danno del tu di Bruno Moroncini (edizioni Cronopio).

A dire il vero, Belpoliti parla soprattutto dell'eleganza e dell'equilibrio della copertina pensata da questa piccola casa editrice. E mi piace che in questi tempi in cui si parla - e straparla - di editoria digitale ci sia ancora possibilità per una riflessione che ci ricorda che un libro è anche la carta (e il cartoncino della copertina) con cui è fatto, è oggetto che si presta al tatto, è piacere per tutti i sensi.

Ma questo è un altro discorso, quello che mi intriga davvero di questo testo è il suo girare intorno al concetto di amicizia, relazione oggi assai meno oggetto di attenzione di altre, di interesse o di amore che siano. E lo fa recuperando la vita e l'opera di Maurice Blanchot, intellettuale francese scomparso nel 2004 e ormai uscito dal cono di luce.

Blanchot era uno che affermava che sono i compagni e i camerati che si danno del tu, mentre gli amici usano rigorosamente il lei. Cosa che suona strana, solo che poi aggiungeva che l'idea di amicizia oggi dominante deriva dall'idea greca di philia, cioé rimanda alla reciprocità e alla simmetria, però quello che conta è piuttosto l'alterità. La vera amicizia si basa non sul riconoscersi uguali, ma sulla differenza.

Ce n'è da meditarci sopra. L'amicizia non è un colpo di fulmine, diceva Blanchot. Vera amicizia è solo quella che sa dirsi addio. Quante cose che ci possono essere in poco più di 40 pagine... 

lunedì 28 febbraio 2011

Che vergogna il paese senza vergogna

E' un libro che restituisce precisione e pulizia alla nostra lingua, La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio, un libro dunque che ci aiuta a restituire ordine al nostro mondo.

Un libro, in particolare, che ci riporta al sentimento della vergogna. Che ce lo consegna come un dono e come una responsabilità: e ne abbiamo bisogno, in questo nostro tempo che della vergogna sembra possa e voglia fare a meno.

Per dirla con Marco Belpoliti, autore di Senza vergogna, appunto: la vergogna non c'è più. Al massimo ci si vergogna di vergognarci. Al massimo si insulta scaricando ad altri il peso della vergogna (il "si vergogni lei").

E ha ragione Carofiglio quando dice che provare vergogna è condizione indispensabile per praticare il suo contrario, l'arte del rispetto e della dignità.

Ha ragione quando spiega che la vergogna, al pari del dolore per la malattia, è un sintomo e un segnale necessario, che ci aiuta a capire la patologia.

Ha ragione quando, seguendo l'insegnamento di Primo Levi, rammenta a tutti quanti che la vergogna può prescindere anche dalla colpa individuale. Perché è motivo e conseguenza di una comune appartenenza.

Ovunque, dice Carofiglio, la vergogna permette di ricostruire, o almeno di migliorare se stessi.

Allora dove andremo a finire nel paese senza vergogna?


La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...