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domenica 14 ottobre 2012

Sono granai di civiltà, le biblioteche

La politica italiana ci sta dicendo da anni che la cultura è un lusso che possiamo permetterci solo quando abbiamo risolto tutti gli altri irrisolvibili scompensi. 

Allora non appaia strano vedere oggi che le biblioteche cominciano a difendersi da sole e a chiamare a raccolta intorno a sé il pacifico popolo dei lettori. 

Non appaia strano nemmeno vederle tendere la mano ad altri operatori, anche se meno istituzionali come librai e associazioni, per difendere insieme il diritto alla lettura e la sua diffusione con qualunque mezzo. 

Per questo oggi a Napoli per il Bibliopride ci sarà anche la rete di Lìberos con tutti i bibliotecari sardi: ci collegheremo in diretta telefonica dall’altra parte del mare, consapevoli che dove non arriva la lungimiranza di una politica miope, sarà la nostra capacità di fare rete a salvare i granai dei libri e quello che rappresentano.
 

La gente del libro non è un mondo con il forcone in mano, ma essere miti non significa essere disposti a farsi cancellare come se si fosse privi di valore.

(da Michela Murgia, Salviamo le biblioteche. Sono i granai della civiltà, Repubblica 13 ottobre)

sabato 13 ottobre 2012

Se la piazza è la geometria che mi accoglie

Ci sono piazze dove ci si sente di doversi mettere sull'attenti, altre dove ti aspetti un comizio, altre ancora in cui magari ci vai per pagare le tasse.

In questa piazza mi sento accolto e protetto. Sento di trovarmi in uno spazio di grande civiltà e armonia, il contesto migliore in cui posso incontrare altri esseri umani. 

Mi rendo conto di come una piazza non sia un contenitore passivo, ma dia forma alla mia esperienza, a a quello che io sono in quel momento. 

E' una geometria nella quale sono accolto, e sento di poter essere me stesso al meglio.

E mi accorgo ancora una volta che l'esperienza del bello non è un evento che accade e poi finisce, ma una narrazione che continua nel tempo, e la cui eco forse non finisce mai.

(Piero Ferrucci, La bellezza e l'anima, Mondadori)

venerdì 29 aprile 2011

L'enigma di Piero per arrivare a ciò che noi siamo

Partire da un quadro e abbracciare tutta un'epoca, una storia straordinaria, una folla di personaggi, un mistero su cui da sempre si scervellano gli studiosi, affermando tutto e il contrario di tutto.

A Urbino nella Galleria nazionale c'è un dipinto di Piero della Francesca, la Flagellazione, di cui ignoriamo la committenza, la data precisa, il significato.

E' da questo enigma che parte Silvia Ronchey, per regalarci  con L'enigma di Piero, un affresco grandioso, o meglio, un mosaico in cui ogni tessera potrebbe essere un libro a parte, una storia nella Storia, una possibilità, una divagazione necessaria.

Come un film, che scivola via con il suo montaggio secco, con i suoi salti di tempo e di luogo, i suoi flash-back e i suoi colpi di scena.

Un racconto corale, ma anche la cultura più raffinata che si fa avvincente come una detective story: grande abbuffata per nobilitare la curiosità intellettuale e offrirci l'impressione che sia (quasi) indispensabile.

Perché poi tutto ruota intorno all'evento degli eventi, quello che piombò sulla nostra civiltà e la cambiò una volta per tutte, 11 settembre infinitamente più devastante e irreparabile: la caduta di Costantinopoli quel giorno del 1453 di cui troppo facilmente oggi ci scordiamo le conseguenze.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...