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sabato 9 maggio 2015

Se la gentilezza è una presa di posizione

Aldous Huxley, lo scrittore inglese che nei suoi slanci visionari riusciva a manifestare una splendida concretezza, sulla gentilezza non aveva dubbi, semmai qualche imbarazzo. La gente gli domandava quale potesse essere la tecnica più efficace per trasformare la propria vita e lui, dopo anni di ricerche e sperimentazioni, poteva solo rispondere: just be a little kinder, prova a essere un po' più gentile.

Grande dono, grande opportunità, la gentilezza.  Su di essa mi è capitato in questi giorni di leggere un libro dello scrittore e psicoterapeuta Piero Ferrucci, con un titolo che scopre già le carte: La forza della gentilezza (Mondadori).

Certo non la gentilezza formale, da regole della buona società, la gentilezza di superficie, convenzionale e interessata. Ma la gentilezza che affonda dentro, questa sì che può essere potente. Soprattutto in questi tempi, di riscaldamento globale del clima, ma di raffreddamento altrettanto globale delle relazioni.

Afferma perentorio Piero Ferrucci: La gentilezza è una presa di posizione

E una forza, davvero una forza, sa impiegare per cambiare se stessi e il mondo: obiettivi per cui questo libro non manca di buoni spunti.

domenica 16 dicembre 2012

La bellezza e il burocrate dei mari

La bellezza ci fa uscire da un mondo di fantasmi tutti uguali, ci apre a un'abbondanza incommensurabile e imprevedibile che ci stupisce e ci rinnova.

Se dimentichiamo la bellezza, invece, il rischio è di perdere il contatto con la concretezza della vita. 

In una storia di Kafka, il dio Poseidone (Nettuno) è sempre il dio dei mari, ma è un burocrate. L'amministrazione dei mari gli dà un gran da fare, e lui rimane incollato al suo tavolo.

Essendo coscienzioso, non vuole delegare il lavoro ai suoi assistenti. E quindi non riesce mai a fare quello che gli piacerebbe più di ogni altra cosa: un bel giro di tutti i mari per vedere come sono, e poi una bella nuotata. 

Anche noi corriamo quel rischio: di vivere nella burocrazia della realtà, anziché nella realtà.

(Piero Ferrucci, La bellezza e l'anima, Mondadori)

mercoledì 21 novembre 2012

Come ci cambia l'esperienza del bello

Ora questa persona è diventata in grado di percepire la bellezza. La domanda allora è: in che modo cambia la sua vita, in che modo cambia la vita di tutti noi quando ci apriamo alla bellezza? E' il tema di questo libro.

Cos'è la bellezza in un mondo che sembra vivere del suo mito?

Di bellezza sono pieni gli spot, la bellezza è quanto si cerca di perseguire a tutti i costi, con prodotti, cure, interventi chirurgici, eppure se n'è perso il senso più autentico. Quello che permette di vedere la bellezza ovunque, non solo in un'auto fuoriserie o in una top model. Quello che prima di tutto è sguardo, capacità di relazione, apertura alle possibilità della vita, cura di se stessi e degli altri.

Non apparenza, ma piuttosto emozione e sentimento che si fa filosofia di vita. In questi tempi di dilagante banalità e conformismo c'era bisogno di un libro come questo di Piero Ferrucci - La bellezza e l'anima. Come l'esperienza del bello cambia la nostra vita (Mondadori) - per riscoprire un'indispensabile medicina dell'anima, capace di rimettere in movimento la nostra vita e di cambiarla in profondità.

sabato 13 ottobre 2012

Se la piazza è la geometria che mi accoglie

Ci sono piazze dove ci si sente di doversi mettere sull'attenti, altre dove ti aspetti un comizio, altre ancora in cui magari ci vai per pagare le tasse.

In questa piazza mi sento accolto e protetto. Sento di trovarmi in uno spazio di grande civiltà e armonia, il contesto migliore in cui posso incontrare altri esseri umani. 

Mi rendo conto di come una piazza non sia un contenitore passivo, ma dia forma alla mia esperienza, a a quello che io sono in quel momento. 

E' una geometria nella quale sono accolto, e sento di poter essere me stesso al meglio.

E mi accorgo ancora una volta che l'esperienza del bello non è un evento che accade e poi finisce, ma una narrazione che continua nel tempo, e la cui eco forse non finisce mai.

(Piero Ferrucci, La bellezza e l'anima, Mondadori)

venerdì 28 settembre 2012

Se il mondo va avanti grazie alla gentilezza

E' tutto molto semplice. Non c'è davvero differenza fra essere gentili con gli altri ed essere gentili con noi stessi. Sono proprio la stessa cosa.

E' un libro per niente scontato, tutt'altro, La forza della gentilezza di Piero Ferrucci, psicoterapeuta e filosofo, discepolo del fondatore della psicosintesi Roberto Assaggioli.

Un libro per niente scontato per una parola che di scontata ha tutta l'aria, perché in fondo che cos'è la gentilezza, cosa si può dire di essa che non sia stato già detto, anzi, che non sia stato già detto ai tempi dei nostri nonni, quando, si sa, la gente era più garbata? Così logora, la parola gentilezza, così poco adatta ai nostri giorni....

E invece no, perché nella gentilezza così come la intende Ferrucci non c'è niente di formale. Altro che galateo, altro che cortesia di distinti signori e buone maniere di ragazzini che dovevano tirare dritto.

La gentilezza è un intero mondo che si schiude, un modo di stare al mondo. E' convivere bene con gli altri e anche con se stessi. Significa persino coltivare un'idea di bellezza - e non spaventatevi per la valanga di zeta.

E c'è bisogno di questa gentilezza, nell'epoca che nei rapporti - certo non nel clima - registra uno spaventoso raffredamento globale. Tranne dover prendere ancora una volta atto che, a ben vedere, e malgrado tutto, il mondo va avanti perché siamo gentili tra noi.






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