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martedì 28 maggio 2013

Nessuno può imitare il suo stile

V'è una strana sorta di originalità, in McClintock; egli imita gli stili di altre persone, ma nessuno può imitare il suo, neppure un idiota.

Altre persone possono essere pompose, ma la pomposità di McClintock ha la violenza di un uragano; altre persone possono piagnucolare il sentimento, ma McClintock lo vomita; altre persone possono servirsi a vanvera delle metafore, ma soltanto McClintock fa di questo una vera e propria arte.

McClintock è sempre McClintock, è sempre coerente, il suo stile è sempre esclusivamente suo; egli non commette l'errore di essere pertinente in una pagina non pertinente in un'altra; non è mai pertinente in nessuna delle sue pagine.

Non commette l'errore di essere lucido in un punto e oscuro in un altro; è sempre oscuro.

Non commette l'errore di servirsi qua e là di un nome estraneo al carattere del suo lavoro; adopera sempre nomi esattamente e fantasticamente adatti alla sua pazzia.

(Mark Twain, Come curare la malinconia, Passigli)

martedì 30 ottobre 2012

Tra gotico e horror nella Spagna del Medioevo

Pensare che Eça de Queiroz è conosciuto soprattutto come il massimo esponente del realismo portoghese, per il modo con cui, da Lisbona a Oporto, ha raccontato un Portogallo di commercianti e avventurieri, banchieri e disperati, politici e prostitute.

Poi capita tra le mani La buonamina, un racconto lungo scovato e riproposto dalla casa editrice Passigli. E di balzo siamo nella Spagna dell'ultimo scorcio di Medioevo, negli anni in cui si apprestano a salire al trono Fernando e Isabella. Più precisamente, a Segovia, con i suoi monasteri, i suoi palazzi austeri, le sue campagne riarse intorno.

Ambientazione storica, va bene. Solo che bastano due capitoletti per sprofondare in una vicenda che più gotica non si può, intrisa di quel romanticismo che incrocia le grandi passioni amorose con una irresistibile attrazione per il regno dei morti.

E i morti si mescolano ai vivi, in queste pagine. E i corpi penzolano in cima alla Collina degli Impiccati e al vento sospingono la loro domanda, che non è solo di un horror prima dell'horror, non è solo della letteratura:

Chi può dire che cos'è la vita? Chi può dire che cos'è la morte?

martedì 29 maggio 2012

La guerra sulle montagne di Rudyard Kipling

L'uccisore e l'ucciso si tengono, per lo meno, compagnia, in un mondo che essi stessi hanno creato. Ma qui si affronta il disprezzo immenso di monti, preoccupati soltanto dei loro casi; poiché tra il gelo, la neve e le acque sotterranee, i monti sono sempre affaccendati

Non sapevo che Rudyard Kipling, nel suo molto vagabondare per il mondo, tra l'India e l'Inghilterra, avesse anche avuto il modo di raccontare la Grande Guerra sul fronte italiano. Lo scopro grazie a La guerra nelle montagne pubblicato qualche anno fa da Passigli, che riporta le sue "impressioni" di corrispondente di guerra.

 E' il 1917, qualche tempo prima della rotta di Caporetto. Kipling è a tutti gli effetti un inviato di guerra e anche quello che oggi si direbbe un giornalista "embedded", al seguito di un esercito. E di questo il suo reportage porta tutti i limiti: non sembra nemmeno lo stesso uomo che qualche tempo prima, sul fronte occidentale, ha perso il suo unico figlio maschio, lutto che gli ha scavato dentro un abisso di sofferenza.

C'è propaganda, c'è retorica, in queste pagine, come quando il povero fante romano è paragonato al legionario romano. O come quando di lui si afferma che se ne sta sotto le granate con la stessa quiete di un inglese al caminetto.

Eppure anche qui di tanto in tanto si fa largo la grandezza di uno scrittore che non dovrebbe mai mancare nelle nostre librerie. E riprende il suo posto l'uomo che sa interrogarsi e misurare l'insensatezza dell'uomo, magari al cospetto delle montagne che sembrano ridicolizzarci con un silenzio che durerà più della nostra follia.

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...