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mercoledì 1 maggio 2013

Con Karl Kraus, gli ultimi giorni dell'umanità

Pensare che di lui conoscevo soltanto Detti e contraddetti, con i suoi aforismi secchi come fucilate. Di ben altre fucilate si parla in questo libro gigantesco, torrenziale, smodato, evidentemente scritto di getto per non sottrarsi all'orrore della guerra, anzi, per gridarlo forte, per gridarlo fuori del coro.

Non è un certo un libro di cui è facile parlare, Gli ultimi giorni dell'umanità di Karl Kraus (Adelphi). Storia tragica che, appunto ha per protagonista l'umanità, chiamata a rispondere alle conseguenze del suo errore-orrore, quella Grande Guerra che prima di tutto è una guerra del mondo contro Dio.

Scritto in forma di dramma, tutto dialogo in una sequenza di atti e di scene, tutto questo sarebbe ovviamente irrapresentabile in qualsiasi teatro del nostro pianeta. Lo scrive nella sua premessa lo stesso Kraus:

I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi.

Però attenzione a cosa Kraus aggiunge al rigo dopo. La capacità di sopportazione mica ha che vedere con la lunghezza. Piuttosto il fatto è che questo dramma:

è sangue del loro sangue e sostanza della sostanza di quegli anni irreali, inconcepibili, irraggiungibili da qualsiasi vigile intelletto, inaccessibili a qualsiasi ricordo e conservati soltanto in un sogno cruento, di quegli anni in cui personaggi da operetta recitarono la tragedia dell'umanità.

E con ciò è servita anche la provocazione. L'intelligenza di Kraus, affilata come una lama, è già all'opera. A noi non resta che leggere.

lunedì 15 ottobre 2012

La bellezza che è troppo del Padiglione d'Oro

Quando l'ideale non ti alza in volo niei cieli della vita ma piuttosto ti inchioda alla tua miseria.

Quando la bellezza non è un conforto ma, al contrario, un veleno che entra dentro e uccide a poco a poco.

Quando la stessa perfezione è una condanna, uno specchio che riflette quello che sei, senza indulgenza, inchiodandoti a quello che sei e soprattutto a quello che non sei...

Eccolo qui, il dramma che Yukio Mishima mette in scena, con la sua parola fredda come una lama da chirurgo... Un dramma che ci arriva dall'altro pianeta che è il Giappone e che pure appartiene a tutti noi, ci appartiene in quando uomini.

Ce lo sentiamo dentro, questo irrimediabile contrasto... e per questo, proprio per questo, ci porteremo a lungo il ricordo di questo monaco, svuotato, lacerato, irrisolto, deciso a trasformare la sua vita in una torcia accesa per incenerire quel Padiglione d'Oro che è troppo bello, troppo....

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...