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domenica 10 giugno 2012

In fondo basta mettere il dito nella piaga


Il tempo si è portato via tutto, gli amici, i maestri, gli eroi, le battaglie, le passioni, tutto. Tutto. Però questa malinconia è dolce.
In questo deserto c’è ancora lei, donna che è nata libera e che libera morirà, donna sempre diversa e sempre uguale a se stessa.
Donna in pace con se stessa, che non rimpiange nulla.

 Sorride, e per una volta non può trattenere un pizzico di orgoglio. Ha sempre avuto il coraggio di dire quello che pensa. E quante ne ha dette, quante persone avrebbero voluto ritrovarsi in altri panni, davanti a lei.
Lei: Miss Uragano.


Il buio ora le fa meno paura. C’è luce, là in fondo.
L’Italia l’ha delusa e avvilita, ma lo sa, lo sente, che c’è sempre possibilità di riscatto, che l’Italia può cambiare. Che qualsiasi società può cambiare.
L’educazione servirà. La dignità servirà. La responsabilità servirà. Non c’è riforma che non potrà essere fatta.
In fondo basta mettere il dito nella piaga perché la piaga cominci a guarire.

(da Paolo Ciampi, Miss Uragano, Romano editore)

venerdì 14 gennaio 2011

Dal suono della campana ai tre pescatori

Vi ricordate Per chi suona la campana? - non il libro di Ernest Hemingway e relativo film -  ma la poesia inglese di John Donne, grande poeta del Seicento inglese, che a quel libro e a quel film dà il titolo. La straordinaria poesia che comincia con Nessun uomo è un'isola per finire con uno dei più grandi richiami alla responsabilità? E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te. Ecco, oggi questo stesso straordinario richiamo lo ho ritrovato in una pagina della poetessa polacca Wislawa Szzymborska. Dall'Inghilterra alla Polonia, tre secoli più tardi. Lo stesso rigore, lo stesso senso di appartenenza a tutti, la stessa impossibilità della solitudine.

Dei pescatori tirarono fuori dagli abissi una bottiglia.
Dentro c'era un pezzo di carta, con scritte queste parole: "Aiutatemi! sono qui. L'oceano mi ha gettato su un'isola deserta. Sto sulla sponda e aspetto aiuto. Fate presto. Sono qui!".
"Non c'è data. Sicuramente ormai è troppo tardi. La bottiglia può aver galleggiato in mare per molto tempo" disse il primo pescatore.
"E non c'è indicazione del luogo. Non si sa neanche quale oceano sia" disse il secondo pescatore.
"Non è né troppo tardi né troppo lontano. L'isola  Qui è ovunque" disse il terzo pescatore.
Seguì una sensazione di disagio, calò il silenzio. E' quel che accade con le verità universali.

lunedì 22 novembre 2010

L'uomo che si sentiva responsabile della bellezza

Ancora una volta mi risuonano quanto l'imperatore Adriano di Marguerite Yourcenar affermava  in uno dei passi più belli di tutte le Memorie.

Ciascuno la sua china; ciascuno il suo fine, la sua ambizione se si vuole, il gusto più segreto, l’ideale più aperto. Il mio era racchiuso in questa parola: il bello, di così ardua definizione a onta di tutte le evidenze dei sensi e della vista. Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo


Sentirsi responsabile, questo è già qualcosa di straordinario. Ma sentirsi responsabile della bellezza del mondo, sentirsi responsabile e tradurre questa responsabilità nella vita delle nostre città, dei nostri quartieri, della piazza e del condominio dove viviamo: questa è una delle poche speranze a cui è necessario non rinunciare.

Come vorrei guardarmi intorno e ritrovare questo senso della responsabilità.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...