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mercoledì 25 luglio 2012

Davanti all'Atlantico con Marguerite Yourcenar

E quello che succedeva in Asia, quelle spaventose carneficine... non me ne sono accorta che molto più tardi. Ma non c'è un mattino, da tanti anni a questa parte, in cui, alzandomi, io non pensi prima di tutto allo stato del mondo per partecipare, condividere per un istante la sofferenza universale. Pure, a volte, nonostante questo, si riesce a essere felici, ma è un'altra specie di felicità

Diffido, in genere, dai libri intervista agli scrittori. E pensare che questo è anche piuttosto corposo, altro che pochi capitoletti giusto per fissare un cammino intellettuale, una visione del mondo o una giratina più o meno frettolosa nel laboratorio di scrittura di un autore.

Ma Ad occhi aperti -  volume, edito da Bompiani, che raccoglie le conversazioni di Matthieu Galey con Marguerite Yourcenar - è molto di più e ci restituisce pienamente il fascino, la complessità, la singolarità di questa scrittrice.

Conversazioni appunto. E sembra quasi di vederli, i due, nella veranda di Petite-Pleasance, la casa dell'isola dell'Atlantico, davanti alla costa del Maine, che la Yourcenar aveva scelto di abitare. Casa di silenzi, di gesti antichi come fare il pane in casa, di parole distillate dalle letture.

sabato 14 agosto 2010

Che fine fanno i personaggi di un libro

Succede solo per i libri più importanti, quelli che continuano a risuonare dentro anche una volta che li abbiamo riposti sullo scaffale. I personaggi che hanno preso vita dalla pagina non è che si congedano e spariscono, ombre tra le ombre. Rimangono, in qualche modo, si tratti del Corsaro Nero, di Emma Bovary oppure del maggiordomo Jeeves. Continuano ad accompagnarci e a volte riusciamo anche a intavolare dei dialoghi immaginari.

E se vale per i lettori, figurarsi per lo scrittore che quei personaggi li ha creati. Arriva un momento in cui li lascia andare come una nave che molla gli ormeggi?

A questo proposito dice cose bellissime Marguerite Yourcenar In Ad occhi aperti, il libro intervista con Matthieu Galey.

I personaggi sono sempre lì, costantemente presenti? chiede l'intervistatore. E lei, la donna da cui hanno preso vita personaggi indimenticabili come Adriano e Zenone:

Sono tutti presenti, come sono presenti anche i vivi che amo o che mi interessano, presenti o passati. la conosco molto poco ma, quando se ne sarà andato, anche lei sarà presente. Credo di non rinunciare mai a un essere che ho conosciuto, e in nessun caso ai miei amici

Bello, i personaggi come amici a cui non si rinuncia mai. Ma anche gli amici sono come i personaggi, possibilità alternative della nostra vita

Attraverso loro, ho vissuto delle vite parallele. Lo stesso avviene con i miei amici in carne e ossa... Ogni simpatia e ogni comprensione accordate a degli esseri, appartengano al passato o al presente, nascano dalla nostra mente, ci accompagnino o incrocino la nostra strada nella vita, moltiplicano le nostre occasioni di contatto con la realtà

Non avevo mai pensato così, alle amicizie, di carta o in carne e ossa che siano, come alla moltiplicazione della nostra vita: le tante alte vite che discendono dalla nostra, stradario di una mappa immaginaria e possibile.

Ora ci penso e mi piace.

giovedì 12 agosto 2010

Quelle conversazioni nella veranda sull'Atlantico

E quello che succedeva in Asia, quelle spaventose carneficine... non me ne sono accorta che molto più tardi. Ma non c'è un mattino, da tanti anni a questa parte, in cui, alzandomi, io non pensi prima di tutto allo stato del mondo per partecipare, condividere per un istante la sofferenza universale. Pure, a volte, nonostante questo, si riesce a essere felici, ma è un'altra specie di felicità

Diffido, in genere, dai libri intervista agli scrittori. E pensare che questo è anche piuttosto corposo, altro che pochi capitoletti giusto per fissare un cammino intellettuale, una visione del mondo o una giratina più o meno frettolosa nel laboratorio di scrittura di un autore.

Ma Ad occhi aperti -  volume (edito da Bompiani) che raccoglie le conversazioni di Matthieu Galey con Marguerite Yourcenar - è molto di più e ci restituisce pienamente il fascino, la complessità, la singolarità di questa scrittrice. Conversazioni appunto. E sembra quasi di vederli, i due, nella veranda di Petite-Pleasance, la casa dell'isola dell'Atlantico, davanti alla costa del Maine, che la Yourcenar aveva scelto di abitare. Casa di silenzi, di gesti antichi come fare il pane in casa, di parole distillate dalle letture.

Quasi impossibile non trovare in questo libro spunti capaci di alimentare la nostra curiosità o la nostra riflessione.

E così, spizzicando in qua e là:

La convinzione che anche per una grande scrittrice non è facile essere compresa dai suoi lettori: Sono sicura del contrario. Certi lettori si cercano in ciò che leggono e non vedono altro che se stessi

La consapevolezza che scrivere non è una sofferenza: E' un lavoro, ma è anche quasi un gioco, e una gioia, perché l'essenziale non è la scrittura, è la visione

E i personaggi dei propri romanzi che continuano ad abitare la vita: Sono tutti presenti, come sono presenti anche i vivi che amo o che mi interessano, presenti o passati

Le ragioni di una sana reticenza: Molti si raccontano meno di quanto non si ripetano

L'idea curiosa che gli scrittori sono portati a situare avvenimenti e personaggi nelle stagioni contrarie a quelle in cui scrivono (lo aveva già notato Jean-Jacques Rousseau, a lei è successo sia per le Memorie di Adriano che per L'opera in nero)

Ma soprattutto quel sorprendente senso di compassione.

Basta qui, sono già andato "lungo", ma di questi spunti e altri voglio continuare a parlare qui.

domenica 25 luglio 2010

Cercare il passato per sopportare il presente

Reduce da un viaggio di diversi giorni in cui ho camminato lungo il Vallo di Adriano - estremo confine dell'Impero romano - e non ho certo lesinato il mio tempo in musei dedicati all'antica Britannia, siti archeologici, rovine di terme e castelli, ho finito per infliggermi qualche domanda di troppo. Che cos'è tutto questo guardarsi indietro? Un altro tentativo di fuga da un presente che non proprio il massimo?

Così ancora una volta devo ringraziare Marguerite Yourcenar, scrittrice che quasi sempre mi ha portato in dono la pagina o la frase di cui avevo bisogno.

Sul suo libro intervista Ad occhi aperti (una lunga conversazione con Matthieu Galey, pubblicata da Bompiani) ero capitato a caccia di qualcosa sull'Imperatore Adriano, personaggio storico che come un'ombra l'ha seguita per tutta la vita. E che ovviamente intriga molto anche a me.

Su Adriano non ho trovato molto, ma questa frase valeva da sola:

Quando si ha parla dell'amore per il passato, bisogna fare attenzione: si tratta dell'amore per la vita; la vita è molto più al passato che al presente. Il presente è un momento sempre breve, anche quando la sua pienezza lo fa sembrare eterno. Quando si ama la vita, si ama il passato perché esso è il presente qual è sopravvissuto nella memoria umana.

Ecco, proprio così. Non riesco a immaginarmi il nostro presente senza il suo passato. Guardare al passato mi aiuta a stare nel presente.  Mi aiuta a sopportarlo. E come aiuta, anche questa consapevolezza.

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