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mercoledì 4 giugno 2014

Sorpresa, viaggio nelle librerie che funzionano

Vorremmo dire che sono sempre le persone a fare la differenza, che una vera libreria non è mai frutto del caso, che occorrono doti da alchimisti per fare della libreria un faro, un luogo di meraviglia, non un semplice negozio di libri.

Dedicato a chi è convinto che oggi delle librerie si possa fare a meno, tanto c'è Amazon, tanto ci sono le altre librerie on line, e poi a cosa mai serviranno nell'epoca degli ebook? E' così facile andare in rete e scaricare la prima cosa che ci passa per la testa...

Dedicato anche a chi non ci crede più, a chi pensa che sul ponte ormai sventola bandiera bianca, che è solo questione di tempo, che è finita l'epoca degli editori, tanto i libri si autopubblicano o si pubblicano a pagamento, che è finita anche l'epoca delle librerie, al massimo ne rimarrà qualcuna di catena, più brava a vendere delikatessen che titoli....

Dedicato e consigliato, perché è una ventata di ottimismo La voce dei libri. Undici strade per fare libreria oggi, a cura di Matteo Eremo, uscito per Marcos y Marcos.

Mica l'ottimismo della volontà, quello buono per i Donchisciotte lancia in resta contro i mulini a vento. Certo ci vogliono dosi enormi di ostinazione e di spirito di sacrificio, una bella miscela di entusiasmo e crudo realismo, passione ma anche molte competenze. Libri sugli scaffali, ma anche libri contabili. Buone letture, ma anche programmi informatici.

Però ecco qui, storie ed esperienze di undici librerie indipendenti che funzionano, dal Canton Ticino alla Sicilia. Undici librerie che hanno consentito una possibilità di lavoro, che hanno contaminato la proposta di libri con le birre artigianali o con i tessuti orientali, che soprattutto sono diventate centri di cultura, presenze vive nelle scuole e nei quartieri, cuore pulsante di un paese che sarà al naufragio, ma che è anche diverso da quello con cui ci troviamo sempre a fare i conti.

Leggo nell'introduzione del libro che questo è solo l'inizio. Che altre dieci, venti, trenta librerie saranno presto raccontate. E vien voglia, vien voglia di provarci, come no.

martedì 11 settembre 2012

Sorpresa, c'è futuro per le piccole librerie

Sorpresa, pare che le previsioni siano state completamente sballate. Come per l'estinzione della foca monaca o dell'orso bruno. Pensare che tutti ci hanno scommesso a occhi chiusi, magari stracciandosi le vesti per i bei tempi andati e il destino cinico e baro.

E dunque, le piccole librerie, le librere indipendenti, non godranno certo di buona salute, questo è pacifico. Eppure il futuro, che fino a qualche tempo fa gli era negato con la forza di una sentenza capitale, pare ora lasciar loro qualche chance in più rispetto, pensate, anche ai grandi megastore dell'editoria. Sarà proprio perché c'è crisi e con la crisi finiscono per contare cose di cui è più facile dimenticarsi in tempi di vacche grasse.

Leggete sull'ultimo Espresso quanto scrive Antonella Fiori in Piccoli librai crescono:

Il lettore forte preferisce pagare qualche euro in più, ma avere la garanzia della qualità del libro che compra.

Meglio la libreria di quartiere, insomma, dove il libraio è il libraio, che sa consigliare e anche sconsigliare (grandissima virtù), piuttosto che un commesso che si limita a indicare un reparto. Meglio un negozio di pochi metri quadrati, ma con una vetrina che è dettata dal gusto e dalla competenza più che una politica commerciale. E con titoli che non sono solo i best-seller degli ultimi due mesi, e il resto che importa, si rende e magari non si ordina nemmeno, soprattutto se è di un piccolo editore.

Pare che anche le librerie di catena, si stiano adeguando. In Inghilterra il colosso Waterstones (300 punti vendita, 4.500 dipendenti) per difendersi da Amazon non ha tagliato e mandato a casa, ma si è affidato a un grande come James Daunt, che a Londra ha tenuto testa ai grandi megastore con le sue splendide librerie di veri librai. Qualcosa del genere pare stia succedendo anche in Italia.

Andrà proprio così? Forse dipenderà anche da noi. Dalla nostra capacità di accorgersi della foca monaca e di non sparare all'orso bruno. 

domenica 5 febbraio 2012

L'inglese che sa salvare le librerie

E' una bella storia per chi ama le librerie, quella raccontata da Antonella Barina in Come ti rilancio le librerie nell'ultimo Venerdì di Repubblica, con tanto di intervista a James Daunt. E soprattutto è un gran bel personaggio, questo James Daunt, quintessenza del gentleman inglese che ha aperto la sua prima libreria a 26 anni e che oggi, 22 anni più tardi, ne ha inaugurate altre sei, tutte a Londra, con un giro d'affari di dieci milioni di sterline.

Contro ogni pronostico, contro ogni sentenza capitale già pronunciata o che aspetta di essere pronunciata sulle librerie e sui cari libri di carta.

James Daunt, evidentemente, sa curare bene i suoi affari. Però non è un commerciante di cultura, basta vedere la sua prima libreria, dal gusto così rétro, con gli scaffali di legno, i lumi di altri tempi, i libri esposti di faccia, e non di dorso, perché il libro è una cosa così bella che vale la pena sprecare spazio.

James Daunt non ha dubbi che il futuro - un certo futuro - sarà indubbiamente dell'editoria digitale, che gli ebook venderanno sempre di più, che Amazon e gli altri sapranno curare i  loro affari.

Però è certo che le librerie continueranno a vivere se sapranno offrire ciò che l'on line non potrà mai offrire.

Per esempio autentici librai - gente laureata, colta, ben pagata, spiega - non solo commessi capaci di verificare se un libro è esaurito o disponibile.

Per esempio librerie con una propria personalità. Usa proprio questa parola: personalità. E' essenziale, spiega, una scelta titoli modellata sui gusti di quartiere. Mica solo il bestseller venduto ovunque, che tanto si trova anche al supermercato.

Ma pensate a una vetrina che è figlia del gusto, della curiosità, delle letture, delle suggestioni e degli accostamenti. Una libreria che diventa una caccia al tesoro, un'opportunità di scoperta.

Finiranno librerie così?

lunedì 26 settembre 2011

Se una legge per i libri punisce i lettori

E dunque, ammetto di essermi distratto. Ammetto di essermene accorto solo ieri sera, quando aggirandomi sul catalogo on line di Amazon ho potuto constatare che gli ottimi sconti di qualche settimana fa erano completamente svaniti.

Politica aziendale drasticamente mutata? Ma no, una legge dello Stato - qualcuno l'ha definita per l'appunto legge anti-Amazon - che limita la possibilità di sconto dei libri al 15 per cento, con il nobile obiettivo di tutelare editori e librerie.

Non ho mai avuto simpatia per le multinazionali - anche se preferisco le multinazionali del libro a quelle del petrolio - ma mi domando se il modo per contrastarle sia proprio questo, imporre prezzi più alti piuttosto che prezzi più accessibili (di solito funzionava così).

Ho sempre avuto a cuore editori - soprattutto piccoli - e librerie - soprattutto indipendenti - ma mi domando se i loro interessi si salvaguardino penalizzando proprio coloro che sono la loro ragione di essere: i lettori (ed è anche curioso e mortificante che una legge che mette le mani nelle loro tasche porti la firma di un parlamentare di centrosinistra, ma tant'è).

Forse qualcosa mi sfugge. So solo che ieri sera non ho più ordinato i soliti 7-8 libri di altre volte - alcuni dei quali assolutamente sconosciuti, di piccoli editori che non avrei mai trovato in libreria, un azzardo motivato da un titolo, da una copertina o da una estemporanea curiosità. Nel carrello ho lasciato solo i due titoli che cercavo da prima, che mi "servivano", su cui andavo a colpo sicuro.

Poi ho pensato alle piccole librerie della mia città. Acquisterò meno libri da loro, ora che Amazon non è più conveniente? O quello che conta sarà sempre e comunque una bella vetrina nel mio quartiere, il gusto nella scelta e nella disposizione dei titoli, un ambiente accogliente, un libraio che ti sorride e ti sa consigliare, perché ha tempo per te?

Solo per dire. Solo perché vorrei che qualcuno mi spiegasse questa legge.



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