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lunedì 27 aprile 2015

Ascoltando i Beatles in mezzo alla tundra

Palaja, al Nord del Nord, in mezzo alla tundra. Terra immensa che si fa fatica a racchiudere in una pagina dell'atlante, terra di distanze e di vuoto in mezzo. Terra che è facile dimenticare, tanto che vuoi che ci sia laggiù, se non neve e silenzio e manciate di uomini che non si capisce nemmeno bene di cosa vivono.

Palaja, per di più non oggi che certe cose sono più facili, perché si accende un monitor e ci si affaccia su un mondo di cui è evidente che si fa parte. No, Palaja agli inizi degli anni Settanta. Quando hanno appena cominciato ad asfaltare le strade.

Solo che con le strade capita che possa arrivare qualcos'altro. Magari un 45 giri - chi sa oggi cosa erano i 45 giri? - con una canzone dei Beatles o del grande Elvis. Che musica quella musica. Note che hanno attraversato il mondo, saltato ogni confine, attraversato la tundra come un lupo solitario, per arrivare quassù, a Palaja. Per arrivare e prendere domicilio nei cuori di alcuni ragazzi.

Tenero, divertente, spiazzante, anche un po' acerbo, questo Musica rock da Vittula di Mikael Niemi, enorme successo in Svezia, decisamente meno qui in Italia, dove, è chiaro, lo ha pubblicato Iperborea.

Raccomandato a chi non è convinto che la letteratura da export della Svezia debba essere sempre e comunque gialla - ovviamente gialla scandinava. Raccomandato a chi subodora che un romanzo del Nord non debba raccontare solo di coriacei taglialegna, di renne, di vokda a fiumi. Raccomandato a chi lo sa già che una storia di giovani e rock non debba per forza essere ambientata in una periferia di Londra o di Manchester, perché ovunque va bene.

martedì 14 maggio 2013

Tra i ghiacci lassù, insomma, si ride

Quando già serpeggiava l'idea - dopo essere stati sommersi da una valanga di investigatori e investigatrici norvegesi, svedesi, danesi, finlandesi o islandesi - di essere passati da fenomeno letterario a cliché, l'editoria ha registrato una nuova sorpresa nordica: la presenza d'una variegata letteratura umoristica.
Tra i ghiacci lassù, insomma, si ride.

Così ci ha recentemente spiegato Sebastiano Trivulzi su uno dei paginoni centrali della cultura di Repubblica, in qualche modo spiazzando chi, come me, pur attratto dalle letterature del grande Nord, non era mai andato oltre le pagine del finlandese Aarto Paasilinna: grottesche, anticonformiste, pervase di ironia, eppure certo non da riderci sopra.

E già, qualche tempo fa mi era capitato tra le mani anche Musica rock da Vittula di Mikael Niemi. Però mica mi era bastato, per una dichiarazione così perentoria: tra i ghiacci lassù, insomma, si ride.

Il Nord piuttosto era  luogo di inquietudine metafisiche, di dolori esistenziali, di complessi rimandi tra gli spazi della natura e quelli dello spirito, di colpe e angosce. Filosofie tetre e sofferenze urlate come il quadro di Munch.

Poi sono arrivati tutti i gialli nordici, belli e intriganti, ma certo non allegri, come si conviene al genere. Tanto più se questi gialli si accompagnano alla riflessione su un modello di società dove non è tutto oro.

Di quei gialli, tra l'altro, abbiamo fatto anche indigestione. E ora? Dal Nord dobbiamo aspettarci un'altra valanga, non più di morti ammazzati, ma di situazioni umoristiche?

Perchè no, se anche Kierkegaard non è che fosse poi così cupo. 
 

martedì 20 dicembre 2011

Ascoltando i Beatles nel Nord del Nord

Come abitanti di Palaja eravamo la retroguardia, lo si capiva fin dall'inizio.L'atlante si apriva con lo Scania, in scala gigante, tutta costellata di trattini rossi che rappresentavano le strade e di pallini neri che indicavano i centri abitati. Seguivano le altre regioni in scala regolare, salendo sempre più a nord man mano che si sfogliava il libro. Per ultimo veniva il Norrland settentrionale, riprodotto in scala extra-ridotta per riuscire a entrare nella pagina, e con a malapena qualche trattino e pallino. Quasi in cima alla carta c'era Pajala, circondata da una tundra marroncina, ed era lì che vivevamo noi

Palaja, al Nord del Nord. Terra immensa che si fa fatica a racchiudere in una pagina dell'atlante, terra di distanze e di vuoto in mezzo. Terra che è facile dimenticare, tanto che vuoi che ci sia laggiù, se non neve e silenzio e manciate di uomini che non si capisce nemmeno bene di cosa vivono.

Palaja, per di più non oggi che certe cose sono più facili, perché si accende un monitor e ci si affaccia su un mondo di cui è evidente che si fa parte. No, Palaja agli inizi degli anni Settanta. Quando hanno appena cominciato ad asfaltare le strade.

Solo che con le strade capita che possa arrivare qualcos'altro. Magari un 45 giri - chi sa oggi cosa erano i 45 giri? - con una canzone dei Beatles o del grande Elvis. Che musica quella musica. Note che hanno attraversato il mondo, saltato ogni confine, attraversato la tundra come un lupo solitario, per arrivare quassù, a Palaja. Per arrivare e prendere domicilio nei cuori di alcuni ragazzi.

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