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sabato 30 giugno 2018

Il mio Jack: c'è ancora strada?

Eppure funziona sempre così con Jack. Non lo trovi mai dove lo cerchi. Non ti risponde mai come ti aspetteresti. 

Forse è anche per questo che uno scrittore così intrinsecamente americano, inimmaginabile in un altro paese, ha saputo conquistare generazioni di giovani europei -  soprattutto italiani, francesi e tedeschi – con una presa ininterrotta anche quando negli Stati Uniti la sua parabola era in declino. 


Forse anche per questo ha saputo parlare alla generazione che nella politica ha coltivato le sue speranze di cambiamento, malgrado le sue stesse convinzioni. Parlando anche alla generazione successiva, quella che sulle macerie di quelle speranze se n’è andata per il mondo, poco importa se in Tibet, in Patagonia o in Nicaragua. 


 E oggi? Ora che è considerato uno dei più grandi scrittori americani del Novecento, i ragazzi di vent’anni possono ancora riconoscersi in Jack Kerouac? 


Che poi è una domanda assai meno scomoda rispetto all’altra: ovvero quanto possa riconoscermi ancora io, alla mia età. 


(da Jack Kerouac. The man on the road, Edizioni Clichy)

giovedì 15 marzo 2018

Dall'Irlanda a Ventotene, storia grande in una piccola isola

 Come aveva fatto una storia così grande a essere passata da un'isola tanto piccola?

A volte succede proprio così con le grandi storie, approdano su un'isola di scogli e distanze, sembrano abbandonarsi al vento e al ricordo, languiscono dietro mura e sbarre, si alimentano solo di nostalgia: e non per questo sono meno grandi, anche se appartengono a uomini i cui nomi non sono scolpiti sui monumenti.

Passa per Ventotene, l'isola dei confinati sotto il fascismo, la grande storia che ci racconta Michele Marziani in La figlia del partigiano O' Connor (Clichy), splendido libro di un autore che non mi ha mai deluso: e chi mi conosce sa di alcuni titoli - per esempio Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta o Nel nome di Marco - che spesso mi capita di suggerire.

Storia che approda a Ventotene, ma che in realtà passa, non si ferma. Mette insieme il mare e le valli delle nostre Alpi, Dublino e Barcellona. Cuce altre storie, compone il presente e  il passato, lasciando un margine persino al futuro, serpeggia attraverso i giorni di una vita per richiamare vicende corali e snodi del nostro Novecento.

Libro di viaggio, a suo modo: libro che attraversa il tempo e lo spazio. Insegue i passi di Pablita O' Connor, la figlia dell'irlandese, la figlia del partigiano, che raggiunti i 65 anni, decide di guardare oltre la valle piccola e stretta, tra il Monte Rosa e il lago d'Orta, dove ha sempre vissuto.

Partire, sapendo che partire è prima di tutto sciogliere qualcosa dentro. Partire, ma dove, se non dietro l'ombra del padre?

Ma lei di lontano conosceva soltanto la storia di quel suo papà che era stato al confino sull'isola.

Lui, l'uomo dell'isola di smeraldo, l'uomo di un paese che per noi è solo case col tetto di paglia, violini e pinte di birra scura. La Guerra di Spagna, la Resistenza in Val d'Ossola. Dalla parte giusta, perchè una parte giusta c'era, da dire e ridire in tempi dove pare ogni cosa sia come i gatti di notte, tutti bigi.

C'è anche questo in questo libro di sorprese, rivelazioni, riconoscimenti. In questa storia grande che passa per un'isola e abbraccia il mondo.

giovedì 29 settembre 2016

Firenze e i luoghi a cui gli scrittori danno voce

E' il ragazzo che vi guarda all'interno della basilica di Santo Spirito, che c'è da sempre e che da sempre spinge il suo sguardo oltre le mura delle chiesa, fino alla gente che affolla la piazza, fino ai banchi del mercato e ai turisti seduti ai tavolini.

E' l'uomo che entra a Palazzo Medici Riccardi per una breve visita e ne esce anni e anni più tardi, dopo esser stato rapito da sogni e visioni che gli hanno consentito l'incontro con Lorenzo il Magnifico, Michelangelo e gli altri grandi del Rinascimento fiorentino.

E per ora sono arrivato qui, ai primi due racconti, rispettivamente di Valerio Aiolli e di Enzo Fileno Carabba. Intanto altre voci si sono aggiunte, in libreria ci sono già anche Marco Vichi e Anna Maria Falchi, mentre in rampa di lancio ci sono Leonardo Gori, Emiliano Gucci, Divier Nelli, Lorenzo Chiodi, che è come dire un bel pezzo del mondo della scrittura fiorentino e toscano.

Però non è per appassionati di storie minimi e locali, la nuova collana Narrare humanum est, proposta da Firenze Leonardo, casa editrice collegata a Clichy.
Collana - spiegano Marco Vichi e Sergio Risaliti, che l'hanno ideata e ora la dirigono - che nasce dall'idea che ogni cosa può essere attraversata dalla narrativa, anche i luoghi storici, gli antichi spazi urbani, i monumenti.

Ecco, questo mi piace, questa è l'idea che mi convince. Far sì che i luoghi della storia e dell'arte non finiscano solo in guide e i libri specialistici, ma si facciano racconto, invenzione, creazione di arte suggerita e ispirata da essi stessi. Far sì che gli scrittori coltivino nuovi sguardi, nuove capacità di narrazione, guardandosi intorno, annodando altri fili con la città che abitano.

E Firenze, splendido banco di prova per tutto questo.

venerdì 23 ottobre 2015

Allo scoperta di John Fante, assieme a Marco Vichi

Quasi sempre ci arrivi per caso, non per scelta: a volte, anzi, al caso provi a sottrarti. Fai resistenza, rimandi, accarezzi qualche alibi. Perché proprio quel libro? E cosa mi dovrebbe davvero dire quello scrittore? Con tutto quello che c'è da leggere... Facile che quel titolo rimanga a lungo dimenticato su uno scaffale, su un comodino, tra una pila di altri libri.

Comincia quasi sempre così, con i libri che poi ti entrano dentro e non ti mollano più. Con gli scrittori che irrompono nella limitata schiera degli indispensabili.

Per John Fante credo che sia successo per diversi. Tutte persone che ora non devono lasciarsi scappare Fuori dalla polvere, che la collana Sorbonne dell'editore Clicly dedica al grandissimo italo-americano.

A curarlo lo scrittore fiorentino Marco Vichi, che nell'introduzione racconta il suo caso: la prima volta che qualcuno gli parla di John Fante lui lascia perdere, per pregiudizio non nei confronti dello scrittore ma della persona che gliene sta parlando. Prima di scoprire che le pagine di Fante possono scuoterlo con emozioni che non provava dai tempi in cui divorava i grandi romanzieri russi.

Charles Bukowski - nella sua straordinaria introduzione a Chiedi la polvere, qui ripubblicata - racconta il suo di casi: la scoperta nei giorni in cui - giovane e perennemente ubriaco - ammazzava il tempo in una biblioteca pubblica di Los Angeles. Per imbattersi nei libri di Fante, scritti con le viscere e per le viscere, con il cuore e per il cuore.  

Beh, mi viene in mente che anche il sottoscritto ci ha messo parecchio, prima di scoprire chi era John Fante. Pensare che per qualche tempo l'ho confuso con un altro grandissimo,  Raymond Chandler. Ma di questo ancora mi vergogno.
 

lunedì 15 giugno 2015

La vita agra del grande Luciano

C'era bisogno che gli occhi mi cascassero su questa copertina, per scoprire la magnifica collana Sorbonne, che la Clichy dedica ai protagonisti del Novecento, libretti agili e densi, ricchi di immagini e di citazioni, soprattutto di sguardi originali, a volte obliqui, per raccontare uomini e donne che hanno cambiato la nostra visione del mondo.

La prossima volta che vado in libreria me ne prendo un bel po', ma intanto eccomi con questo, dedicato a Luciano Bianciardi, il precario esistenziale (sottotitolo che già dice molto), curato da Gian Paolo Serino.

Non me lo potevo perdere, per l'amore che da sempre coltivo per questo grandissimo ignorato della nostra letteratura (in ogni caso più commentato che letto, come ricorda Serino), fino a curiosi processi di immedesimazione in altri anni (ho adoperato anche lo pseudonimo di Paolo Bianciardi su qualche giornale, che è tutto dire).

E dunque l'anarchico maremmano, l'inventore del Bibliobus che in anni inimmaginabili andava a portare i libri in posti dimenticati, l'uomo che non tradì mai i suoi minatori e che riuscì a farsi licenziare dalla Feltrinelli. Ma soprattutto l'uomo che riuscì a comprendere e a raccontare l'Italia dei consumi di massa e della televisione prima di Pier Paolo Pasolini e di Umberto Eco. Il primo a cogliere davvero la mutazione antropologica del nostro paese, con tutte le malattie che ci portiamo ancora dietro.

Voleva la più grande delle rivolte, Bianciardi: la coerenza di ciascuno. Quando gli arrise il successo, con quel capolavoro che è La vita agra - La storia di un'incazzatura in prima persona singolare - ci rimase male: si era aspettato che anche i suoi lettori si incazzassero, invece tutto quello che rimediò furono gli applausi.

Visse - o sopravvisse - delle traduzioni dei grandi americani, come Henry Miller. Se ne andò via troppo presto, a nemmeno 50 anni, ucciso dall'alcol in cui cercava l'assenza. In qualche modo ci riuscì: al suo funerale c'erano solo quattro persone.

Un buon modo di riscoprirlo è passare da questo libro di Clichy. A seguire, la meravigliosa biografia di Pino Corrias. E poi i libri, ovviamente i libri, del grande Luciano. 

martedì 9 giugno 2015

Quando la poesia del cuore si fa politica

Per tutti ma soprattutto per coloro che in questi anni, anche con qualche ragione, si sono persuasi che la politica è solo uno schifo, carriera e ladrocinio; che niente si può davvero cambiare; che rimane solo da rassegnarsi e mandare tutti a quel paese.

Per tutti, ma soprattutto per coloro che se ne fregano e tirano avanti, perché che me ne può fregare di un detenuto, di un immigrato e magari anche di un malato terminale? Se ne fregano e tirano avanti,   finché potranno.

Per tutti, con la speranza che queste pagine vi facciano lo stesso regalo che a me: magari senza vergognarvi per una lacrimuccia di commozione e per un sorriso pulito.

In questi anni ho avuto modo più volte di incrociare Enzo Brogi  e le sue battaglie testarde e controcorrente, accese nelle periferie della nostra società, nei luoghi dove i diritti non hanno diritto, tra un'umanità dolente che non porta voti, anzi, se possibile li sottrae. Ed ecco, ora la sua storia  - la storia delle sue battaglie - la ritrovo in questo libro, pubblicato per Clichy, con un titolo che già dice tutto: Altre direzioni.

Altre direzioni rispetto alla politica mainstream, altre direzioni anche rispetto alla consapevolezza che noi stessi abbiamo di ciò che deve essere fatto. Si tratti di combattere per la dignità e il futuro dei detenuti, per la sessualità dei disabili o per la cannabis per i malati. Battaglie di civiltà, diritti in ballo che sono di chiunque, perché come sostiene Concita De Gregorio in una delle introduzioni: Se avete in mano il libro e lo leggete invece di esserci dentro, è stato il vento.

Ci sono altri buoni amici che Enzo ha chiamato a raccolta in questo libro e che mi piace citare, perché dicono cose meglio di quanto farebbe il sottoscritto.

Lorenzo Cherubini Jovanotti: Se il mondo è un minestrone sul fuoco è importante chi ci aggiunge gli ingredienti ma un ruolo decisivo ce l'ha chi lo tiene in movimento, che non si attacchi mai sul fondo.

Simone Cristicchi: Tutte cose marginali, tutte storie sulle quali voltiamo volentieri lo sguardo, tutti temi che stanno fuori dalla "normalità". Da questo strano male che è la normalità.

Tutto fuorchè un monumento a se stesso, una vetrina da politico di lungo corso, queste pagine. Che dimenticavo di dirvi: sono anche di ottima scrittura. Non guasta mai, ma soprattutto in questo caso, dove la poesia del cuore si fa largo e diventa parola migliore dell'uso che ne abbiamo fatto: politica.

mercoledì 3 giugno 2015

L'uomo che salvò l'arte di Firenze in guerra

In tempi in cui l'orrore della guerra e del fanatismo pretende il suo tributo non solo di vite ma anche di opere d'arte - pensiamo a Mosul o a Palmira - mi ha fatto bene leggere questa storia di un uomo che la guerra - un'altra guerra, ma non importa - ha attraversato con la sola missione di salvare l'arte.

Bella lettura, L'arte fiorentina sotto tiro di Frederick Hartt (Clichy), la storia, raccontata in prima persona, di un giovane storico dell'arte che dal New England sbarca in Italia con l'esercito alleato: uno dei "monument men", ovvero degli uomini che si spingeranno in prima linea per salvare il nostro immenso patrimonio dalle distruzioni dei combattimenti e dalle razzie dei nazisti.

 Scritto anche bene, questo libro, diario e cronaca ma anche avventura appassionante. Con momenti di straordinaria commozione: il giorno in cui i ponti e le torri medievali di Firenze furono spazzate via dalle mine naziste, ma anche il giorno, poco dopo la Liberazione, in cui proprio Hartt caricò un intero treno di opere che a Firenze erano state sottratte: e quello fu anche il primo convoglio civile a riattraversare il Po dopo la guerra.

E bella la figura di Hartt, che a Firenze tornerà per l'alluvione del 1966 - altra ferita enorme alla nostra arte - per poi esservi anche seppellito.

Che poi lo so che a uno viene da domandarsi: pensare ai quadri, alle statue, nell'orrore della guerra? E le vite umane?

E io dico: sì, proprio così. Anche questo è opporre la civiltà alla barbarie e aprirsi un varco verso il futuro.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...