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lunedì 22 agosto 2016

Tra fabbrica e pub, così era la vita in Inghilterra

Perché era sabato sera, il momento più felice e festoso della settimana, uno dei cinquantadue giorni di vacanza sulla lenta ruota panoramica dell'anno, un violento preambolo a una domenica di prostrazione.

Per Arthur, giovane operaio inglese, la febbre del sabato sera è un copione che si ripete: il giro dei pub, le sbronze, le risse, il sesso con donne sposate. Tutto quello che non c'è nel resto della settimana, perchè il resto è solo la routine del lavoro nella sua fabbrica di Nottingham.

L'adrenalina di questi fine settimana, il loro concentrato di pulsioni e trasgressioni, non cambieranno il mondo, anzi, non lasceranno niente se non un cerchio alla testa la domenica mattina. Eppure è tutto ciò che Arthur ha a disposizione per gridare il suo rifiuto contro una vita che per lui è già tutta scritta, faticare alla catena di montaggio e mettere su famiglia.

Prima di avventurarvi in queste pagine, osservate la data. Saturday Night e Sunday Morning  (ripubblicato in Italia da Minimun Fax) è del 1958: un'altra Inghilterra, un altro mondo, quello delle grandi fabbriche e del benessere che non esclude più gli operai. Anche loro possono cominciare a sperare in una casa di proprietà, nella televisione, nella settimana al mare.

Arthur, in fondo, beneficia di ciò che altri hanno conquistato sul terreno dei diritti. Ha soldi in tasca - poco importa se se li sputtana in birre - e un giorno avrà la sua pensione. Eppure, in una vita in cui mancano le speranze, in cui è già assente ogni soggetto collettivo (per dirne uno, il sindacato), Arthur è solo, Arthur non ha futuro.

Alan Sillitoe - lo stesso scrittore di La solitudine del maratoneta, uomo che viene dall'Inghilterra delle industrie e del lavoro proletario - ci ha regalato un romanzo di esordio folgorante, capace di rappresentare tutta un'epoca, ma anche con un personaggio destinato a rimanere.

Poco importa che Arthur non sia assolutamente simpatico. Che molte volte vorresti fermarlo, prenderlo per le spalle, portarlo via dal disastro incombente. Qui c'è tutta una generazione che non è stata raccontata. Con una frattura che la separa dai padri e che non è quella del giovane Holden e tantomeno quella del Sessantotto.

 Leggendolo ho pensato ad Arthur e poi ai ragazzi dei nostri anni con ancora meno futuro - dove è finito il lavoro? - e ancora meno capaci di intravedere una possibilità di protesta. Forse proprio questo libro del 1958 ci può aiutare a capire qualcosa in più. E magari a scorgere una qualche speranza all'orizzonte. Non fosse che per i lampi di tenerezza, improvvisi e disorientanti, che anche uno come Arthur sa manifestare.

giovedì 27 ottobre 2011

Rossana, la donna del secolo scorso

E dunque, questo è uno dei libri che quando te lo regalano lo sistemi sulla pila dei titoli "in attesa di lettura", non necessariamente in cima, e ti riprometti di leggerlo, come no, prima o poi lo leggerai, però poi passano le settimane, i mesi, perfino gli anni, e il libro rimane sempre lì. Perché poi, di che storia sta parlando, Rossana Rossanda? Il secolo scorso, appunto... cosa mi rappresenta quella storia?

E per l'appunto, la trama dell'impegno politico di Rossana Rossanda è una matassa di vicende e riferimenti che oggi ci dicono poco o niente, sullo sfondo della grande promessa e del grande fallimento. Però che storia, questa donna...

Dalle prime memorie di bambina, in una famiglia istriana con radici ben piantate nella Mitteleuropa asburgica, attraverso le grandi tragedie del Novecento, perché poi questa è una domanda che continua a risuonare dentro di noi:

Che roba è aver quindici anni nel 1939 e ventuno nel 1945? Per questo sono noiosa. E allarmata

E poi via, lungo gli anni Cinquanta e Sessanta, anni di lavoro faticoso, di incerte speranze, di dedizione alla politica che prevale comunque sullo sconfortante grigiore di certi rituali.

E sapete, alla fine questo libro non è la storia di una donna ostinatamente comunista, è la storia di una donna che vuole essere parte di un paese, che vuole cambiare il suo paese, e prima di tutto disegnare un futuro.

Prima ancora del Sessantotto, con la sua esplosione di colori e illusioni. Quando la politica era una cosa così seria che la faccia la si metteva nelle assemblee, mica nei dibattiti televisivi, e le carriere contavano assai meno dei partiti.

Dice a un certo punto Rossana Rossanda:

Nessuno si capacita, oggi, che i deputati fossero compensati così poco e i consiglieri comunali niente. E' da quando la politcia si disprezza che le cariche elettive sono retribuite con cifre mirabolanti

Allora capisci davvero che questa è una storia - e una donna - del secolo scorso. Solo che lo capisci con il morso del rimpianto.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...