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domenica 12 maggio 2013

La città vecchia di Umberto Saba

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un'oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall'osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un grande porto di mare,
io ritrovo, passando, l'infinito nell'umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita d'amore,
sono tutte creature della vita e del dolore;
s'agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.

(Umberto Saba - Città vecchia)

sabato 4 maggio 2013

La Trieste di Saba, come la mia città

Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
 
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
 
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.
 
(Umberto Saba, Trieste, dalla raccolta Trieste e una donna)

lunedì 7 novembre 2011

Trieste è un'altra, Trieste è dentro di noi

Trieste, quante cose che è per me Trieste, anche se non conosco bene Trieste, anche se in tutta la mia vita ci sarò stato solo una manciata di giorni. I palazzi degli Asburgo e le poesie di Umberto Saba, le maglie della Triestina e i traffici dei container, Italo Svevo e Claudio Magris, gli scacchi al Caffé San Marco e la frontiera che c'è stata, che non c'è più, che forse c'è ancora.... quante cose che è Trieste, centro e periferia, mare e cuore d'Europa, luogo dell'anima  e nostalgia....

Trieste è anche qualcosa di indefinibile, sfuggente, che forse ha a che vedere con il tempo, con la storia, anzi con la Storia, quella con la esse maiuscola, solo che è uno sbaglio, quella Esse maiuscola, perché poi il fiume degli eventi si spezza in mille rivoli, traccia i corsi delle singole vite, le segna e le porta via.

Forse è davvero il tempo che trascorre, a fare Trieste di Trieste. E per me, fiorentino, non è facile capirla, io che abito una città dal passato grande e statico. A Trieste, mi sa, il tempo si manifesta davvero come quel fiume, che passa e si lascia i suoi detriti.

Difficile capirla, ma poi per fortuna ti arriva tra le mani un libro come Trieste è un'altra di Pietro Spirito, giornalista e scrittore che Trieste la ama e la sa raccontare. Non un libro di storia, non una guida - non per caso è l'ultimo titolo della collana Le non guide di Mauro Pagliai - piuttosto un reportage, piuttosto un viaggio nella città e nel suo universo, una peregrinazione, una scommessa.

Una giornata errabonda in motocicletta, toccando i luoghi silenziosi e nascosti che possono svelare l'enigma Trieste. Chilometri e curiosità. L'itinerario di un Ulisse - più nel senso di James Joyce, per l'appunto triestino per elezione, che di Omero - di un Ulisse che cerca di restituire il tempo alla sua città.  E nessuna delle cose che vi suggerirà l'Azienda di promozione turistica: magazzini dello scalo marittimo, invece, valichi di confine, negozi all'ingrosso, stazioni ferroviarie abbandonate...

Eppure ogni tessera va al suo posto, la mappa si ricompone, il segreto rimane, ma come un amico che ti fa compagnia.

Bello, sorprendente questo libro di Pietro Spirito. Buono per chi Trieste non la conosce e forse non la conoscerà mai. Tanto Trieste è già orizzonte che si schiude, davanti a chiunque non si neghi al tempo e alle sue storie.

martedì 8 giugno 2010

Vendere l'anima, il libraio come mestiere


E' un po' di tempo che mi sto avventurando in libri che raccontano i mestieri del libro. Editore o editor, correttore di bozze o libraio, non importa davvero, va bene tutto. E chissà perché mi ha preso così, sarà che forse ho bisogno di racimolare qualche briciola di sicurezza sul futuro del libro. Ragionare su chi sul libro e del libro vive è già qualcosa.

E tra tutti mi sa che merita un posto a parte proprio quello che ho terminato ora, Vendere l'anima. Il mestiere del libraio, scritto da uno che davvero se ne intende, Romano Montroni (direttore fino al 2000 delle librerie Feltrinelli, un professionista che ha formato generazioni di librai).

Per chi si affaccia a questo mestiere - complimenti per il coraggio - un libro così può funzionare anche come un manuale. Per un profano come me, vale oltre le formule e le tecniche di vendita, che pure ci sono, vale perché ci dà conto di quella strana merce che è il libro, ci fa annusare la passione, la perizia, l'intelligenza che c'è o ci deve essere dietro gli scaffali, ci libera anche di qualche strano mito (basta pensarla come Umberto Saba: La libreria è un buco con un genio dentro) e in cambio ci soddisfa diverse curiosità (per esempio sulla probabilità di sopravvivenza di un qualsiasi titolo).

Bisogna saper lavorare bene, per tenere a galla una libreria, anche se poi, come per i vecchi medici, contano ancora le mani, il contatto fisico, più che le elaborazioni delle macchine più complesse: Il piacere del tatto, di toccare i libri, è fondamentale per amare questo mestiere e quindi svolgerlo nel miglior modo possibile.

Pensate, io ho sempre sognato di fare il libraio. Poi le parole - anche le parole scritte - sono diventate comunque il mio lavoro, un altro lavoro. Il sogno della libreria è rimasto lì: e devo dire che un libro come quello di Montroni aiuta a liberare il campo da tante ambizioni senza gambe, da tanti progetti costruiti sulla sabbia.

Però che piacere incontrare un libro che restituisce al libraio la piena dignità di intellettuale. Dice Montroni: Lo sforzo non consiste unicamente nel dare al lettore il libro che cerca, ma nel fargli trovare ciò che non cerca. E non è marketing, o almeno, prima di tutto è capacità di suggerire, di trovare nuove strade, di alimentare curiosità, di consentire scoperte. E dite poco.

(quante altre cose ci sarebbero in questo libro: per esempio la difesa della libreria come luogo di incontro piuttosto che come supermarket della carta stampata, per esempio l'idea del lavoro fatto bene, con amor proprio, ma questo è un altro discorso, magari lo riprenderemo...)

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