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lunedì 11 luglio 2016

Le parole che gonfiano le vele del mito

Non fatevi ingannare dal titolo - Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio - o meglio, sintonizzatevi con questo titolo, che prova a mettere insieme ironia e avventura, leggerezza e voglia di andare a vedere cosa c'è di là, perché, come recita la saggezza popolare, se non si va non si vede.

Titolo curioso per un libro curioso, che Riccardo Ferrazzi pubblica in una collana curiosa, Bassastagione, dell'editore Fusta di Saluzzo. Opere - a cura di Marino Magliani e Stefano Costa - capaci di mettere insieme geografie umane e paesaggi letterari, scommettendo su una singolare qualità.

Se volete capirne di più, ecco anche il sottotitolo, certo più esplicativo: Breve discorso sul mito. Ma anche in questo caso non fatevi ingannare. Questo non è un saggio denso e faticoso, su un tema che peraltro è tra i più importanti e intriganti che hanno accompagnato la storia dell'umanità.

Perché i miti - ci spiega Ferrazzi - contengono la prima manifestazione della nostra civiltà, sono il repertorio dei nostri vizi e dei nostri valori, la cartina tornasole del coraggio e della sofferenza. Per comprenderli bisogna in un certo modo mettersi in viaggio e rendersi disponibili all'avventura.

E dunque, questo è il viaggio che Ferrazzi ci propone. Dai miti della Genesi, della Cacciata dal Giardino, del Diluvio Universale - con quel senso di colpa che è il più primordiale dei sentimenti. Fino al mito dell'Isola Felice, dell'isola che non c'è ma che l'uomo ha costantemente cercato, da Dante a Cristoforo Colombo.

E quante storie che ci sono in mezzo. Mesopotamia ed Europa medievale, Inferno e Paradiso, Don Giovanni e Don Chisciotte.

E' una caccia al tesoro questo libro, un'indagine per fare luce sui luoghi remoti da cui un giorno siamo salpati e a cui forse un giorno ritorneremo.

Basta salpare, basta alzare le vele e lasciarle gonfiare ai venti delle parole.


giovedì 5 settembre 2013

Tornando a Omero, per cui lo straniero è ospite

Più un uomo viaggia e più si trasforma in straniero. E dello straniero non bisogna avere paura, semmai bisogna avere paura di chi non sa trattare lo straniero come ospite, perché tra gli stranieri a volte ci sono anche gli dei, che così cammimano per la terra, quando vogliono incontrare gli uomini.

Queste sono le idee che appartengono all'inizio della nostra civiltà e quindi appartengono a noi, alla nostra storia, alla nostra identità. Questa è l'idea dello straniero - non nemico ma ospite - che ci viene tramandata dall'Odissea. Dal mito e dalla letteratura degli antichi Greci, ma anche di altri popoli di cui sui libri di scuola abbiamo appreso solo date e battaglie.

Per chi, come me, si è perso gran parte del resto consiglio un libro minuscolo nel formato, grande per intelligenza e passione, uno di quei libri che prima di tutto solleticano la voglia di sapere mettendo insieme curiosità e bellezza - e poi, per vie indirette, centrano il bersaglio delle cose che contano, con straordinario senso dei tempi - intendo anche del nostro tempo.

Si chiama L'ospitalità è un mito? - notate il punto interrogativo - Donatella Puliga, docente dell'università di Siena, lo ha pubblicato per la casa editrice Il melangolo. Eloquente il sottotitolo: Un cammino tra i racconti del Mediterraneo e oltre. E in effetti non ci sono solo i poemi omerici, ma anche la Bibbia, gli antichi versi babilonesi, le Metamorfosi di Ovidio...

Un cammino ricchissimo di poesia attraverso le culture per cui l'incontro con lo straniero era mistero e sacralità, comune bene prezioso. Con una precisa convinzione: Raccontare i miti dell'ospitalità - spiega Puliga nell'introduzione - è anche credere che l'ospitalità non sia un mito.

Da leggere abbandonandosi alla bellezza. Da rileggere con attenzione. E quindi da regalare a qualche conoscenza dei nostri giorni. Magari suggerendo una delle opposizioni fondamentali dell'Odissea: da una parte i prepotenti e i selvagi, dall'altro la gente come i Feaci, i philoxenoi, gli amici degli stranieri. Uomini (e donne) che davvero possono chiamarsi tali, perché in pace con se stessi e con gli altri.

mercoledì 19 giugno 2013

Quando per gli italiani l'America era un sogno

 Eugenio Montale, che in America non c'era mai stato, non si stancava di interrogarsi su un paese che gli sembrava insieme un posto in cui era una maledizione nascere e morire e un paradiso dove non si poteva fare a meno di vivere.

E che cosa fosse davvero l'America forse non lo riuscirono a comprendere davvero nemmeno i tanti scrittori e giornalisti italiani che nel corso del ventennio fascista provarono a scoprirla. Sarà che l'America - anzi, gli Stati Uniti - era davvero molte cose insieme. Sarà che persino per Mussolini l'America era molte cose insieme: nuovo mondo e plutocrazia e altro ancora.

Non lo riuscirono a comprendere, ma certamente, mattone su mattone, costruirono un'immagine dell'America che per molti versi, e anche a dispetto delle indicazioni del regime, fu soprattutto un mito: America, terra di possibilità, terra di libertà.

E'  di tutto questo che ci parla l'affascinante Al di là del mito. Scrittori italiani in viaggio negli Stati Uniti di Ambra Meda (Vallecchi editori), un libro non solo per studiosi per una lettura che intriga.

Quante cose, nelle sue pagine.

La traversata dell'Atlantico, l'impatto con New York e i suoi grattacieli, la gente che corre e i treni che tagliano un intero continente. Gli alcolizzati per strada e gli studios di Hollywood. Il proibizionismo e la frontiera.

L'America sognata e vagheggiata, l'America temuta e denigrata. E l'America vera, sperimentata sulla propria pelle, che non è nè l'una né l'altra. Eppure in fondo sempre un sogno. Bisognerà aspettare il dopoguerra perché Cesare Pavese dichiari:

Sono finiti i tempi in cui scoprivamo l'America.

Ma forse allora, con un paese in macerie, con un paese da ricostruire e da reinventare dopo il fascismo, non c'era più tempo per sognare.

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...