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venerdì 4 marzo 2016

Complicazioni e maldicenze in una piccola cittadina del Maine

Aveva sposato una ragazza dell'estate. E, come vi direbbero, in molti, non era quasi mai una buona idea. Aveva sposato una ragazza dell'estate che veniva dal Massachusetts, e già solo questo presentava complicazioni.

West Annett, cittadina del Maine, terra di antichi pionieri e protestanti particolarmente rigidi. America rurale, un altro pianeta rispetto a New York e San Francisco, ma stesso pianeta rispetto alla Guerra Fredda e alla paura dell'atomica. Tyler Caskey è un giovane pastore di anime, brillante nei suoi sermoni, forte nei sentimenti per la comunità che è chiamato a guidare. Solo che ha una moglie che non ti aspetti per un uomo di religione e che certo non si aspettano i suoi fedeli: una donna bella, giovane, sensuale, annoiata.

Cosa può succedere con una moglie così in un piccolo mondo antico come quello? E soprattutto cosa può succedere dopo che la morte piomba sulla famiglia di Tyler e  Tyler sembra aver smarrito le parole giuste per rivolgersi ai suoi fedeli?

 Grande romanzo Resta con me di Elizabeth Strout (Fazi editore), scrittrice che come poche altre sa disegnare con tratti essenziali e precisi  movimenti dell'animo, relazioni complesse, storie di vita ordinaria. 

Romanzo di solitudini e incomprensioni, Resta con me. Ma anche romanzo corale, del pregiudizio che fa presto a mettere radici, della maldicenza che è l'altro verso di una vita insoddisfatta e insicura.

Difficile trovare un varco quando tutto questo assedia una vita già colpita duro. A meno che non si spazzi via il tavolo delle carte, con il più clamoroso dei gesti. Il più autentico, quello di un cuore che non si preoccupa delle conseguenze. Quale sia, spetta a voi scoprirlo. 

martedì 5 novembre 2013

Quando il grande Zátopek smise di vincere

Non so voi, ma personalmente di tutte queste imprese, e record, e vittorie, e trofei, comincio un  po' a non poterne più. Il che cade a proposito perché, proprio adesso, Emil sta per mettersi a perdere.

Lo dice Jean Echenoz, raccontando nel suo Correre (Adelphi) la storia di Emil Zátopek, lo straordinario campione della Cecoslovacchia negli anni della Guerra Fredda, l'uomo che per anni e anni dominò le piste di atletiche. Lo dice Echenoz e io condivido: nelle storie dei grandissimi dello sport le pagine migliori non riguardano quasi mai le vittorie, ma le sconfitte.

Prima c'era solo un ragazzo a cui non piaceva lo sport e che mai avrebbe pensato di abbandonare la sua fabbrica, solo che quando i tedeschi occuparono il suo paese si mise a correre e non smise più. Presto sarebbe diventato un nome acclamato dalle folle. L'uomo che volava verso il traguardo, lasciandosi tutti dietro, nonostante il suo stile impossibile, senza eleganza, la sua corsa pesante, sofferta, scandita da scatti rabbiosi.

E non è poco, quello che c'era prima. Ma volete mettere con il dopo, quando il campione si scopre più vecchio e acciaccato, quando comincia a nascondere la pelata sotto un berretto col pompon, quando arrivano le sconfitte rifilate dai rivali più giovani e motivati.

E poi dopo, quando la Storia gli salta addosso a piedi pari. La Primavera di Praga e il sogno di un altro socialismo che è anche il suo sogno. I carrarmati sovietici e lui il campione, a cui viene portato via tutto. Per anni umiliato e costretto a fare lo spazzino per le vie di Praga: strano spazzino a cui nessuno dei colleghi consente di raccogliere la spazzatura e  con gli abitanti del quartiere che scendono per strada solo per applaudirlo.

Campione anche così. E una storia da scoprire tra le pagine di questo libro.

lunedì 1 luglio 2013

Pensare che mi ero dimenticato di Heinrich

Mi sa che ce lo stiamo dimenticando - e non va bene, non va assolutamente bene - non solo perché resta comunque uno dei grandi del Novecento, ma perché, per quanto mi riguarda, incarna ancora l'idea dello scrittore che sa farsi coscienza inquieta, che sa scegliere, denunciare, affermare, senza per questo legarsi davvero a nessun carro.

Heinrich Boll - si scrive con la dieresi sulla o, ma non so come inserirla:  da molto tempo non leggevo niente su di lui, sarà che dopo la caduta del Muro, nel 1989, ha finito per farsi largo un'altra idea della Germania, che non è quella che lui raccontava, la Germania di Konrad Adenauer (ma anche di Willy Brandt), ipocrisia, conformismo e paure borghesi nel grande gelo della Guerra Fredda.

Poi l'altro giorno ho incontrato per strada una conoscente con cui funziona bene il passaparola sui titoli dei libri. Ho cominciato a rileggermi tutto Boll, mi ha detto, e quelle quattro lettere più la dieresi mi si sono accese come una lampadina. Mi sono precipitato nella libreria più vicina e quello che ho trovato sono stati questi Racconti umoristici e satirici pubblicati negli Oscar Mondadori.

Una notte per fare i conti con queste zampate da felino sornione, capace di alternare ferocia e morbidezza. Una notte e quindi una promessa: presto rimetterò le mani su Opinioni di un clown e Foto di gruppo con signora.

martedì 18 settembre 2012

I libri che Ian McEwan non getterà mai via

Editoria e romanzi sono davvero sulla via del tramonto? Ian McEwan, in un'intervista pubblicata sull'ultimo numero di Di di Repubblica, mette le mani avanti e frena ogni facile profezia, tanto più facile perchè virata sul pessimismo.

Abbiamo fame di parole e pensieri che ci raccontino gli altri, e non credo esistano forme espressive altrettanti capaci

Parole che fanno bene, quelle dello scrittore inglese, che si appresta a uscire in Italia con il suo nuovo romanzo, Miele, ambientato nella Londra degli anni Settanta, tra venti di rivolta e Guerra Fredda.

Parole di amore per il libri, che fanno davvero sempre bene. Anche (soprattutto?) se si parla dei libri di cara vecchia carta, che occupano scaffali interi e quindi scatoloni, alla vigilia di un trasloco:

Li allinei sulle mensole e hai davanti il racconto integrale della tua esistenza... Tutti quei pessimi tascabili ingialliti che ho comprato a 17 anni. Non li rileggerò ma, ma mai potrei buttarli. Voglio averli intorno.

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...