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domenica 12 gennaio 2014

A Barbiana si viveva nell'attenzione

Nulla passava inosservato a Barbiana.

Ho detto una volta che Barbiana era una realtà particolare. Ora mi vien fatto di dire che lassù si viveva "nell'attenzione".

Quando venivano le mie sorelle a trovarmi provavano l'impressione di venire in un mondo di solitudine. Le case erano lontane una dall'altra. La strada si arrampicava nella solitudine.

Vivendo lassù, invece, si sapeva che era una "solitudine abitata" e chi l'abitava non era distratto, ma attento. E il più attento di tutti era il Priore di Barbiana.

(Adele Corradi, Non so se Don Lorenzo, Feltrinelli)

martedì 7 gennaio 2014

Un pomeriggio insieme alla professoressa di Barbiana

Raccontare di Barbiana mi provoca sempre disagio. Mi sembra un'indiscrezione, la violazione dell'intimità di una persona che voleva essere persona pubblica solo attraverso scritti meditatissimi.

Mette le mani avanti, Adele Corradi, all'inizio del suo Non so se don Lorenzo, un titolo che dice già molto per uno dei libri che Gad Lerner, e non solo lui, ha giudicato tra i più belli su Don Milani. Non l'ennesima biografia o l'ultimo dei tanti saggi critici. Ma un caleidoscopio di ricordi di una vecchia professoressa che in gioventù ha insegnato a Barbiana e fino all'ultimo è stato a fianco del suo Priore.

Non un libro su Don Milani, bisognerebbe dire. Ma il libro di Adele, che si racconta nella sua esperienza di Barbiana. Un libro per questo più schietto, più autentico. Un libro che racconta l'incontro di due umanità e per questo capace di raccontare di più anche Don Milani.

A questo libro sono arrivato in ritardo e grazie al comune di Borgo San Lorenzo, che qualche giorno fa ha voluto coinvolgermi nella presentazione. C'era Adele, signora che viaggia ormai per i 90 anni portati meravigliosamente bene. C'erano un'infinità di suoi alunni - i legami che non si spezzano di una vita dedicata all'insegnamento.

E che bella figura, Adele. Attraverso di lei ho imparato qualcosa sul Don Milani e altro imparerò, perché me n'è venuta voglia. Bisogna volerne sapere di più, di un uomo che metteva in pace, come dice Adele. E sono fortunato ad averla conosciuta, anche solo per un pomeriggio: aver conosciuto la sua storia di professoressa che, quando è arrivata a Barbiana, non era poi troppo diversa dalla destinataria della Lettera a una professoressa e che ora, invece, continua a ripetere: La scuola non può essere come un ospedale che tiene i sani e rimanda a casa i malati.

Alla fine dell'incontro le ho chiesto, richiamando il titolo: E se Don Lorenzo fosse qui, che ne direbbe di questo titolo? Ci ha riso sopra. E quella risata diceva già tutto.
 

martedì 24 dicembre 2013

Don Milani, che col buio usciva per accendere il lampione

Non mi ricordo perché dovessi fare lezione di latino con Michele la mattina prestissimo. Forse durante il giorno Michela lavorava alla Cisl e tornava tardi.

Io alle otto e mezzo dovevo essere a scuola e per raggiungerla dovevo fare quattordici chilometri. Penso perciò che la lezione dovesse essere all'incirca fra le sei e mezzo e le sette della mattina. A quell'ora, d'inverno, era notte.

Ma era arrivata la luce elettrica a Barbiana e don Lorenzo, appena sveglio, accendeva il lampione sul piazzale, perché non mi trovassi al buio arrivando.

Io, uscendo dal mio portone, nel buio, vedevo solo quel lume lassù verso la chiesa ed era come un saluto, un segno, il segno di una presenza.

(da Adele Corradi, Non so se Don Lorenzo, Feltrinelli)

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