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martedì 5 marzo 2013

Curzio Maltese: più cultura per un paese più giusto

Anche i guai dell'economia, in buona sostanza, dipendono dall'abbassamento della cultura generale.

Non sappiamo pensare in maniera complessa, quindi non sappiamo più produrre in maniera moderna.

Più della metà degli italiani, sostiene un grande studioso come Tullio De Mauro, sono da considerare analfabeti. Per trovare nelle classifiche Ocse un Paese che legge di meno e capisce di meno il poco che legge, occorre scendere al livello di alcune aree dell'America Latina, le più povere.

E' una tragedia antica, sulla quale è calato come una mannaia il ventennio berlusconiano: oggi chi invoca investimenti nella cultura è considerato un parassita o uno snob.

Invece la cultura è l'unica possibile leva per creare un Paese più giusto, per rimettere in moto una società di caste dove la nascita decide al novanta per cento il futuro di un ragazzo.

(Curzio Maltese, dal suo Contromano sull'ultimo Venerdì di Repubblica)

lunedì 1 agosto 2011

Se scrivere è saltare come un trapezista

Mi piace ciò che scrive Andrea Camilleri del suo lavoro di scrittore. Mi piace perché ci dice che vivere di questo lavoro è una fortuna, un privilegio raro. Scrivere, spiega, dev'essere un divertimento prima che una fatica. E se fatica c'è, non si deve vedere. Come al circo, quando un trapezista vola alto... Leggero, così leggero che non si riesce a percepire tutto quanto c'è dietro.

Dice, Camilleri, in una sua conversazione con Tullio De Mauro, pubblicata sul Venerdì di Repubblica:

Allora.... la storia del divertimento è assolutamente vera. Tant'è vero che io alle volte comincio un racconto, vedo che fatico, e lo lascio perdere, non insisto, vuol dire che la cosa è nata male dentro di me. Invece il divertimento è una sorta di leggerezza da trapezista. Quando noi vediamo una trapezista che fa tre salti mortali e poi s'aggrappa al trapezio, non ci mostra per niente il duro esercizio quotidiano, la fatica, il sudore, la paura; non ci mostra niente perché altrimenti noi non godremmo più di quello che vediamo, soffriremmo con lei. Ecco, per me l'ideale della scrittura è non far vedere mai il lavoro che c'è stato dietro. Perciò faccio come l'assassino: appena un romanzo è pubblicato, distruggo tutto il lavoro che c'è prima, lo butto nel cestino, lo porto personalmente del cassonetto della spazzatura riservato alla carta

Ci fossero più trapezisti della scrittura, capaci di incantarci con la leggerezza dei loro salti mortali. Più trapezisti e meno gente compaciuta del fardello che si porta sulle spalle. Come se il peso dello scrivere fosse mai comparabile a quello di vivere, e vivere al meglio.

venerdì 1 luglio 2011

Lo scienziato allergico alle chiacchiere

Per la verità la parola non è chiacchiere, ma cazzeggio. Che rende senz'altro meglio l'idea. E il senso dell'allergia di cui al titolo.

E dunque, è solo una pagina in cui mi sono imbattuto ritrovandomi tra le mani un libro pubblicato anni fa da Laterza, Contare e raccontare. Dialogo sulle due culture, in cui Carlo Bernardini e Tullio De Mauro imbastiscono una sorta di dialogo tra le ragioni (e i limiti) della scienza, e le ragioni (e i limiti) delle discipline, chiamiamole così, umanistiche. Sapete, uno di quei volumi che beccate su una bancarella delle occasioni e che per un po' state lì a chiedervi se vale la pena. Nel caso, vale la pena.

Dice Bernardini, che dei due è il fisico e il matematico:

Il cazzeggio è diventato un mestiere ben remunerato e contrastarlo sembra un atteggiamento da bacchettoni. Ma allora bisogna essere onesti, il cazzeggio non è solo quello che fanno gli altri e non è solo pane per casalinghe distratte e pensionati. Quando un gruppo di sedicenti storici della scienza si incontra in convegni più o meno mondani per raccontarsi storielle sullo scorticamento delle rane nell'età dei Lumi o le amenità piccanti sulla moglie di Lavoisier siamo al rotocalco per la bottega del barbiere. Mi è stato detto che per fare storia bisogna adottare criteri storiografici. Certamente. Ma se si parla di un diplomatico, voglio sapere come era fatta la sua diplomazia; se si parla di un generale vittorioso, voglio sapere come vinceva le guerre; e perciò se si parla di un fisico, voglio sapere quali erano le sue idee riguardo la fisica

Sottoscrivo e rilancio: cos'è davvero superfluo, cos'è che conta davvero?

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...