Prima di tutto ci sono i sonni agitati e i ricordi di Saverio, figlio
di un fornaio anarchico che le correnti della vita hanno strappato
alle Apuane, per regalargli una nuova vita nel grembo caldo di
Alessandria d’Egitto. Finora il passato non gli ha mai bussato alle
porte di un presente placido come un mare senza brezza. Però ora che
giace in un letto di ospedale, tra la vita e la morte, quel mare è
diventata onda lunga, che lo percuote, lo allaga, lo invade.
Dove sono le sue radici? Quanto hanno scavato dentro di lui? E così il racconto diventa memoria, diventa viaggio a ritroso, diventa ritorno.
Fino a riportare storie antiche capaci di restituire il senso di appartenenza a chi, esule, più di tutti ne avverte il bisogno. Fino a ritrovare quell’unico paese che si sottrae a ogni confine perché si distende nei territori dell’anima. Fino a recuperare, intatto, quel cielo aperto che ha bisogno solo delle nostre ali e del nostro coraggio.
Un libro di Maurizio Maggiani - Il coraggio del pettirosso - che mi è ricapitato sotto gli occhi a distanza di anni dalla prima lettura. E che è riuscito a restituirmi quasi le stesse emozioni: non è davvero poco.
Dove sono le sue radici? Quanto hanno scavato dentro di lui? E così il racconto diventa memoria, diventa viaggio a ritroso, diventa ritorno.
Fino a riportare storie antiche capaci di restituire il senso di appartenenza a chi, esule, più di tutti ne avverte il bisogno. Fino a ritrovare quell’unico paese che si sottrae a ogni confine perché si distende nei territori dell’anima. Fino a recuperare, intatto, quel cielo aperto che ha bisogno solo delle nostre ali e del nostro coraggio.
Un libro di Maurizio Maggiani - Il coraggio del pettirosso - che mi è ricapitato sotto gli occhi a distanza di anni dalla prima lettura. E che è riuscito a restituirmi quasi le stesse emozioni: non è davvero poco.









Perché Albert Cossery in primo luogo era un disertore della vita, un pigro assolutamente convinto delle ragioni del non far niente.
In realtà qualcosa fece, nella sua vita: pochi libriccini distillati goccia a goccia, cioé parola su parola, riga su riga. Capolavori che ai tempi colsero di sorpresa personaggi del calibro di Albert Camus e Henry Miller e di cui ancora oggi dobbiamo essergli grati
Gli uomini dimenticati da Dio per me è il primo, una rivelazione. Cinque racconti, cinque storie di bellezza trattenuta e sconcertante che fiorisce nei quartieri più miserabili del Cairo, tra l'umanità più malridotta e abbandonata a se stessa. Perché dimenticavo, anche questo non me l'aspettavo: beata ignoranza, Cossery era egiziano (e questo libro è stato pubblicato per la prima volta proprio nella capitale egiziana, nel 1941), voce dissonante, singolare, spiazzante di una letteratura che ha sempre avuto in serbo molte più sorprese di quanto abbiamo saputo riconoscerle.
Però il Cairo di Cossery, con le sue storie che si snodano tra via della Donna incinta e il sentiero dei Ladri, non è il Cairo di un altro grande egiziano come Mahfuz (ricordate il suo Vicolo del mortaio?).
Qui non c'è colore, non ci sono radici, forse non c'è nemmeno storia. Questi uomini dimenticati da Dio potrebbero appartenere al mondo intero, o più precisamente, essere profughi cacciati dal mondo intero, apolidi della speranza, esuli di una realtà da cui ci si difende solo con il sonno o con l'hashish.
Dimenticati da Dio: condannati senza nessuna possibilità di clemenza o di riscatto. O forse sì, con un'unica possibilità, la grazia della parola quale quella che Cossery ci ha saputo offrire.